• Storie in XR e metaverso: Simonetta Pozzi

    Le storie in XR e metaverso riprendono con l’intervista che mi ha fatto tempo fa Bruna Picchi aka Athena. Bruna ed io ci siamo conosciute nei mondi di social VR ed esattamente in AltspaceVR grazie alla community Pyramid Cafè ed incontrate nella sede di MEET Digital Culture Center a Milano. Volete sapere qualcosa in più su di me? Ecco l’intervista ad opera di Bruna.

    Chi è Simonetta Pozzi

    Una storyteller un po’ geek, una formatrice e consulente che unisce la cultura classica alla tecnologia più evoluta. Da più di otto anni è una libera professionista che lavora nel corporate storytelling e nell’XR e Metaverse marketing. Socia di AIF (Associazione Italiana Formatori) è vicepresidente della delegazione Piemonte e Valle d’Aosta da circa due anni.

    Simonetta

    Ciao Simonetta, sono molto felice di aver avuto la possibilità, ancora una volta, di far sentire la mia voce nel tuo spazio digitale. Oggi, però, non in veste di intervistata, bensì di intervistatrice. Adesso la protagonista sei proprio tu, che hai accolto per settimane me e tanti altri appassionati di metaversi. Abbiamo raccontato le nostre storie, ma ora tocca a te.

    Intervista

    Quando parli di te stessa, citi due forme di narrazione che ti hanno sempre affascinata: il teatro e la fiaba. Opere teatrali e fiabe sono modi davvero particolari di raccontare le storie. Ma cosa suscita davvero la tua attenzione verso di essi? E quali sono le narrazioni che più ti hanno suggestionato in assoluto?

    Facciamo insieme un viaggio nel passato. Negli anni della mia infanzia mia sorella ed io avevamo un appuntamento fisso con mio padre la domenica mattina: la lettura delle fiabe. A volte inventava nuove storie ambientate in India dove aveva vissuto da giovane. Era un rito familiare che è rimasto impresso nella mia memoria. Come vedi le favole e le storie sono parte del mio DNA. A questo si è aggiunta la passione verso i miti e le metafore che risale alla mia tesi di laurea sui personaggi del teatro giapponese Noh di W.B.Yeats. È rimasta sopita per anni per il ruolo ricoperto in azienda come product manager fino ad un fatidico incontro con lo storytelling quando è rinata ancor più profonda.

    La tua formazione in Lingua e Letterature Straniere, decisamente umanistica, ha in qualche modo agevolato il tuo avvicinamento allo storytelling in ambito digitale?

    In realtà fino al 2012 mi sono occupata di marketing e vendite, in quanto, uscita dall’università ho vinto una borsa di studio in marketing internazionale alla SAA di Torino e ho iniziato a lavorare in un settore reputato decisamente maschile: le macchine da stampa.

    Dopo alcuni anni in aziende produttrici di rotative e trilaterali sono diventata product manager di direct marketing e riviste in una società editoriale, Seat Pagine Gialle. Solo dopo molto tempo mi sono avvicinata al digital storytelling.

    La passione per la tecnologia immersiva risale al 2015 quando ho iniziato a interessarmi del VR Journalism e portai i video a 360° nei miei corsi di storytelling. Capii che la narrazione stava cambiando e all’estero si utilizzava sempre più la tecnologia.

    Corso Buildyourway
    Credits: Roberto Morelli

    Quell’anno il New York Times regalò ai propri lettori dei cardboard e diede vita al giornalismo immersivo con i primi video che potevano essere fruiti con questi dispositivi in cartone. Tutto molto semplice, perché si inseriva all’interno di una sagoma appunto in cartone il proprio smartphone e, cercando il video era possibile, grazie a lenti speciali, ‘entrare’ nelle notizie.

    Da storyteller sono rimasta molto colpita da due video, uno del New York Times e uno di Nonny De La Peña, la pioniera del giornalismo in VR.

    The Displaced disponibile su YouTube parla di guerra attraverso gli occhi e la vita dei bambini. ‘War has driven 30 million children from their homes. These are the stories of three of them. ‘ Entriamo così in territori di guerra e vediamo la vita quotidiana ad esempio di Ana, una ragazzina di 12 anni che nel 2012 ha lasciato con la sua famiglia la Siria e vive in un campo profughi in Libano.

    Nonny De La P aveva parlato dell’emergenza fame a Los Angeles nel video Hunger in Los Angeles vediamo una persona che sviene mentre è in coda per ricevere del cibo.

    Dal 2015 non ho mai messo di studiare ed aggiornarmi, portando i cardboard ed ora i visori nei miei corsi per far comprendere le opportunità della VR e dei mondi immersivi. Ho cercato di approfondire le modalità narrative più adatte al metaverso e recentemente ho iniziato a costruire ambienti immersivi per aziende con l’aiuto di partner tecnici.

    Corso in VR

    Ricordo molto bene il tuo intervento al Magic Flute Show, in cui parlasti di storytelling. Che ruolo può avere nei mondi immersivi? Come cambia la narrazione?

    La narrazione cambia profondamente, perché nei mondi immersivi siamo protagonisti e non semplici fruitori. Questo è già successo da tempo nella VR, in quanto siamo al centro della scena e possiamo essere condotti per mano ad approfondire o vedere alcuni particolari che magari ci sarebbero sfuggiti o a provare emozioni che lo storyteller desidera farci vivere. Sono diventati fondamentali i suoni, le dimensioni degli ambienti e tanti accorgimenti tecnici che possono aiutare ad arricchire l’esperienza. La storia e l’ambiente non devono essere semplicemente visti attraverso un visore o da desktop, ma vissuti in prima persona e ognuno dei partecipanti può avere un’esperienza differente.

    Nei videogame ben realizzati e coinvolgenti era ed è fondamentale la storia e l’intreccio dei personaggi. Questo si ripete a maggior ragione nei mondi immersivi, in cui i protagonisti siamo noi e possiamo vivere nuove avventure.

    Posso citare ad esempio LuccaLand in Decentraland. Si tratta della trasposizione virtuale della città toscana, realizzata in Coderblock per l’edizione Lucca Comics 2022. Un ambiente dallo stile medievale da usare senza la necessità di indossare visori 3D.
    All’interno del mondo, i giocatori possono scegliere e personalizzare il proprio avatar, esplorare la cittadella, cimentarsi in diverse sfide, incontrare personaggi tra edifici in pietra, torri e ponti levatoi, e prendere parte all’avventura principale, portando in salvo la Dea Speranza, Hope, il tema dell’edizione 2022.

    Altro esempio molto interessante è stato il lancio del film ‘The Gray Man’ su Netflix avvenuto in Decentraland. Si indossavano i panni di agente segreto e si doveva compiere un’avventura.

    Decentraland

    È da tempo che frequenti i metaversi. Come è stata la tua prima esperienza? Come ti aspetti (o speri) che evolveranno la tecnologia e i mondi virtuali?

    La prima esperienza è stata quasi 3 anni fa in AltspaceVR quando ci siamo conosciute per la prima volta. All’epoca gli avatar erano più simili ai personaggi dei videogame e poco definiti. Approcciai la piattaforma con molta curiosità e seguii i primi incontri. Era un mondo decisamente nuovo per me che ero però abituata da anni alla VR. Mi muovevo in maniera goffa e cercavo di comprendere i vantaggi di entrare in AltspaceVR.

    AltspaceVR

    Al primo approccio ho preso parte ad uno degli incontri del gruppo Italiani su Altspace , un momento didattico informativo sulla piattaforma condotto dal founder Simone Bennati (aka Bennaker). Successivamente ho iniziato a frequentare gli eventi ed ho conosciuto Francesco Spadafina aka Magic Flute Oh e la community di Pyramid Cafè. All’epoca della pandemia e con il mio primo visore Quest1 ho trovato una community molto attiva con eventi ed incontri ben organizzati che mi hanno fatto sentire meno l’isolamento ed aperto un nuovo mondo di amicizie.

    Da allora ho partecipato alle mostre in Mozilla Hubs di MEET Digital Culture Center, agli eventi internazionali di VR/AR Association in AltspaceVR, alla fashion week del 2022 in Decentraland e ho ripreso a frequentare Second Life che avevo abbandonato molti anni fa e conoscere Craft World OpenSim, di cui ignoravo l’esistenza.

    Second Life

    Nei mondi immersivi ho anche tenuto alcuni speech: in AltspaceVR durante il Pyramid Cafè di aprile 2022 dedicato al VR Storytelling, in Second Life e Craft Word alla fine del 2022 per presentare l’ebook ‘Women in the metaverse’ edizione italiana.

    Da storyteller che si occupa di marketing mi aspetto un’evoluzione dei social media che stanno già integrando al loro interno gli avatar come Instagram e recentemente Whatsapp. Assisteremo ad un avvicinamento ai mondi immersivi da parte di aziende medie che vorranno sperimentare e magari aprire una nuova sede nel metaverso. Sta cambiando il nostro modo di lavorare in team, d’interfacciarci, di partecipare ad eventi e assistere a concerti e di relazionarci con i brand che ci coinvolgeranno sempre più in esperienze e nel gaming, creando community e non solo fan.

    Il marketing dovrà tenere presente questo nuovo touchpoint tanto che nei mondi immersivi vengono presentati, ad esempio, prodotti in 3D o capsule di moda che possono essere successivamente acquistati nel mondo reale. Siamo solo all’inizio come alla nascita del web e il web, dicono gli esperti, si andrà a definire meglio nei prossimi 5 anni. Già ora si vedono tante sperimentazioni interessanti che spesso uniscono più piattaforme, riducendo sempre più la separazione tra digitale e reale, come dice il filosofo Floridi, in una realtà ‘phygital’.  

    Ti lancio un piccola sfida! Prova a convincere in sole due righe una persona scettica, a proposito della realtà virtuale, a entrare in un metaverso.

    Indossa un visore o scarica sul tuo pc una piattaforma e seguimi nel metaverso. Per poter comprendere le opportunità offerte dalla realtà virtuale e dai mondi immersivi è necessario sperimentare in prima persona. Potrai scoprire una narrazione che ti affascinerà e coinvolgerà, senza pensare di sostituire la realtà in cui viviamo, ma integrandola con nuove esperienze.

    Grazie Simonetta per aver raccontato qualcosa di te. Ti ringrazio nuovamente per avermi dato l’opportunità di avere un nuovo scambio con te.

    Ci vediamo presto nel metaverso!

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    Nota Informativa importante:

    L’intervista è stata pubblicata per la prima volta all’interno dell’ebook “Women in the Metaverse. Stories of women who inspire women” pubblicato a giugno 2023 e disponibile su Youcanprint, su Amazon e su tutte le maggiori piattaforme online. L’ebook italiano (2022) e inglese (2023) fanno parte del progetto di empowerment femminile che ha l’obiettivo di tornare alle donne con una borsa di studio dedicata a donne che hanno intrapreso studi STEAM attraverso l’associazione Zonta Club.

  • Da marketing del contenuto a marketing dell’esperienza

    Nel metaverso si assiste al passaggio dal marketing del contenuto al marketing dell’esperienza. Cambia il paradigma della narrazione, per cui il destinatario della storia non solo partecipa, ma diventa il vero protagonista. Quest’evoluzione è molto evidente nelle esperienze legate ai brand che utilizzano sapientemente la narrazione. I marketer devono tenere presente che il metaverso offre un’opportunità unica per le aziende di creare esperienze di narrazione visiva in grado di coinvolgere e immergere il pubblico in modi nuovi.

    Grazie all’immersività e all’engagement il visual storytelling diventa uno strumento ancora più potente. Si possono creare ambienti fantastici e realistici che consentono ai clienti di esplorare ed interagire con i prodotti in un modo nuovo, rendendo sempre più sottile la separazione tra mondo fisico e mondo virtuale.

    Come ci dice il grande esperto di storytelling, Joseph Sassoon nel suo ultimo libro “Brand storytelling nel metaverso”:

    Il Metaverso rappresenta il prossimo livello di comunicazione per le marche, non solo perché si aggiunge alle forme già offerte dai social media, ma anche perché riporta alla ribalta e ridefinisce in modo nuovo l’idea stessa di esperienza.’ Precisa anche che i cartelloni pubblicitari (come troviamo ad esempio in Decentraland), gli avatar, l’XR e l’intelligenza artificiale hanno portato lo storytelling di marca a diventare esperienziale e proprio per questo motivo i brand sono entrati nel metaverso attraverso il gaming. 

    La storia è l’esperienza, o l’esperienza è la storia. I giochi sono tipicamente immersivi ed esperienziali, e il brand storytelling in questi casi consiste nell’attivare esperienze divertenti collegate ai prodotti della marca e i principi che la ispirano.’ 

    Esperienze di brand

    A proposito di marketing dell’esperienza, un caso molto noto è quello di Nike che nel 2021 ha creato Nikeland all’interno di Roblox, spazio dove le persone possono esplorare e interagire come avatar. I fan possono connettersi tra loro e con il marchio e partecipare ad una varietà di eventi e attività, oltre ad avere la possibilità di vincere premi, concorrere a sfide ed avere più informazioni sui prodotti.

    Per Nike, il metaverso offre l’opportunità di costruire relazioni più profonde con i propri clienti e creare nuove esperienze che non sono possibili nel mondo fisico.

    Come coinvolgere i pubblici? Inserendo nelle attività proposte attrezzature con logo che possono essere utilizzate durante l’esperienza oppure acquistate nel marketplace per il proprio avatar. Molto spesso i wearable sono disponibili anche nel mondo fisico e sono acquistabili nell’e-commerce.

    Il mondo immersivo è diventato un nuovo touchpoint adottato dai brand ed è integrato con la presenza più classica sui social media (in particolare Instagram e TikTok), e-mail e i siti web a cui i clienti sono già ampiamente abituati. 

    Per aggregare le communities di fan si affianca ai social media anche la presenza su Discord, aumentando così la percezione di esclusività e di coinvolgimento nello sviluppo dell’esperienza nell’ottica di una sempre maggiore decentralizzazione.

    Soffermiamoci ora sui settori automotive e beauty per approfondire ed analizzare esperienze differenti.

    Settore automotive

    Il caso più interessante che ho sperimentato finora dal punto di vista narrativo è quello del brand BMW, che ha creato un mondo nella piattaforma Journee per il lancio di BMW i Vision Dee, definita ‘latest vision car’.

    BMW Joytopia accoglie i visitatori con due personaggi (NPCs) che accompagnano e guidano l’esperienza che si focalizza sui sensi (vista e udito).

    Viene proposta una missione da completare che consiste nell’aiutare il brand a recuperare alcuni componenti dell’auto che durante la costruzione sono finiti nel mondo virtuale a causa di un problema tecnico. Il gioco è articolato in più momenti ed ambienti da visitare:

    • si incontra Dee (the ‘Digital Emotional Experience’) l’anima digitale dell’auto che guida nell’avventura
    • viene consegnato il guanto che garantisce superpoteri e permette di superare gli ostacoli

    L’esperienza nel mondo immersivo è arricchita da ulteriori contenuti esterni che vengono a completare la narrazione di brand. Si possono fruire un podcast e un video in cui si riscrive la relazione auto — guidatore. I personaggi sono Arnold Schwarzenegger e Dee, lo spirito dell’auto che portano gli spettatori indietro negli anni ’80 quando le emozioni erano reali e c’era il vero amore. Nel video Schwarzenegger narra a Dee la storia di Alice che ha il cuore spezzato dal suo ragazzo.

    Settore beauty

    L’Occitane en Provence

    Interessante l’esperienza proposta dal beauty brand  L’Occitane en Provence sulla piattaforma Emperia, perché, oltre a presentare i prodotti, fornisce aree informative e narrative sugli usi e la vita locali in esperienze differenti in 3 territori, quali:

    • guidare una Citroën d’epoca tra i mandorli in Provenza,
    • andare in bicicletta a visitare i campi di lavanda in Provenza,
    • salire su una mongolfiera a volare sui campi della Corsica,
    • volare in Burkina Faso per scoprire il burro di karité

    È possibile anche approfondire le materie prime con un’attività di education tramite pop-up.

    Qui vediamo l’ambientazione a Burkina Faso. L’esperienza è arricchita da informazioni sulle origini dei prodotti base della cosmetica naturale, sulle modalità di raccolta e sulle storie legate alla produzione.

    Sephora

    Sephora ha creato un mondo immersivo in Roblox e ha proposto una caccia tesoro con attività varie e coinvolgenti con molti ambienti da visitare, unendo gaming, edutainment e co-creation. Mette in competizione i partecipanti con l’obiettivo di veder realizzato il mix scelto per il lucidalabbra ‘Gloss Bomb’ personalizzato con il proprio nome e dà la possibilità di sbloccare indossabili man mano che si progredisce nel gioco.

    Clinique

    Il brand Clinique ha proposto un mondo nella piattaforma Journee con un chiaro scopo educativo e narrativo, il Clinique Virtual Lab. La narrazione avviene però solo attraverso pannelli informativi in una bella l’ambientazione avveniristica.

    Man mano che si avanza nel mondo si viene informati sulla storia dell’azienda, il cui primo marchio è stato fondato da un dermatologo e si accede al ‘Museum of First’. Nel museo inizia la narrazione del brand dall’origine del naming alla nascita dell’azienda. Scopriamo quindi che:

    ‘Il nome di Clinique trae origine da un episodio di storia vissuta da Leonard Lauder e sua moglie Evelyn quando, a Parigi, videro le “clinique esthétiques”, luoghi estremamente chic in cui si svolgevano trattamenti e cure per il viso. Evelyn si innamorò immediatamente di quest’espressione che trasmetteva un senso di freschezza nell’approccio clinico alla cura della pelle, persino con un tocco di glamour.’

    Interessante il collegamento mondo virtuale e mondo fisico attraverso un regalo esclusivo e il legame con l’e-commerce.

    Come utilizzare lo storytelling

    Realtà virtuale

    Le esperienze immersive sono il futuro della narrazione che, se coinvolgente, porterà il fruitore a restare nel mondo a lungo e soprattutto a tornare. Uno dei problemi principali è infatti la fidelizzazione, ossia coinvolgere a tal punto l’utente da farlo entrare nuovamente nell’ambiente per sperimentare, vivere altri momenti da solo o in formula multiplayer.

    Grazie alla realtà virtuale si possono creare esperienze realmente interattive, in cui il pubblico può scegliere come vuole vivere la storia e quale percorso intraprendere. Questa libertà di scelta garantisce che ogni spettatore abbia un’esperienza unica.

    NPCs

    Per rendere più coinvolgente la narrazione è utile ricorrere agli NPCs ossia i Non-Player Characters. Possono essere utilizzati per guidare i clienti attraverso lo spazio digitale, per narrare i valori dell’azienda o per fornire informazioni e assistenza. Non essendo vincolati alle leggi fisiche, possono fare azioni che sarebbero impensabili nel mondo reale, il che li rende ideali per dimostrare prodotti o servizi in modo innovativo.

    Ambienti 3D

    Utilizzando gli ambienti 3D, si può consentire ai clienti di esplorare i prodotti da tutte le angolazioni e farsi un’idea di come funzionano. Perché non sfruttare quest’opportunità per raccontare la storia del marchio in modo più coinvolgente? Il brand Lalique ha recentemente creato un mondo in Spatial per lanciare ‘Empreinte Animale’, una nuova ‘Heritage Collection’ in un ambiente in stile Sahara, ricco di flora e fauna esotica.

    Questo può essere un ottimo modo per aggiungere un’ulteriore dimensione di interattività e coinvolgimento al lancio di un prodotto e/o capsule o campagna di marketing.

    Realtà aumentata

    L’AR è considerata tra le tecnologia abilitanti del metaverso e ha potenziali implicazioni per la narrazione, in quanto apre nuovi modi di creare e sperimentare la storia. Consente agli utenti di sovrapporre contenuti digitali al mondo reale, creando un’esperienza immersiva che rende sempre più sottile il confine tra realtà fisica e virtuale.

    Ad esempio si possono:

    • creare storie 3D interattive che possono essere vissute in modi diversi a seconda della posizione dell’utente
    • dare vita a personaggi in spazi fisici
    • creare ambienti virtuali che reagiscono ai movimenti dell’utente.

    Impatto dell’AI sul metaverso

    I marketers e i comunicatori devono necessariamente tenere presente che stiamo passando dal Web3 al Web4 definito dalla Commissione Europea come ‘la prossima generazione di internet‘ e sempre più al marketing dell’esperienza. Il Web4 permetterà l’integrazione di oggetti e ambienti virtuali all’interno del mondo reale grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Extended Reality, la Blockchain, l’Intelligenza Artificiale, l’Internet of Things e i mondi virtuali.

    L’intelligenza artificiale generativa, che è diventata un vero e proprio hype nel 2023, sta già avendo un impatto significativo sul metaverso e sulla narrazione che è alla base delle esperienze. Vediamo insieme gli ambiti:

    • rendering e grafica
    • creazione di avatar
    • interazione con gli utenti

    Nel 2023 sono state create con l’AI ben 15 miliardi di immagini con le varie piattaforme a nostra disposizione e il legame tra AI e XR sarà sempre più stretto. L’intelligenza artificiale può supportare i creator nel generare:

    • modelli 3D di oggetti e ambienti per simulare l’illuminazione e l’atmosfera e per creare effetti speciali.
    • skybox che sono basati su immagini reali e/o personalizzati per gli utenti.

    E gli storyteller? Può aiutare gli storyteller a migliorare l’esperienza degli utenti, conoscendo le preferenze dei singoli e a generare contenuti personalizzati per rispondere alle domande e alle richieste dei pubblici. Ad esempio con Chat GPT si possono creare i testi per i NPC (Non-Player Characters) e trarre ispirazione per le attività di gaming.

    Riassumendo

    Il marketing dell’esperienza deve tenere conto che l’unione tra mondo fisico e virtuale è fondamentale per coinvolgere i pubblici e farli tornare all’interno dei mondi immersivi. Le modalità possono essere le più disparate quali, ad esempio, la possibilità di guadagnare premi o iniziare collezioni nel metaverso e/o proseguire l’acquisto negli e-commerce del brand, l’invio di coupon gratuiti, wearable consegnati agli utenti per una caccia al tesoro.

    L’uso di ambienti 3D, avatar, realtà aumentata e realtà virtuale sono solo alcuni dei modi che le aziende stanno utilizzando per raccontare le loro storie in questo spazio digitale.

    Le esperienze devono essere non banali ed abbastanza complesse, ma non irraggiungibili, in modo da non disincentivare gli utenti. Raccogliere e collezionare semplicemente una serie di oggetti non invoglia a proseguire o tornare, così come la visione in streaming di un evento che si potrebbe vedere semplicemente in Zoom non giustifica la creazione di un mondo immersivo.

    Nei prossimi anni, possiamo aspettarci di vedere sempre più aziende e organizzazioni utilizzare il metaverso come piattaforma per il marketing e l’advertising.

    Dobbiamo, tuttavia, ricordare ai nostri clienti che il metaverso deve essere coinvolgente ed inclusivo, proponendo esperienze che ‘aumentano’ la realtà fisica. Altrimenti rischia di non coinvolgere ed essere abbandonato molto velocemente.

    Approfondimenti:

    https://medium.com/@simo2/experience-nel-metaverse-lalique-5638e7483dc3

    https://medium.com/@simo2/experience-nel-metaverso-loccitane-en-provence-e8a72b738af4

    https://medium.com/@simo2/experience-nel-metaverso-sephora-ee6029ec1b25

    https://medium.com/@simo2/experience-nel-metaverso-cosmetici-clinique-1ff070650d03

    https://medium.com/@simo2/experience-nel-metaverso-automotive-3db87645820c

  • Storie in XR e metaverso: Giada Verona

    Le storie in XR e metaverso riprendono con Giada Verona a.k.a. DisaGiada, una community manager che ho avuto il piacere di conoscere mesi fa su Discord, grazie a Enrico Carmine Ciliberti e alla Meta-Comitiva VR. Di lei sapevo poco, essendo iscritta a VRChat senza frequentare, praticamente solo che è la founder della community VRChat Italia Official. Da subito è nata una certa simpatia, perché Giada è una ragazza giovane, solare e piena di entusiasmo.

    Ho voluto conoscere la sua storia e soprattutto com’è nata la sua passione per il gaming e il metaverso.

    Chi è Giada Verona

    Giada è la fondatrice della community VRChat Italia Official. Leggiamo sul suo profilo LinkedIn:

    sono appassionata di videogiochi e organizzazione di eventi, ho collaborato all’organizzazione di due fiere del fumetto e successivamente ho deciso di fondare la community “VRChat Italia Official” per offrire agli utenti italiani uno spazio sicuro e divertente all’interno del gioco VRChat. Ho trasformato questa passione in un vero e proprio lavoro, dedicandomi alla gestione degli eventi e alla cura della community.

    In passato avevamo conosciuto un’altra Metaverse Community Manager, Petra Škachová founder della Meta Oculus Community Italy® | Italia. Due storie di donne accomunate dalla passione e dal desiderio di riunire gli appassionati di gaming e metaverso e fare rete.

    Veniamo a Giada ed approfondiamo insieme la sua storia.

    DisaGiada

    Iniziamo con una domanda che rivolgo normalmente alle intervistate. Quando ti sei avvicinata alla VR e quali sono state le tue prime esperienze? 

    Mi ha sempre affascinato la tecnologia, soprattutto quei primi video presenti su YouTube che ti davano un effetto tridimensionale. Ho, però, provato effettivamente un vero VR nel 2016, presso una sala LAN che frequentavo. Era un Oculus Rift S e ancora ricordo l’esperienza come unica, da pelle d’oca. Ero insieme con i miei fratelli, l’emozione mi aveva preso talmente tanto che mi ha rivoluzionato l’intero pensiero: è lì che ho capito il vero potenziale che questa tecnologia poteva avere. Cosa che tutt’ora credo.

    Ho letto nel tuo profilo LinkedIn che sei appassionata di videogiochi. Qual è stato il primo? Quale preferisci attualmente? 

    Mi definisco una vera e propria nerd, sin da piccola. Il mio primo videogame l’ho giocato credo alle elementari, quando andava di moda il famoso Gameboy Advance. Purtroppo sono sempre stata limitata dalle maestre, a scuola, venendo giudicata “maschiaccio” e venendo rimproverata perché preferivo giocare con il tamagotchi piuttosto che portare con me la Barbie. Il mio primo vero gioco, comunque, credo sia stato Time Crisis II per la PlayStation 2, per il quale ero veramente ossessionata! Attualmente, causa lavoro, ho poco tempo per provare nuovi titoli, però la mia passione continua ad essere costante.

    Vr Chat community

    Come sei ‘approdata’ in VRChat? Sei anni fa hai creato la VRChat Italia Official. Quali sono gli obiettivi? 

    Inizialmente non pensavo di raggiungere questi livelli. Volevo solo un posto dove tutti gli italiani, difficili da trovare su “VRChat” a quei tempi, potessero fare amicizia e trascorrere del tempo insieme. Da lì, ha preso il sopravvento la mia passione nello “strafare”, come lo definisco volgarmente io, cercando di offrire sempre più servizi ed arrivando a quella che oggi è la community “VRChat Italia Official”. Attualmente, il mio obiettivo, è fare la differenza e portare non solo un messaggio positivo del metaverso, ma cercare di creare un’associazione pilastro dell’argomento, assieme a soci fidati e competenti. Purtroppo in Italia c’è molta disinformazione, e questo è un peccato, essendoci un potenziale incredibile.

    Che fascia d’età e caratteristiche hanno i partecipanti? Hai notato dei cambiamenti in questi 6 anni? Quali attività proponete?

    La fascia d’età presente su VRChat è mutata nel corso degli anni, soprattutto dopo la presenza in commercio del Meta Quest 2, che, con il suo prezzo agevolato, ha permesso l’esperienza VR a chiunque. Cercando di fare una stima, fino a un anno e mezzo fa c’era un target di età tra i 13 e 30 anni massimo, quindi adolescenti e giovani adulti, prettamente interessati alla sfera videoludica e di intrattenimento. Attualmente, parliamo di una fascia davvero tanto vasta, ovvero tra gli 8 e 60 anni di età, presenti sul gioco non più solo per “giocare”, ma anche per acculturarsi, partecipare ad eventi, con sempre più curiosità nell’addentrarsi in questo mondo. Mi permetto di dire che è come se si stiano rendendo tutti conto di come la Realtà Virtuale sia strettamente collegata a quella Reale, cosa che cerchiamo di trasmettere attraverso gli eventi nella nostra community, andando ovviamente a sottolineare che NON sono la stessa cosa. Purtroppo, come in ogni ambiente dove rientra internet, esistono anche individui che non riescono a vivere quest’opportunità come vita distinta da quella reale.

    In ogni caso, i nostri eventi erano all’inizio ludici, da qualche anno a questa parte abbiamo abbracciato la parte più socio-culturale, andando a proporre anche iniziative uniche nel loro genere e riscuotendo un certo interesse da parte degli utenti. Abbiamo intenzione di sperimentare e ampliarci sempre più.

    Che cosa vuol dire fare la community manager in un mondo immersivo? Hai dovuto superare difficoltà come ragazza? 

    Ho superato un sacco di difficoltà, perché non solo sono una ragazza, ma anche perché sono disabile. Purtroppo, oltre alla misoginia, ho riscontrato problemi con haters che hanno preso di mira la mia disabilità, mettendo in giro falsità sul mio conto (calunnie vere e proprie, per le quale ho dovuto prendere provvedimenti legali, ahimè), creando un vero e proprio “movimento” contro di me. Ho dovuto cambiare nick in game e sono caduta in uno stato depressivo; questi individui hanno deriso il mio aspetto, prendendo mie foto reali e mettendo a sondaggio la mia bellezza. Hanno calunniato la mia immagine, facendo video contro di me e mi sono anche arrivate alcune minacce di morte. Nonostante per un periodo questa cosa mi abbia scoraggiata, non gliel’ho data vinta e sono tornata più forte di prima. Anzi, li ringrazio per avermi insegnato ad essere superficiale con un certo tipo di persone, che cercano solo di ostacolare il mio cammino.

    Eventi

    Nelle ultime ricerche sui lavori emergenti il/la community manager del metaverso viene indicato come una possibile opzione per i giovani. Lo consiglieresti ad una ragazza in procinto di scegliere il proprio percorso professionale? Quali studi suggeriresti? 

    E’ un mestiere difficile, non differente da tanti altri settori che hanno comunque a che fare con il management. Lo consiglierei in generale, come esperienza, ma soprattutto se si ha molta pazienza. A meno che non esista un direttore a dare istruzioni su come fare il proprio lavoro, ci vuole molta pazienza e organizzazione, i quali non sono scontati. Io stessa li ho maturati e li sto tutt’ora maturando con il lavoro in campo. Sempre prendendo me come esempio pratico, io ho studiato turismo e sto studiando management in università, materie che mi hanno sicuramente aiutato a creare le basi per questo mestiere. E’ importante, tuttavia, conoscere anche la realtà in cui vai a lavorare, quindi in questo caso il VR e il Metaverso, cosa che spero possano essere implementati un domani nelle università. Sicuramente, è questione di poco tempo.

    In questo periodo sui social e in alcuni articoli giornalistici si dice che ‘il metaverso è morto’ e che ormai gli investimenti di alcune Big Tech si sono spostati sull’AI. Che cosa ne pensi? Che influenza potrà avere l’AI sui mondi immersivi?  

    Parliamo di due argomenti ben distinti: l’esistenza di uno dei due, non va a determinare l’estinzione dell’altro, paragonarli e paragonare la loro funzione non credo sia molto coerente.

    La VR, “Metaverso” se la vogliamo vedere dal punto di vista commerciale, è una realtà alternativa che ancora si deve sviluppare del tutto e che va ad offrire un’alternativa nella propria quotidianità.

    L’AI può essere piuttosto confrontato con i caschi VR, essendo entrambi dei “mezzi” che aiutano a raggiungere un fine (l’intelligenza artificiale semplifica la vita delle singole persone, facendo determinate cose in un lasso di tempo assai ridotto; il casco VR è il dispositivo che ci aiuta ad immergerci nella realtà virtuale). Chissà se un domani l’AI possa sviluppare un modo per entrare nel “Metaverso” senza l’uso dei caschi VR… Però dubito fortemente che la sua presenza possa andare in qualche modo a minacciare l’esistenza della Realtà Virtuale. Poi il tempo farà la sua parte, insieme ai vari scienziati e informatici, sempre pronti a creare qualcosa di più innovativo e tecnologico. 

  • Come sensibilizzare sull’ambiente

    Come sensibilizzare sull’ambiente? Il 22 aprile si è celebrato l’Earth Day 2023, la 53esina Giornata Mondiale della Terra. Sapete che cosa rappresenta l’Earth Day? Leggiamo su Wikipedia:

    La Giornata della Terra è il nome usato per indicare il giorno in cui sono celebrate l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa ricorrenza ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. La celebrazione vuole coinvolgere più nazioni possibili e oggi prendono parte 193 paesi. La Giornata della Terra nacque, in effetti, dalla pubblicazione, nel 1962, del libro manifesto ambientalista Primavera silenziosa, della biologa statunitense Rachel Carson; in seguito, nel 1969, in una conferenza dell’UNESCO a San Francisco, l’attivista per la pace John McConnell propose una giornata per onorare la Terra e il concetto di pace, per prima essere celebrata il 21 marzo 1970, il primo giorno di primavera nell’emisfero settentrionale. Questa giornata di equilibrio della natura è stata poi sancita in una proclamazione scritta da McConnell e firmata dal Segretario generale delle Nazioni Unite U Thant.’

    Sono state create diverse iniziative online e offline per sensibilizzare verso la tutela dell’ambiente ed i rischi ai quali stiamo andando incontro come cambiamenti climatici, siccità o fenomeni estremi, riduzione delle materie prime, etc. Vediamo insieme qualche esempio.

    Climate Positive Metaverse Event: metaverso

    In Decentraland è stato organizzato Climate Positive Metaverse Event da Menthol Protocol e METAGAMEHUB. Per quest’evento 48 diverse comunità Web3 si sono riunite nel metaverso per divertirsi ed approfondire temi legati alla sostenibilità ambientale.

    Era disponibile un distributore indossabile creato appositamente per i progetti di MetaGameHub che includono DRESSX, Adshares, Boson Protocol, Zharta, Postmint e Venly. Se si completavano le attività si potevano ricevere tre indossabili personalizzati.

    event

    Ecco qualche immagine dell’evento che si è tenuto in Decentraland.

    KATOA: mobile game

    Sankari Studios ha lanciato “KATOA. Grow & nurture oceans“, una piattaforma di gioco mobile che consente a chiunque abbia uno smartphone di avere un impatto nel mondo reale. I giocatori sono invitati a costruire e coltivare un habitat vivente, ad attrarre nuova vita e a difenderlo dal “Blight” tossico.

    Partecipando al gioco e raggiungendo il livello totale di 10.000.000 di guardian level entro il 21 maggio, Katoa farà una donazione di 50.000 $ a Earthday.org.

    CaixaBank: tour virtuale e metaverso

    CaixaBank ha lanciato un’esperienza interattiva nel metaverso di Decentraland per aumentare la consapevolezza della cura dell’ambiente. L’attività consiste in un tour virtuale in cui i partecipanti devono superare una serie di sfide in diversi ambienti naturali. I clienti esplorerano virtualmente foreste, spiagge e l’ambiente marino per completare missioni che aumenteranno la loro consapevolezza della necessità di prendersi cura dell’ambiente. Nella giornata del 22 aprile sui grandi schermi delle sedi, vengono proiettate immagini 3D in formato surround, che accompagnano i partecipanti in un viaggio nelle profondità marine e trasmettono messaggi sulla tutela dell’ambiente e sull’impegno di CaixaBank per la sostenibilità.

    L’iniziativa era partita già con il lancio della versione virtuale dell’imaginCafé, lo spazio fisico al centro di Barcellona dove gli utenti possono accedere contenuti legati a cultura, creatività, tecnologia e sostenibilità. L’inaugurazione di imaginLAND è avvenuta l’8 aprile a Barcellona con un concerto di Marlon, gruppo pop emergente spagnolo, concerto che è stato registrato e sarà disponibile dal 28 aprile nel metaverso.

    Eventi live

    Ai Musei reali e alla Cavallerizza Reale a Torino si sono tenuti molti eventi e talk tra cui una performance PS:GAIA dal titolo ‘Non puoi fare nulla‘ di Cubo Teatro all’interno dei Giardini Reali.

    Ho partecipato con interesse, in quanto l’ambiente era molto coinvolgente e d’impatto. Si ascoltava il rumore del mare seduti su una sdraio in una spiaggia immaginaria mentre una voce narrante diceva che tutto ormai era un ricordo, anche il suono delle onde.

    Poi una misteriosa ragazza vestita di bianco ci ha guidati nei Giardini Reali, dove in un fake concert l’attrice ci presentava un futuro distopico in cui il rischio di estinzione della razza umana era una realtà. Allo stesso tempo, ci prospettava ancora una speranza, rendendoci gli unici responsabili in grado di cambiare il futuro della terra.

    Il progetto di Cubo Teatro, realizzato in collaborazione con Grey Ladder Productions, Club Silencio, Infinity Lab e sostenuto dal Ministero della Cultura, inaugura l’universo narrativo di Gaia, naturale prosecuzione della serie TV co-prodotta da Infinity+.

    performance

    Qui trovate una traccia audio di un momento della performance.

    Torniamo quindi alla domanda iniziale: come sensibilizzare sull’ambiente? Sicuramente con iniziative che coinvolgano i giovani ed aumentino la consapevolezza dei cittadini che le risorse non sono infinite. La salvaguardia del pianeta deve diventare una priorità e i governi sono chiamati ad intervenire con azioni efficaci e risolutive.

    Dobbiamo tenere presente che nel 2023 l’Italia esaurisce le risorse naturali a nostra disposizione il 15 maggio. Dal 16 iniziamo a sottrarle alle generazioni future, come viene indicato dall’overshoot days 2023.

    overshot day 2023

    Fonti:

    https://www.imagin.com/imaginland

    https://www.caixabank.com/comunicacion/noticia/imagin-takes-the-leap-into-the-metaverse-becoming-the-first-european-fintech-company-in-the-virtual-world_en.html?id=43410#

    https://www.sankaristudios.com/

    https://www.earthday2023.it/

    https://www.cuboteatro.it/psgaia/

    https://www.greenme.it/ambiente/eventi-e-iniziative/dal-nulla-apparira-una-spiaggia-nei-giardini-reali-di-torino-e-ha-a-che-fare-con-i-cambiamenti-climatici/


  • Storie in XR e metaverso: Rosanna Galvani

    Le storie in XR e metaverso riprendono con un’esperta d’arte e di mondi immersivi. Ho conosciuto Rosanna Galvani in AltspaceVR circa tre anni fa grazie a Pyramid Cafè e al founder, Francesco Spadafina. Rosanna è la founder e owner del Museo del Metaverso che ospita, come leggiamo nel sito: ‘mostre d’arte, spettacoli, concerti, conferenze, convegni, corsi di formazione, avvalendosi di tutte le partnership che si è in grado di instaurare‘. Ho voluto narrare la sua passione per l’arte e per i mondi immersivi. Seguitemi!

    Chi è Rosanna Galvani

    Rosanna Galvani vive a Porto San Giorgio nelle Marche, ha una formazione umanistica, è in possesso della Maturità Classica e ha continuato gli studi presso la facoltà di Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Macerata nelle Marche.

    Ha lavorato nella Pubblica Amministrazione, dal 1988 al 2010, vincendo un concorso pubblico per titoli ed esami. Ha iniziato come Revisore nell’Azienda di Stato per i Servizi telefonici ad Ancona, mentre dal 1993 ha lavorato come funzionaria del Servizio Cultura del Comune di Porto San Giorgio, occupandosi di tutto quanto attiene alla gestione dei servizi culturali per i cittadini.

    Nel tempo libero ha coltivato altri interessi, fra cui il più importante attiene all’arte contemporanea, con esperienze progettuali e organizzative nei mondi virtuali e nei luoghi fisici.

    Intervista

    Quando hai iniziato a frequentare Second Life? Ricordi un episodio in particolare che ti ha avvicinato a quel mondo?

    Ho effettuato il primo login in Second Life il 22 maggio del 2007, circa 16 anni fa, ma all’inizio rimasi un po’ delusa, non conoscendo nessuno all’interno, mi parve un luogo noioso, così uscii subito e ci tornai dopo un mese; allora fui più fortunata, perché incontrai degli italiani con cui strinsi amicizia, anzi uno di loro è diventato uno dei miei amici più cari. Avevo letto di Second Life nel web entrai per pura curiosità. Un episodio significativo che mi svelò la natura di questo mondo virtuale fu la conferenza di Mario Gerosa ad unAcademy, l’organizzazione fondata da Giuseppe Granieri, che in quel periodo in Second Life realizzava incontri molto interessanti con personaggi della cultura e del mondo accademico.

    Mario Gerosa in quella conferenza mi offrì una visione completa e diversa di Second Life, un ambiente dove l’arte era di casa, dove gli artisti italiani e stranieri avevano trovato un fertile terreno di sperimentazione e dove stavano nascendo artisti dal basso, nativi di quel mondo virtuale. Acquistai il suo libro “Second Life” ed iniziai ad approfondire le tematiche che mi stavano più a cuore: l’arte e la cultura.

    Rosanna Galvani
    Evento organizzato in Second Life

    Quale nickname hai scelto e perché? È rimasto immutato negli anni e nelle altre piattaforme?

    Il nickname Roxelo me lo porto dietro dal web, precisamente dal blog ed è la crasi di rox + elo, rox sta per Rosanna ed elo sta per eloise, il mio primo nick name su Mirc. Ho scelto il cognome Babenco sul sito di Second Life, fra molti cognomi disponibili. In tutte le piattaforme ho sempre usato e continuo ad usare questo nick, mentre da due anni circa in Craft World utilizzo il mio nome reale.

    Il Museo del Metaverso è nato in Second Life nel lontano 2007 per poi passare nel 2010 in Craft in Opensim. Perché hai pensato di creare un progetto collaborativo dedicato all’arte e alla cultura? Quali sono state le motivazioni del trasloco?

    Nei primi mesi in cui frequentavo Second Life avevo capito che vi si potevano organizzare degli incontri, delle conferenze, delle letture e forse, per deformazione professionale in quanto funzionaria del servizio cultura del Comune della mia cittadina, iniziai a pensare alla costituzione di un progetto culturale, infatti avevo creato un gruppo che si chiamava Libera-Mente, allo scopo di fare proseliti per eventuali inziative.

    Tuttavia il primo reading di poesia organizzato mi procurò una cocente delusione, perchè alla serata non si presentò neppure un avatar. Questa sconfitta fu molto utile per capire come funzionavano gli eventi in SL; avrei dovuto creare una comunità coesa intorno ad un progetto condiviso, se avessi voluto che i miei eventi riscuotessero successo.

    A quel punto, mi presi una pausa di riflessione, durante la quale partecipai alla conferenza di Mario Gerosa sopra citata, che mi diede una chiave di lettura del tutto nuova del mondo virtuale in questione. Iniziai a perlustrare Second Life in lungo e in largo, per conoscere le esperienze artistiche, architettoniche e culturali in atto, ero accompagnata in questi tour da uno studente che stava preparando la sua tesi di laurea sull’arte di SL, si chiamava Redmond Litton ed era ferratissimo sulle esperienze artistiche presenti in World.

    Alla fine di questo percorso di studio e approfondimento, dopo un brainstorming con le persone che mi erano vicine, in cui scegliemmo il nome Museo del Metaverso, il 5 Dicembre del 2007 inaugurai il progetto e la prima struttura del Museo.

    MDM

    MdM nasce per la valorizzazione del patrimonio artistico creato nel  mondo virtuale e si afferma nel momento in cui SL è all’apice del successo.

    I tre anni seguenti rappresentano un periodo di crescita continua del Museo e di grandi successi, con l’attivazione di nuove collaborazioni, fra cui 2LifeCast di Stex Auer alias Stefano Lazzari e Tommaso Correale Santacroce alias  Core Tatham,  Pyramid Caffè di Francesco Spadafina alias Magicflute Oh e Cybernetic Art Research Project (C.A.R.P.) di Velazquez Bonetto alias Laszlo Ordogh, di nazionalità ungherese; a quel periodo risale la creazione insieme a Paolo Valente, architetto in Roma, di un’associazione culturale dal nome Uqbarmediaartculture, con la quale presentavamo al mondo fisico il Museo del Metaverso e i progetti che ne derivavano.

    Craft World

    L’ultimo progetto internazionale realizzato in Second Life e in concomitanza in Craft World, dove MdM si erà già definitivamente trasferito, fu Art&Poetry attuato nel periodo dal 21 Settembre 2011 al 26 Febbraio 2012. Ogni settimana 6 artisti, di diverse nazionalità, dovevano realizzare la loro opera, ispirandosi ad una poesia della poetessa napoletana Carmen Auletta, poesie in lingua napoletana e opere vennero esposte ogni settimana in una sim diversa, ospitate dai vari owner di Second Life. Fu un progetto molto ardito, aver fatto dialogare due generi così diversi, ma entrambi venuti dal basso, come la poesia in lingua napoletana e l’arte dei mondi virtuali, che tuttavia riscosse un successo entusiasmante.

    Il trasferimento in Craft era già avvenuto e fu determinato in primis dai costi della regione che in Second Life ammontavano a circa 350 Euro mensili, ma anche dalla constatazione che il periodo d’oro di Second Life era ormai alle spalle e che Opensim, specificatamente Craft World, si stava confermando l’ambiente ideale per proseguire il progetto.

    Anni 2022 e 2023

    Dall’anno scorso ho di nuovo uno spazio in Second Life nella regione Solaris, che ancora non riesco ad utilizzare visti gli impegni sempre frenetici in Craft e in Spatial. Da quest’anno MdM ha una postazione anche sulla piattaforma Spatial.

    Nel 2023 hai aperto una sede di MdM anche in Spatial. Quali caratteristiche di questa piattaforma prediligi? Che cosa offre di diverso rispetto a Craft World?

    Spatial mi piace molto, ritengo che sia una piattaforma idonea per l’organizzazione di mostre, incontri  e conferenze, perchè è un ambiente virtuale con un traffico internazionale alto; i suoi utenti sono molto interessati all’arte e a molteplici altri argomenti e ho potuto constatare che in occasione delle nostre iniziative partecipano molti avatar/persone, con le quali in alcuni casi si è instaurato un dialogo interessante e proficuo.

    Craft World per me rappresenta casa, è un mondo virtuale da abitare, dove continare a tessere le relazioni importanti che si sono costruite negli anni, quindi ho deciso che le opening saranno prima realizzate in Craft e dopo qualche giorno su Spatial.

    Rosanna Galvani in Craft
    Evento ‘Metaverso, arte digitale, mostre virtuali’ con Matteo Malatini e Stex Auer organizzato in Craft World

    La piattaforma Spatial non è ancora stabile, perchè, quando i numeri degli avatar presenti ad un evento aumentano, si verificano vari disservizi, come il crash o una visualizzazione parziale dell’ambiente e degli avatar. Confido nella risoluzione di questi disservizi che possono essere giustificati dal fatto che la piattaforma è in forte espansione.

    Quali tipi di mostre ed artisti ospiti nei tuoi spazi?

    Ospito mostre di sculture 3D,  installazioni  e fotografie, tutte realizzate in World da artisti che operano nei mondi virtuali e ultimamente promuovo mostre di immagini generate con programmi che utilizzano l’intelligenza artificiale di amici che stanno sperimentando questa nuova tecnologia; inoltre dal 2015 il museo ospita e conserva anche mostre di immagini digitali, fotografie e fotomontaggi di artisti che operano esclusivamente nel mondo fisico.

    In questo momento stiamo lavorando – più precisamente ci sta lavorando Velazquez Bonetto alias Laszlo Ordogh che con il suo progetto C.A.R.P. (Cybernetic Art Research Project) è partner di MdM – alla nuova sede del Museo del Metaverso che dal momento in cui fu fondato si volle qualificare per l’originalità e la bellezza della struttura e per la molteplicità dei contenuti proposti nella sua programmazione. Ringrazio Laszlo Ordogh che con grande abnegazione sta dedicando le sue competenze e il suo tempo all’ideazione, progettazione e costruzione della nuova struttura museale.

    Mostra Museo del Metaverso
    Mostra ‘Stylistic Contami-Nations’ di Sergej Zarf alias Mario Fontanella in Spatial

    Il termine “museo” potrebbe essere fuorviante, in quanto non si deve pensare ad un museo convenzionale, ma ad un soggetto in continua evoluzione, sia per quanto riguarda l’edificio 3D, sia per quanto attiene alle attività che vi si svolgono.

    E’ ormai tradizione consolidata che ogni sette o otto anni il Museo si rinnovi, dotandosi di una nuova struttura, di un nuovo sito e cercando di individuare nuovi artisti da ospitare nel gruppo di artisti storici di MdM.

    Questo avviene per l’esigenza del Museo di dotarsi di ulteriori e funzionali spazi e di aggiornarne il concetto che trova sempre nuovi stimoli nella contemporaneità.

    L’idea principale alla base del nuovo MdM, oltre alla flessibilità e funzionalità degli spazi, è l’integrazione nelle aree espositive di giardini a tema, quindi la natura che entra delicatamente dentro il Museo, per diventare opera insieme a tutte le altre.

    Alla realizzazione dei giardini sta lavorando la creativa Fiona Saiman alias Lucia Baldini, che ringrazio sentitamente per la sua dedizione al progetto e per la sua amicizia affettuosa.

    Il Museo del Metaverso, nella sua complessità di opere, avatar e natura, si configurerà esso stesso  come opera d’arte.

    Museo del metaverso in Spatial
    Inaugurazione della mostra “I FOTOMONTAGGI” di Cristian Ribichini in Spatial

    A tuo parere quali vantaggi possono offrire agli artisti i mondi immersivi e in particolare gli NFT?

    Se mi avessi posto questa domanda in periodo pandemico ti avrei risposto che le gallerie e i musei virtuali rappresentano un’opportunità per gli artisti di mostrare i loro lavori ad un pubblico più ampio e internazionale,  a volte molto preparato, ma credo di poterti dare la medesima risposta anche oggi.

    Sempre più spesso ospito opere di artisti che non hanno mai messo piede in un mondo virtuale, infatti la mostra di Giacomo Maroni, intitolata  “Umanità”, che ho inaugurato il 5 Aprile in Craft e successivamente il 7 Aprile in Spatial, è una mostra fotografica di un artista che non frequenta il Virtual World. Pertanto io non faccio più differenza fra mostre in ambiente fisico e mostre in ambiente virtuale, le fruisco entrambe con grande piacere ed interesse e così credo che avvenga per chi viene a visitare le mostre organizzate dal Museo del Metaverso.

    mostra Umanità
    Inaugurazione del 5 aprile della mostra “Umanità” di Giacomo Maroni in Craft World

    Mi sto lentamente e cautamente avvicinando al mondo degli NFT e prima o poi farò qualche esperimento, visto che Spatial offre questa possibilità, ma sinceramente non credo che sia facile entrare in quel mercato senza sponsor o grandi gruppi a sostegno. Servirebbe un’idea geniale, un’opera geniale che sfondi in quel mercato, come la collezione  Bored Ape Yacht Club, valutata oltre 1 miliardo di dollari.

    Nelle scorse settimane è arrivato l’annuncio dell’arrivo di Second Life su mobile. Potrà rilanciare quella splendida piattaforma e farla conoscere ai più giovani?

    Ho letto questa notizia, ma non ho ancora avuto occasione di provare il nuovo viewer che è a disposizione anche per Opensim quindi per Craft. Credo che i mondi old style tipo Craft e Second Life non siano alla fine del loro percorso e che abbiano ancora ragione di essere per la loro dimensione di mondi adatti alla residenza e alla creazione di relazioni,  indispensabili per creare comunità.

  • Japanese Translation of STORIE IN XR STEPHEN BLACK E SAYURI OKAYAMA

    Japanese Translation of STORIE IN XR STEPHEN BLACK E SAYURI OKAYAMA

    AR にアプローチしたのはいつですか? 自分の気持ちを覚えていますか? 初めての経験を教えてください。

    SB: AR が使用されているのを初めて見たのは、2003 年頃のシンガポール国立大学でした。 タブレットをいくつかの色付きのブロックの上にかざすと、テキストが表示されました。 AR は QR コードのようなものですが、より多くの可能性があると説明されました。

    SO: ポケモン GO のことは聞いたことがありましたが、試したことはありませんでした。 Bubiko と AR を初めて体験したのはタイのチェンライで、Hewlett Packard のシンプルな AR アプリを使用し、10 歳くらいの非常に頭の良い男の子に手伝ってもらいました。香港と深センでは、他の人のプロジェクトを見ました。 うちデモでした。 しかし、19 Crimes のワイン ラベルとアプリは、シンプルでインパクトがあり、使いやすいため、すべてに焦点を当てた初めての AR 体験だったと言えます。

    2012 年、スティーブンは仮想ギャラリーである SPOKEN というプロジェクトで Eugene Soh と協力しました。 多くのアーティストの作品が展示されていて、とても面白そうでした。 しかし、それは短命だったので、これは私を少し奇妙に感じさせました. 非常に多くの仕事が関係し、非常に多くの興味深いアーティストが関わっていましたが、世間の反応はほとんどありませんでした. そして、お金についての議論はまったくありませんでした。 今では、それが時代を先取りしていたこと、そしてメタバースと呼ばれるものとどのようにつながっているかがわかります。 AR と VR が空間コンピューティングの例であることは理解できましたが、技術的な話題はあまり得意ではありません。

    XR はアーティストが自分のアートを表現するのに役立ちますか? VRよりARの方が好きですか?

    SB: 私はアーティストとして長いキャリアを持ち、2015 年から AR に専念してきましたが、純粋に芸術的かつ概念的な方法で GeoPose AR を使い始めることができたのは昨年のことでした。

    プロジェクトの 1 つはシンプルでした。「ベーグルの群れ」では、ベーグルが地面から上向きに渦巻いており、アントネッロ アルチュリのサウンドトラックが添えられていました。

    別のプロジェクト、Snake Lighter は、ニューヨークを拠点とする彫刻家 Daniel Bainbridge とのコラボレーションでした。 私たちは彼の彫刻をスキャンして実験し、最終的にマスクのようなものであるモンキー モップ ボーイと呼ばれる作品に落ち着きました。 3D モデルを入手したら、それを使用してパターンを形成し、サイト固有のインスタレーションの一部にしました。 XR Masters、Augmented.City、Scandy から受けたテクニカル サポートに言及しなければなりません。 これは、あなたの質問に答える情報につながります。XR でアートを作成する場合、解決すべき多くの技術的な問題があります。

    XRは芸術表現に役立つか? はい、間違いなく。

    ただし、技術的および財務的側面が重要になる可能性があります。 VRはさらに難しい。 私にとって、両者にとって最大の課題は、3D モデルが必要なことです。 複雑なモデルはおろか、簡単な 3D モデルもまだ作れません。 3D モデル メーカーはアーティストなので、私のプロジェクトは常に共同作業です。 そして、モデルを動かすのであれば、モーションを専門とするアーティストがいます。 またまたコラボ! Bubiko では、モーション キャプチャを使用して Bubiko の動きをより自然にしています。これは、Bubiko の最初の 3D 実現を本当に助けてくれた Novaby の作業に基づいて、Mad Marker の助けを借りて行われています。

    2016 年から空間シネマのアイデアを研究し、テストしていると読みましたが、この技術にどのように取り組みましたか?

    SB: 2002 年から 2005 年まで、私はシンガポールで教育用 3D ゲームを作成する新興企業のクリエイティブ ディレクターを務めていました。 そこで、VR、XR、AR の「親」である空間コンピューティングについて学びました。 残念なことに、その会社の CEO と私の友人は、私たちの立ち上げの日に突然亡くなりました。 彼の死とともに多くの可能性が消えた.

    簡単に言うと、2015 年に Oculus がリリースされたとき、私はそれを空間コンピューティングの世界に入るためのシグナルとして受け取りました。

    しかし、私はプログラマーではありません。 私は自分が開発していた VR スタートアップのアイデアに基づいて行動し始めました。 しかし、VR の制作費とユーザー数を見て、AR で計画されていたものと比較すると、AR を考えるのは当然のことでした。 世界中のすべての携帯電話で AR を表示できます。現実そのものを背景として使用するため、動的な AR 体験を作成するコストを大幅に削減できます。

    当初、唯一の選択肢は、あらゆる種類の AR についてできるだけ多くのことを読んで、勉強し、ネットワークを作り、学ぶことでした。 映画製作者としてのバックグラウンドを使って物語を語りたいと思っていましたが、それがどのように可能になるかはわかりませんでした。 また、ダンスやパフォーマンス アートにも興味深い AR の可能性があると思いました。

    ブビコのプロジェクトについて話しましょう。 Bubikoはあなたと岡山さゆりさんの共作です。 いつ、どこで出会い、一緒に仕事を始めましたか? あなたのプロジェクトについて説明していただけますか?

    SB: さゆりさんとは2011年に出会いましたが、2016年にARに関わることになりました。バリ島に住んでいましたが、突然ビザの複雑さに遭遇し、デジタルノマドになることを決め、東南アジアの食べ物と食べ物の両方を研究しました。 ARの可能性。 ブビコの最初の紙版を作り、彼女をフードフェアに連れて行ったとき、私たちはクアラルンプールにいました。 彼女がARで見られる適切な3Dモデルであるとどうなるかを視覚化する方法として、彼女を撮影しました. 最終的に、私たちのネットワーキングと蓄積された知識は、バンコクのサシン大学でのプレゼンテーションにつながりました。 その後しばらくして、香港PolyUと深センでプレゼンテーションとワークショップを行いました. 2019 年 1 月、Bubiko プロジェクトは初めて MIT に招待されました。

    Bubiko
    BUBIKO IN BLIMP

    現在、多くの方々のご支援のおかげで、Bubiko は GeoPose ベースの AR の世界で活躍するパイオニアです。 彼女は、GeoPose AR で作成された歴史的な短編映画に出演しました。 彼女はまだ非常に「アンダーグラウンド」ですが、あらゆる種類の健康食品、特に東南アジアの健康食品との強いつながりを持って、空間映画の始まりになろうとしています。 はい、彼女は NFT を試しています。

    SO: Stephen と一緒に AR に取り組もうと決めたのは、私たちが不確実性の多い非常に珍しい状況にあったからです。 AR は一定の目標のように思えました。 ブビコのアイデアを考えたとき、ARは面白いだろうと思いました。

    Stephen は VR プロジェクトについて VC と話していて、真剣に議論されている資金調達がありました。 しかし、思いがけず、解決すべきビザの問題があり、それが最終的に解決したとき、Stephen は私に AR に関する情報を見せ始めました。

    必要なものは電話だけだったので、AR が非常に人気になるように思われました。 AR の方が VR よりもコンテンツを作成しやすく、視聴者が多いため、AR の方が適していると判断しました。 これは、ARKIT と ARCcore がリリースされる前のことです。 これら 2 つのプラットフォームがリリースされたとき、私たちは正しい決断をしたと感じました。

    私のバックグラウンドはホテルと旅行であるため、これらのアイデアを利用することにしました。スティーブンはアートのバックグラウンドとカートゥーン ネットワークでの経験を組み合わせ、Bubiko Foodtour で AR の世界に飛び込みました。

    私たちは「卓上シネマ」と呼ぶアイデアについて非常に明確でした。 私たちは、教育と娯楽を融合させたブビコが食卓に登場することを想像しました。 これがどのように可能になるかは正確にはわかりませんでしたが、食べ物と AR の研究を続けました。 Bubiko の Instagram アカウントで進捗状況の一部を確認できます。 最初は紙人形を使っていましたが、Novaby と Flamingo Filters のおかげで、Bubiko をテーブルなどに置くことができるようになりました。

    THE CHINATOWN MURAL

    スティーブンと私は新型コロナウイルスの影響で離れ離れになっており、日本を離れることができないため、非常に困難な状況になっています。 それでも、Bubiko: First Flight を作成することができました。これは、Bubiko がイタリアのバーリと素敵な小さなカフェを飛行する短編映画です。 この映画は、世界初のウェブサイトと同じくらい歴史的に重要であると呼ばれています。

    一度に1日だけかかります。 私たちは資金なしで遠くまで行きました。 私たちはNFTを検討しています。 DAOも。 Bubiko は、AR と VR というメタバースにとって理想的な位置にいます。

    さゆりを表す3つの言葉は? それらを選んだ理由を教えてください。 そして、あなた自身についてはどうですか?

    SB: さゆりは細部に気を配り、用心深く、創造的だと思います。

    詳細志向: 彼女は私たちの旅行やプロジェクトの計画に優れているため.

    用心深い: 彼女は本質的に恥ずかしがり屋であり、間違いが起こらないように非常に心配しているからです. 彼女は新しいアイデアに対して自動的に「ノー」と言うわけではありませんが、それを実行する前に多くの質問をします。

    創造的: さゆりの創造性と感性は、Bubiko の外見とマンネリズムを信じられないほど魅力的なものにしました。 写真、ビデオ、エデュテインメント プロジェクトでより多くの作業を開始すると、彼女の創造性がさらに発揮されるでしょう。

    私自身は、幸運で、勤勉で、興奮しない人だと思います。

    幸運なことに、アーティスト、写真家、映画製作者、プロデューサー、ライターとしての私のバックグラウンドが、AR と VR の新しい世界を探求する中で、相互作用し、十分に活用されています。 また、非常に多くの前向きで支援的な個人、組織、企業に囲まれていることも特に幸運です。 さゆりさんと私は大企業にも、大学にも所属しておらず、助成金も受け取っていません。 私たちは、それが非常に珍しい世界で自己資金を調達しています。

    勤勉: 1 日 16 時間以上。

    興奮しない。 私は本当に忍耐強いとは言えません。 しかし、物事がうまくいっているかひどいものになっているかにかかわらず、私はまだ進んでいると思います. うまくいけば、それは努力と計画の結果です。 何か悪いことが起こったとき、それは人生の一部であり、長引く不幸の原因であってはならないことを私は知っています.

    2020年にはバーリで『Bubiko: First Flight』という空間シネマ体験を制作しました。 「あなたは Augmented.City と協力しました。 キャサリーナ・ウフナロフスカヤとのコラボレーションはどのように始まったのですか?

    私はトリノで開催された 2020 VIEW Conference に招待されて講演しました。これは、アニメーションとモーション グラフィックスに特化した注目すべきイベントです。 GeoPose AR の可能性を実際に示すために、駅を改装した会場である OGR に AR インスタレーションを作りたいと考えました。 アイデアは、標識、ビデオ、バルーン、お祝いの VIEW 関連の 3D モデルの周りを Bubiko が飛び回るようにすることでした。

    ただし、これを行うには、技術サポートなどが必要でした。 私は、Open Augmented Reality Cloud のマネージング ディレクターである Jan-Erik Vijne に何か提案があるか尋ねました。 彼は、イタリアのバーリで先駆的な AR の仕事をしている Augmented.City を提案しました。 最初に、キャサリーナのパートナーであるウラジミール・ウフナロフスキーと話し、すぐに OGR の準備をする計画を立てました。

    Turin menu
    Bubiko w Torino menu

    しかし、Covid はいくつかの問題を引き起こし、物理的な VIEW はキャンセルされました。 しかし、私はすでにイタリアにいたので、AC が作成したまったく新しい AR テストベッドで何かを作成するという決定が下されました。 突然、私は彼らの AR システムがどのように機能するか、絵コンテを作成すること、Novaby と協力して Bubiko の飛行船を作成すること、場所を見ることなどを学びました。 2 週間も経たないうちに、AR で作成された短編映画の基本ができました。この映画は、世界初の Web サイトと同じくらい歴史的に重要であると言われています。 このビデオを見てください。

    AR技術の紹介として「Bubiko Foodtourの拡張現実への珍しいガイド」を執筆しました。 なぜガイドを書こうと思ったのですか?

    執筆と出版の経験について長々と話すことができました。 簡単に言うと、AR 実践者とつながることができる出版物を作成したかったのです。 私は、この本はほとんどすぐに古くなってしまうこと、そしてそれを購入した人は誰でも最新版、最新のアップデートについて私に連絡するべきであることを明確にしました.

    BUBIKO FOODTOUR’S UNUSUAL GUIDE TO AUGMENTED REALITY BOOK

    マーケティングをしていなかったので、売上は期待していませんでした。 そして、これは正しいことが証明されました! これは私を不幸にしません! つまり、誰かがその本を買って私に手紙をくれたら、私はそれを更新せざるを得なくなるということです。 これは、私が最近の実生活での経験と、GeoPose だけでなく、AR 全体の最新の開発の両方に基づいたバージョンを作成できることを意味するため、私を幸せにします。

    来年の 10 月には、VIEW CONFERENCE 2022 がトリノで開催されます。 もしあなたがそこにいたら、どのプロジェクトを紹介しますか?

    招待されたら、次のプロジェクトの結果を共有します: スネーク ライター、ベーグルの群れ、時間と空間のソーダ ブレッド、そしてブビコの最新の AR アドベンチャー。

    これらを OGR にインストールするのは素晴らしいことです。

  • Storie in XR e social VR: Andrea Violetto

    Ecco che le storie in XR e social VR continuano con lo psicologo del Metaverso, Andrea Violetto. Ho conosciuto da poco Andrea, grazie alla community Meta-Comitiva VR, a cui entrambi partecipiamo da tempo. Non ci siamo mai incontrati personalmente, ma mi hanno interessato i suoi post sui genitori 3.0 ed ho voluto approfondire l’impatto psicologico del metaverso sui giovani e soprattutto il ruolo che possono avere i genitori nell’educazione digitale.

    Chi è Andrea Violetto

    Su LinkedIn si presenta come: Psicoterapeuta a indirizzo Psicoanalitico. È founder di MetaPsi: il primo portale di Psicologia nel Metaverso.

    L’ho intervistato per voi. La sua storia vi affascinerà certamente!

    Andrea Violetto

    Quando hai scoperto la realtà virtuale e quali sono state le tue prime esperienze? 

    Il concetto di “realtà” concreta mi è sempre stato un po’ stretto e questo mi ha portato, nel corso della vita, a tuffarmi prima nei Libri (a partire dai mitici Librogame), poi nei Giochi di Ruolo fino agli MMORPG (videogiochi in cui si impersonano persone in altri mondi), per poi approdare all’inizio del 2022 allo strumento VR. Come per molte cose della mia vita è accaduto grazie ad un paziente, trasferitosi negli USA. Mi parlò di questa tecnologia durante una seduta in videochiamata: inutile dire che il giorno stesso ho acquistato il visore. Come è ovvio, ho iniziato con gli aspetti più lucidi (Beat Saber, Demeo, Pavlov) ma sono arrivato velocemente alla parte Social di questo strumento, che poi è quella che più mi interessa. 

    Quali mondi di social VR hai sperimentato e preferisci frequentare?

    In questi mesi ho avuto la possibilità di divertirmi molto, andando a prendere il meglio (per me) dalle piattaforme disponibili. Le chiacchere maggiori le ho fatte su AltSpaceVR (grazie agli amici di MetaComitiva), mentre su VRChat ho soprattutto provato le esperienze ludiche del lato social, in quanto lo trovo molto distopico e per questo anche molto divertente. Su Spatial invece la mia parte artistica viene incuriosita dalle mille esperienze possibili e quindi, quando ho un po’ di minuti, saltello da un mondo all’altro alla ricerca di pura estetica e competenza tecnica. 

    Andrea Violetto
    avatar di Andrea

    Il mio preferito, però, rimane Horizon Worlds dove, grazie alla coerenza dell’esperienza, gioco, interagisco, vedo concerti e lanci di razzi spaziali in diretta.

    Quando hai fondato MetaPsi, il primo studio di psicologia e psicoterapia realizzato nel Metaverso e com’è nata l’idea? 

    Come ho detto sopra, ho cominciato a fare delle sedute in VR un po’ per rispondere alla curiosità di un mio paziente. Poi però, con il passare delle settimane, notavo come ci fossero degli aspetti della terapia che erano straordinariamente più efficaci (e altri meno, ovviamente). Ma nel complesso sentivo il disvelarsi di fronte a me di qualcosa di nuovo, inedito. Come fosse una nuova frontiera sulla quale ero approdato un po’ per caso, e da buon ligure direi che la cosa ha una sua coerenza: Colombo docet. Da lì, grazie alla frequentazione di molti gruppi di utenti (sia sui Social che direttamente in VR), alcuni mi hanno chiesto di provare questo nuovo strumento.

    Mi sono guardato intorno e non ho trovato nessuno che facesse niente di simile.

    metaverso metapsi
    MetaPsi

    Psicologia e VR è qualcosa che esiste: ci sono persone e aziende che fanno cose molto interessanti ed efficaci! La terapia, però, no.

    Questo credo che sia da rimandare molto all’approccio: per poter lavorare in un mondo che si basa sul sogno e l’immaginazione ci vuole una corrente di pensiero specifica (la Psicoanalisi), ma quella corrente di pensiero tende ad avere una certa recalcitranza (ben motivata, in vero) a tuffarsi in ciò che è nuovo. 

    Forse il fatto che essere uno psicoterapeuta a indirizzo psicoanalitico di adolescenti, mi ha dato la spinta che serviva per tuffarsi in questa avventura che per me, in primis, è un interesse clinico.

    A questo punto, volendo mantenere un assunto proprio dello strumento, cioè la possibilità di mantenere una certa distanza funzionale (che se mi mettessi a spiegare dal punto di vista clinico, queste righe  diventerebbero più un trattato di teoria psicoanalitica), ho deciso di creare questo portale che metta in comunicazioni pazienti e psicologi che vogliono lavorare in VR per poter dare ai primi la certezza di avere di fronte professionisti seguiti e di valore e, per i colleghi, l’assistenza tecnica e clinica necessaria.

    Sul tuo sito vediamo che proponi diversi mondi immersivi (Spatial, AltspaceVR, Horizon Studio, ecc.). Perché questa scelta? Essendo un team avete ognuno un proprio mondo immersivo preferito?

    Si, ad ogni Psicologo viene costruito uno studio in ognuno di questi Metaversi. La scelta ha diversi motivi. In primis per venire incontro ai pazienti che, magari, prediligono già un Metaverso rispetto ad un altro. Poi ogni mondo ha delle caratteristiche proprie che ogni professionista può scegliere (alcuni mondi sono più o meno immersivi, più o meno realistici, più o meno distopici, ecc). In generale poi, ognuno ha setting virtuale in cui si sente più o meno comfort e anche questi sono elementi davvero molto interessanti.

    Andrea Violetto in Horizon
    Andrea in Horizon

    Nel mio caso, Horizon Worlds rimane il luogo che prediligo poiché, anche se sembra strano dirlo, lo trovo un ambiente molto romantico e, grazie alla sua coerenza grafica, molto rilassante.

    Pensi che il metaverso possa essere utile alle generazioni Z e Alpha per la socializzazione o rischi di portare ad isolamento e a hikikomori in casi estremi? 

    Non so dire se una cosa sia più o meno utile. Giudicare è qualcosa di cui proprio non sono capace. Quel che credo è che il concetto di Metaverso sia ineluttabile, soprattutto se parliamo di adolescenza (basti pensare a titoli come Roblox o Fortnite). E’ un flusso che va in quella direzione e, come diceva il saggio, non si può fermare il vento agitando le mani. Si può, però, conoscerlo, prevederlo e, perché no, trarne il meglio.

    Oggi la socializzazione in VR è ancora agli albori, tranne quella ai videogiochi dove i ragazzi già interagiscono in quei (de facto) Metaversi con i coetanei, che essi siano conosciuti online o compagni di classe. Lì siamo già in una situazione ampiamente integrata.

    I casi estremi ci sono e ci sono sempre stati. L’analisi va fatta a livello familiare e sociologico. Io non vedo un aumento dell’isolamento legato al VR: vedo una difficoltà di un sistema adulto che prende, come capro espiatorio per non mettersi in discussione, un progresso tecnologico che noi stessi abbiamo creato. E’ stato così per il rock, è stato così per i videogames, è stato così per Internet, è stato così per i Social… ma tutte queste cose sono la nostra normalità, oggi.

    A quale età consiglieresti di approcciare la VR ed i mondi di social VR? L’eccessiva identificazione e somiglianza con gli avatar possono diventare un problema?  

    Pirandello ci ha già ben raccontato quanto necessarie siano le nostre maschere. Non vedo processi come somiglianza e identificazione come problemi. Anzi. Come dico sempre ai miei pazienti, citando Alan Moore: “Nel mondo non esistono problemi ma solo possibilità.” Più noi abbiamo possibilità di maneggiare noi stessi, più cresce la possibilità di esprimerci… vedere problemi negli avatar sarebbe come vedere problemi nei jeans roy rogers degli anni 90 o dell’Eastpak della seconda metà degli anni ’10. Sono metodi espressivi di un soggetto o di gruppi di soggetti.

    Certo, ci vuole attenzione e cautela. Il livello di immersività e stimolazione delle apparecchiature VR è un elemento non ignorabile, ma di cui non ha senso avere paura. Le aziende consigliano l’uso al di sopra dei 13 anni. Non so se sia giusto o meno, ma reputo quell’età una buona “safe line”. Poi, come tutto, molto dipende dalla modalità di utilizzo, ma non voglio spoilerare la prossima risposta.

    Sui social parli di genitori 3.0. Quali competenze dovrebbero sviluppare e quali consigli ti senti di fare?

    Gli stessi che do ai genitori che mi trovo di fronte in studio: siate curiosi, siate disponibili. Non pretendete di capire, ma pretendete da voi stessi di voler ascoltare. Fatevi aiutare se la situazione diventa faticosa e frustrante, perché fare il genitore è un’impresa impossibile. Un’impresa che deve essere fallimentare, ma con coscienza. Un genitore funzionante è un genitore che sa essere presente, partecipe, coerente e serenamente sconfitto dalla crescita dei propri figli.

    Lo stupore della vita che non va mai come ti aspettavi andasse. 

    Un figlio che fa ciò che vogliamo, che non ci sposta, che non ci stupisce, che non ci delude, che non ci ferisce, rischia di essere un figlio che non sta assolvendo ai suoi compiti evolutivi (non stupiamoci se poi la media d’età in cui i ragazzi escono di casa si aggira attorno ai 30 in Italia).
    Per genitore 3.0 io intendo un genitore in grado di accettare la costruzione fuori dal suo controllo di un’identità propria dei figli, in grado di non ostacolarla ma di essere un porto sicuro a cui tornare. Sicuro e coerente con se stesso, nei pro e nei contro. Il web 3.0 sarà il futuro in cui noi saremo in possesso di tutto ciò che ci riguarda, anche digitalmente. A quel punto potremmo scegliere se provare a fermare il mare dell’evoluzione con folli barriere fallimentari pseudo-educative (penso al vietare i cellulare in classe, per esempio), oppure accettare che ciò che sta divenendo, come la soggettivazione dei ragazzi, ha bisogno di spazio. Quello spazio se lo prenderà comunque ma dipende dal genitore se sarà preso in maniera più o meno disfunzionale. Questa evoluzione è uno spettacolo e può essere ammirata.

    Io lo faccio tutti i giorni e, ti assicuro, è uno spettacolo meraviglioso!

    In questi ultimi mesi ci si interroga su etica nell’XR e metaverso. Quale pensi possa essere il giusto approccio? 

    Argomento ostico e banale, nel contempo. La Psicoanalisi, per definizione, sospende il giudizio morale per potere concedere al paziente uno spazio in cui conoscere, esprimere e consapevolizzare importanti parti di inconscio e di rimosso. In queste “parti nascoste di noi”, che devono essere trattate con enorme cautela e tecnica, spesso ci sono elementi che noi (o anche il mondo intorno a noi) considera non etiche, immorali se non sbagliate o addirittura malvagie. Le parti primarie ci compongono e ignorarle non è una modalità vincente perché, come insegna benissimo Jung: “L’inconscio vince sempre”.

    Cosa fare dunque? Oh non saprei proprio, ma credo che l’essere umano, nella meraviglia della sua imperfezione, può avere attraverso questo strumento (VR, XR, ecc) la possibilità di conoscersi ancora.

    E ancora. Sarà un processo “pulito”? No, non lo è mai. Non può esserlo perché noi, gli attori di questo processo, non siamo puliti. Ci saranno dolori, errori e forse vittime lungo la strada e questo è insopportabile per le nostre menti. Ma se si crede a concetti come l’evoluzione, l’inconscio collettivo, la relatività dell’esperienza umana e molti altri, ci si pone in un posizione di curiosità e attenzione, che porta cautela e riduce rischi e danni.

    Come? Ognuno deve fare la sua parte. Un racconto giapponese parla di un incendio nel bosco e un leone che fuggendo incontra un colibrì che vola verso il fuoco portando una goccia d’acqua nel becco. “Che fai?” chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio” rispose determinato il colibrì. “Ma come? Con una singola goccia d’acqua?” gli domanda stupito il leone. “Io faccio la mia parte” ribatte il colibrì, senza smettere di volare. Ecco credo che, esattamente come si dovrebbe essere gentili col prossimo per rendere il mondo gentile, sia utile essere curiosi e attenti anche verso questa nuova rivoluzione. Una delle tante che la nostra razza ha vissuto e vivrà.

    Io ci sono a fare la mia parte. Tu mi sembra ci sia. Speriamo di trovare anche tanti dei tuoi lettori!

  • Storie in XR: Cecilia Lascialfari

    Le storie in XR prendono il via nel 2023 con un incontro davvero interessante. Ho conosciuto Cecilia Lascialfari grazie al convegno AWE e ci siamo incontrate in LinkedIn. Affascinata dalla sua vena artistica e professionalità l’ho coinvolta come relatrice nell’evento ‘Metaverso…what?’ che ho organizzato lo scorso 28 settembre al coworking Toolbox a Torino. Una vera gioia conoscerla di persona e trascorrere un po’ di tempo insieme fuori dal web.

    Chi è Cecilia Lascialfari

    Cecilia aka ARea6DoF si definisce su LinkedIn: Creative Strategist Technologist |Researcher | XR | VR | AR | AI | Artist | Videomaker | Photographer | European Journalist | Community Manager |scripter, builder, Owner e Landlord su Second Life. In realtà un vulcano di creatività e di passioni.

    La storia di Cecilia

    Come sapete, nelle mie interviste cerco di conoscere i professionisti dal punto di vista umano e non solo lavorativo. Desidero andare oltre alla loro attività per scoprire specificità della persona ed aneddoti della loro vita. Con Cecilia è stato facile, perché è una ragazza solare ed eclettica.

    Scopriamo insieme i suoi primi passi nell’XR e nell’arte. L’ho intervistata per voi.

    L’intervista è in lingua inglese, perché farà parte della nuova edizione aggiornata ed ampliata del libro “Women in the metaverse” che sto ultimando con alcune nuove professioniste davvero eccellenti. Stay tuned.

    When did you approach the XR? Do you remember your first experiences?

    My first experience related to the world of immersive technologies was dated September 2018, when I decided to step out of my comfort zone, follow my instincts and take risks, taking my son who was only 11 years old to see the Ars Electronica Festival in Linz, Austria, one of the most innovative exhibitions in Europe, combining Art, Electronics, Music, Artificial Intelligence, New Technologies. It was a wonderful experience.

    MY LIFE

    My life has been difficult but I wouldn’t be here writing if everything that happened to me hadn’t happened to me. But it is so difficult to understand where to start, and above all “to be concise” as my English friends always point out to me, who deal with business constantly and to whom I always reply: “I’m Italian! We have so many words to use”.

    My first interest was Africa. At 22 years old, I fell in love with a Congolese boy and turned him into one of those Charming Princes who no longer exist. I owe my current ability to understand the cultural differences of the world to my curiosity about its culture, so different from that of Europe.

    In the fifteen years that I have been with him, I have studied the history of Africa, I wrote a thesis entitled “Contemporary African Art”, a study that had great success at University and Institutional level in 2002 (you can see my study online in pdf version) I learned French (and a little Lari and Lingala dialect) to be able to talk to my mother-in-law, I made a project to bring South African artist Esther Mahalangu and a group of Ndebele women to Florence of his tribe, to paint the external walls of the Nelson Mandela Forum in Florence (ex. Sports Hall) which was supported by the Nelson Mandela Foundation in South Africa, the Municipality of Florence and the Nelson Mandela Association of Florence (these murals are all ‘visible today), I got married and I had a beautiful son.

    “Only study and knowledge give you the opportunity to make choices.”

    In 2010 I attended a specialization Master at RAI in Florence, with the Faculty of Engineering and I specialized in Multimedia Content Design. It was the most fruitful path of my life, which helped me understand how creativity and art (my main course of study until then) could evolve using new technologies (which at the time were represented by graphics, photography, video, etc.).

    “You will get out of here and you will be able to produce multimedia video content, but you will also be able to converse with programmers.”

    In reality I came out of this Master’s and the first job I found was that of managing a website in html, so I had to learn not only to communicate with programmers, but also to write in code.

    Thanks to this master, I had found three jobs at the same time, two for publishing houses (production of video content and programming in html) and another for the University of Florence, which I did on weekends (always as a producer of video content).

    It was the time when the first social networks were born and my experiences on the net were made before courses in this sector were institutionalized.

    THE ILLNESS THAT SHOOK MY LIFE

    At the end of September 2012, I discovered that I have breast cancer.
    My whole life starts running. Visits, biopsies, urgent operations, family brainstorming on chemotherapy, hair loss but above all an abandonment by my husband who, instead of supporting me, leaves home.

    I could no longer find answers in religion and no longer had a chance to confront my husband. The poetry of love had crumbled into itself. There are no words to describe the difficulty of raising a son completely alone, to which you have to explain at the same time the reason why the mother can no longer take him on the neck and the father has left home. While your body does not support you, your hair is struggling to grow back, love seems to have completely evaporated in the air and make-up becomes your only defense against the world. Around that time I started making up my eyes with a very strong black line.

    People called me “The Egyptian”, because I tended to make up my eyes so much just to draw attention to a spot on my face that wasn’t my hairless head or my obvious wigs of so many different colors and types.
    I needed to find motivation in my life, which involved me as much as art had done in the first 30 years of my existence and gave me the hope that there could still be something beautiful to live.

    I had survived death, and I needed a new motivation.

    How could I reconnect my former life to the one I was living at that moment?

    I leave out the story of the difficult period between December 2012 and September 2018 (I’ll tell you about it in another moment) and I go back to Linz.

    LINZ – ARS ELECTRONICA FESTIVAL

    I decided for the first time to take my 11-year-old son to take a night trip by train to Linz, to go and see one of the festivals I dreamed of so much “Ars Electronica Festival“.

    I promised my son that I would never abandon him and that I would always take him with me to every place in the world where I would go (even if I went there for work).

    It was an exciting journey,  a unique experience that made me glimpse a road, but I only understood it some time later. For the first time in many years, I tried to understand who I was and what I wanted from life.


    Cecilia Lascialfari – Ars Electronica Center/Ars Electronica Festival – LINZ 6-10 September 2018

    AWE EU 2019

    A few years later I discovered that in October 2019, a great EXPO called “AWE EU” was to be held in Munich on new technologies.

    I have always looked at Virtual Reality with distrust, because I consider it cold compared to the painting techniques I had learned at the Academy of Fine Arts. But I was curious to meet this world and Munich was a perfect opportunity.


    AWE EU Munich 2019 – with a preview of AWE USA 2020, a few months before the start of the Covid-19 pandemic


    I introduced myself to AWE EU Munich as a journalist’s apprentice. At the time I was writing and making videos for a small provincial newspaper with an attempt to enroll in the register of Italian journalists. AWE EU was a truly exciting experience. The approach with all these new technologies, the difficulty of the English language, the events that followed one after the other, and the possibility that the organization of AWE gave me when I told him that I would have my son with me (because I was alone and I could not leave him at home) made me understand that perhaps that was the right path to follow.

    The most particular anecdote of that experience was the interview with Ori Inbar. I hadn’t prepared anything and all of a sudden a spokesperson came to the press office announcing that Ori would soon be available for interviews.

    I prepared 5 questions at the speed of light, in terrible English, aided by Google Translate, and almost holding my breath, I took courage and put myself in the shoes of a real established journalist. At the end of the interview Ori asked me where I would publish that interview and when I told him that it would go to a provincial newspaper, he was a bit surprised and gave me two tips: he wanted me to write in a technology newspaper and that his video was dubbed in Italian and subtitled in Italian.

    You can see the interview with Ori Inbar from 2019 at this link: Realtà Aumentata e Virtuale: Cecilia Lascialfari intervista Ori Inbar durante l’AWE 2019 (Italian Version)


    Ori Inbar during AWE EU Munich 2019 – Photo by Cecilia Lascialfari


    Four years later I realized what Ori Inbar pointed out to me in 2019: ARea6DoF has just become a full-fledged newspaper.

    But it was a long way to get to where I am now. I never prove my age, and everyone attributes me to being about ten years younger. So they treat me as someone who has ten years less experience than me and that bothers me extremely.

    AWE NITE FLORENCE

    You are an organizer of AWE Nite Florence from 2022 and you were at last AWE USA 2022. I was delighted to see there there were many women among the speakers. More than 150 female speakes. Did you find it difficut to organize international events which today are in hybrid form?

    I had a lot of trouble starting to organize international events online. Back from Munich I tried to contact AWE to create a focus on new technologies in Italy. But there had already been an attempt to organize AWE Nite in Italy and for various reasons nothing had started. The previous organizer had moved abroad and I did not live in Milan, the reference city for the industry sector. I asked that the reference city of AWE Nite would become Florence which was my city, a cross between Rome and Milan, outside the industrial circuit and immersed in art, but there were initially many hesitations on the part of the organization.


    AWE Nite Florence – Poster of the events presented by Cecilia Lascialfari and Antony Vitillo


    I was able to involve Antony Vitillo as the organizer of AWE Nite with me. We both wanted AWE Nite to be an event at an Italian level and not geolocated on a single city, but the organization of AWE envisaged that there was a reference city. Italy is a small country compared to the USA. It is the size of a single US state. And the new technologies at the beginning of 2020 were not as widespread on the territory as in America. But the AWE Nite took the name and background of Florence and from there its success began. The art and the beauty have characterized this event all over the world. And each time, the organization of these events requires a lot of commitment from an organizational, graphic and online promotion point of view.


    AWE Nite Florence – Cecilia Lascialfari & Antony Vitillo

    The first AWE Nite Florence was built in January 2021 and to date we have made 9, all of them with great success. Over 30 Italian and foreign professionals were involved during the AWE Nite Florence. They were advertised in the AWE newsletters and published on the AWE youtube channel as well as within the AWE.live application. Find below the list of AWE Nite Florence with titles and reference links.


    AWE Nite Florence – A playlist by ARea6DoF Channel


    AWE Nite Florence continues to be “a work in progress”.

    METAVERSE – VIRTUAL WORLD

    Now we can work and attend events in virtual worlds using web apps on our mobile devices or headset. Doing so we are able to reduce CO2 emissions. Can the metaverse really be sustainable?

    During the last AWE USA 2022 Ori Inbar, he announced a prize for 2023 of $ 100,000 to those who will be able to present the best project in XR for the fight against climate change. Could it be a good incentive for the sector? Or will this be judged as a new publicity stunt?

    I am in contact with many people who are part of the XR community and we often talk about climate change and how much online conferences contribute to reducing the impact on the environment. Sometimes someone raises the question of organizing events in person versus online ones. Why do we continue to hold such expensive and environmentally polluting events in the presence, if they could all be done online, practically zeroing costs and with minimal pollution? I believe the answer to this question lies in the fact that new technologies have not yet made it to the mai stream. The communities that deal with this sector internationally are growing at an impressive rate (AWE, GatherVerse, Virtual World Society, VRARA, to name a few of the most well-known names), but still the common user does not have a headset at home that allows him to experience Virtual Reality in full autonomy. There is still a need to physically approach new technologies. It is not enough to turn into an avatar and join an online conference. We need to know the people with whom we make agreements online, or with whom we carry out projects online in reality and I believe that this necessity necessarily leads to the realization of events in presence. Let’s talk about business and perhaps, only later, about personal friendships.


    MMM GatherVerse.live
    – Opening by Cecilia Lascialfari – July 2022


    As for the “Metaverse” and the use that everyone is making of this word, I bring here a lesson that the web has given me. The word itself was coined by Neal Stephenson, who described it in his book “Snow Crash”, a science fiction novel published in 1992. It was adopted in an elite, nerdy, high-tech environment, but then it reached the mainstream through the Facebook social platform, and was therefore thrown into the hands of ordinary users, when Mark Zuckenberg decided to revive the fortunes of his company (overwhelmed by scandals such as that of Cambridge Analytica in 2018 )  by changing his name and taking the right to have half of the word “Metaverse” how his property.

    Like a hegemon, he announced to the world that “Meta” would be the new name of his group of companies. All this with the aim of improving the fortunes of a platform and of an entire company  declining. Did Mark Zuckerberg succeed in his goal?

    Communities weren’t happy with this announcement. And from that moment, the word Metaverse began to deviate from the golden path in which it was directed. And by the mere fact of not being a word that defined something physically or with strict rules, it was misunderstood and the mainstream started using it as if everything technological could be attributed this terminology.

    Great professionals in the sector immediately moved away from this definition which changed its way of use, finding the “wow” effect linked to advertising marketing and absolutely not wanting to associate this word with their work. But the Main Stream will still prevail.

    Now the word Metaverse is in common language and even if the uses made of it are often wrong, marketing will not give up this definition, as the presentation of something futuristic not well defined, which is linked to the future and to the communities of technology professionals.

    Since that moment the mainstream has known the word “Meta” and has wondered what the “Metaverse” was and a general chaos has begun on the meaning of this word. If “Facebook” is now called “Meta”, if “Meta ” derives from the word “Metaverse” and if I am a Facebook user, then the Metaverse is something close to me. And since there are no rules, the world has begun to attribute the definition of Metaverse to anything, to the irritation of the communities of engineers and developers, fathers of this “word”.

    To conclude this part on sustainability, I am sure that technology has a duty to seek sustainable solutions. We should start thinking differently from how we have always thought, breaking the mold, not looking for solutions to what cannot have solutions but significantly changing the way we approach these things or our way of life. But we should have such a detachment that only those who do not pursue money or the desire to become the “first” and best, will be able to find the solutions that the world needs.

    FLYING INTO THE METAVERSE THROUGH BOOKS & CULTURE

    I read in your LinkedIn profile that you started a new project: “Flying into the metaverse through books & culture” with the aim to open a cultural channel in the metaverse. I’m following it and i find it very interesting. Can you please tell us something more? What the goals?

    “Flying into the Metaverse through books & Culture” is a project that was born in May 2022 in collaboration with AWE aims to highlight the cultural trend already present in the Metaverse, highlighting studies and research carried out by professionals in the XR field who have been working on the development of new technologies and have seen the evolution of the technology sector from when Virtual Reality was still something unknown, to get to the birth of the Metaverse and the approach of these technologies of the highest level, towards the mainstream.


    Flying Into The Metaverse Through Books & Culture – Presentation of the project by Cecilia Lascialfari


    Because if it’s true that technology goes very fast and that news as soon as it comes out on the market in a few seconds becomes something “old”, it’s also true that books and events have been written in this sector and the various communities around the world are developing more and more, with the aim of finally reaching a compromise with the public that still knows this world with.

    I realize that the book is static and the Metaverse is in constant motion, but now there is a part of the history of the XR world, which must be written in the books precisely because it is consolidated and outdated.

    If you think you have left important footprints in the XR sector, write to me in the form that you can see on https://area6dof.com/flying-into-the-metaverse-through-books-and-culture/  and present your research, your book, or your project. Because this is a space that wants to make each of you number one, at least for the duration of a video interview.

    GATHERVERSE JOINS THE PROJECT IN JUNE 2022

    GATHERVERSE with its big community joins the project “Flying into the Metaverse through books & Culture” in June 2022 and helps to guarantee the project.


    GatherVerse.Live – Channel of Cecilia Lascialfari


    IF YOU MISSED THE INTERVIEWS SUBSCRIBE TO THE AREA6DOF YOUTUBE CHANNEL (click on FLYING INTO THE METAVERSE THROUGH BOOKS & CULTURE playlist and watch the video interviews)

    WOMEN

    What role could women play in the construction of the metaverse?

    Women play a great role in building the metaverse. Women have a different point of view of analysis, of vision, of concreteness compared to men. But even in this sector they suffer from an initial judgment that only highlights their aesthetics.

    Women must be women. Women don’t have to be afraid of being themselves.


    Cecilia Lascialfari at AWE USA 2022

    Women need not be afraid to show what they are. They don’t have to stop at aesthetic judgments about their beauty. They must not hide their beauty as women and must demonstrate that in addition to the attractive aspect of being a woman, there is a great work contribution to the XR world.

    There is this belief that the world of technology is made by men for men. Ada Lovelace Byron, Hedy Lamarr, Karen Spärck Jones, Katherine Johnson, Margaret Hamilton, Grace Murray Hopper, Adele Goldberg, Sophie Wilson, Helen Greiner, Anita Borg, Maria Gaetana Agnesi, Fabiola Giannotti, Linda Hill, Samantha Cristoforetti, etc. are just a few names of women who have helped technology get to where it is today.

    A very interesting movement is that of XR Women, born during the Covid 19 pandemic, a movement founded by women, with which I am currently in direct connection. What the women of XR Women are doing is a great job of organizing and helping the women who work in the Metaverse.

    This can be read on their website:
    In the fall of 2020, Karen Alexander, Sarah Klein, Sophia Moshasha, and Julie Smithson set out to fill a gap in the broader XR community.  After a brief planning period, they launched their first XR Women Meeting in November of 2020 in iLRN’s Virbela campus. Much to their surprise, an overwhelming number of women showed up. Those women have become core members and have invested their time, skills, and energy to helping this community grow. Nearly a year later, XR Women is one of the most active, far reaching women’s organizations within the industry. Membership and team continues to grow and they are honored to host an inclusive space for all in the metaverse.”

    There is a long way to go for women in XR, but movements like this certainly speed up the implementation of innovative ideas from women that would otherwise not emerge.

    FOOTSTEPS

    Do you have any advice for women who wish to follow in your footsteps?

    The path that a woman must take to be able to express herself and emerge in society is not easy. The stereotypes of the culture within which we live must be overcome. The world is still a place where the will of men prevails over that of women. Where you fight for the affirmation of yourself and where the ambiguity of being a man or a woman is coming forward in an overwhelming way, in order to be able to break these archaic patterns. I struggled to be able to understand what my path was and above all what my role was. The XR sector is not the first major project in which I participate.

    For 15 years I had the opportunity to get to know Africa, in particular the French Congo (Brazzaville, Pointe Noire). I visited it and lived with my African family (both in Africa and in Italy), in a very empathetic way. I studied Africa during the years in which I deepened my studies in painting at the Academy of Fine Arts and graduated with a thesis that selected some of the best contemporary African artists known nationally and analyzed their art. A 2005 project of mine involved Esther Mahlangu and the Ndebele Women, and involved painting the exterior walls of the former Nelson Mandela Forum. Palazzetto of Florence. The project was carried out in 2005 with contributions from the Municipality of Florence and those of the Nelson Mandela Foundation in South Africa. Today the external walls of the Nelson Mandela Forum in Florence have the colors of South Africa.

    The in-depth knowledge of Africa, of African culture and all the experiences of struggle that I have lived in recent years (social affirmation of people whose diversity was mainly given by the color of their skin, wanting to share my life with an African man, l ‘having had a mulatto child, the little struggle with friends and relatives to affirm my points of view) have stimulated in me a great open-mindedness, free from preconceptions that sees the person for what he is and identifies the different culture as an added value and not as a difficulty.

    When during the pandemic of Covid-19, I realized that paths and possibilities hither to impossible to reach were opening up, (like going physically to America), I changed course and used my research and study experience in a new sector, that of new technologies.

    And I’m only starting to see the fruits of my work now in 2022 after years of work.
    I know people who have been working for over 10 years in this industry, which looks like it is going to explode and hit the mainstream at any moment, but even if this is happening, it happens very slowly and gradually.

    I believe that the right word to pursue in order to go further is “evolution”.
    Never stop, never think that the solution is to make situations static and still.
    Constantly trying to stay in balance helps you shape your knowledge and adapt it to what’s new in your life.

    The sector of new technologies has allowed me to seek an adaptation of my skills and abilities to something that always presents itself with a more advanced development.
    You don’t have time to learn how to use a certain type of technology that you have already passed it.

    So, my most heartfelt advice is not to recline and always have your backpack ready with the essentials to start a new adventure.
    At any moment of our life there can be earthquakes that revolutionize everything.
    But what can be born after an earthquake can be extremely beautiful, as nature itself shows us.

    For everything that happens there is an explanation and for everything that happens (good or bad) there is personal growth.

    Right now the XR sector is the one in which I feel most comfortable, but it is not necessarily the last in which I will stop. I’m definitely trying to learn everything I can, with a lot of respect and humility by comparing myself with professionals who have been studying and working on really important projects for a lifetime.

    I feel very fortunate to have had this growth opportunity.
    And I am grateful for my tumultuous life to be here today writing these words.

    So my advice for women who want to take new paths is just this:
    “Cry if you have to, Breathe, Take care of your interiority and your exteriority, Follow your instincts, Be grateful to your life for taking you where you never thought you’d be able to go (and think that maybe you’re just at the beginning!)”.

    ARTIST

    FROM DRAWING TO THE METAVERSE

    My path is artistic and when I enrolled at the Academy of Fine Arts in Florence, I was given tools with which I could develop my creativity. And to do so, I went through all the manual phases of the artistic sector: drawing, painting, sculpture, engraving.
    After completing the Academy I had to find a job similar to what I had studied and graphics were the new means to give life to my creativity. The study of software, the mouse and digital pens were my new tools, together with the graphic tablets, my new canvases. 

    From Painting to Virtual Reality by Cecilia Lascialfari


    I didn’t fall in love with these new media and instead found a new tool for expression in video editing. The Italian culture that belongs to me is full of content, beauty, poetry and passion. The combination of multiple media with the visual movement of images, including music, led me to deepen the video aspect

    I got to know painting in Virtual Reality, but even today, I remain cold and detached from this medium, because I find that the viewer’s point of view changes.

    Traditional painting leads you to analyze something that the artist wants you to see from a specific point of view: the viewer in front of the painting. VR painting, on the other hand, allows the viewer to enter the painting and look at the image from points of view that were previously not possible. But the way in which the viewer experiences the emotion in looking at the painting is no longer guided by the artist.

    In VR painting the artist loses sight of the viewer who can get to see things that the artist didn’t even know he had created.

    Also, we would need the controllers, which replace brushes in VR, to have a more brush-like shape in reality as well.

    I find that a further step must be taken in the development of VR art before it can satisfy artists who get their hands dirty with colors in reality on a daily basis. But I do not exclude that it is possible to arrive at this too.

    If I enter the world of new technologies it is only because I am looking for a new method that allows me to express my creativity with the emotion that painting a picture in the real world gives me. The move to digital is necessary.

    We must follow the water of the river and experiment with new techniques, always looking for what can give us an extra emotion for our creativity, in the most beautiful and satisfying way possible.

    I don’t have the solution in hand yet, but I’m sure that where I am is an interesting way to go and to be grateful for.

  • Storie in social VR: Rubin Mayo

    Ho conosciuto Mister Rubin aka Rubin Mayo grazie alla community di Pyramid Cafè e ci siamo incontrati spesso nei mondi di social VR negli ultimi due anni. Finalmente all’inizio di giugno l’ho incontrato di persona al MUFANT, Museo della Fantascienza e del Fantastico di Torino con cui collabora da anni ed ho scoperto il suo vero nome, Marco Rabino.

    Chi è Rubin Mayo

    Si definisce su Facebook: scripter, builder, Owner e Landlord su Second Life. In realtà ha studiato al Politecnico di Torino e si occupa di IT.

    Rubin in Second Life
    Rubin Mayo in Second Life

    Come e quando nasce il nickname Rubin?

    “Rubin” – pronunciato all’inglese – nasce nel lontano 1994, quando ero militare a Cordenons (Pordenone), ed era il nomignolo con cui mi chiamavano i miei commilitoni (tutti più giovani di me). Quando sono tornato a Torino, nel giugno del 1995 ho deciso di continuare ad usarlo, pronunciato in italiano, anche come nome d’arte per la mia attività di Mago, per cui è nato “Mister Rubin”. Pur avendo praticamente smesso di fare spettacoli di prestigiazione (si è giusto cosi, perché “prestidigitazione” è un settore specifico e ristretto della prestigiazione), continuo ad usare questo nome d’arte anche per firmare i programmi e le pagine web.
    Nel 2007 quando entrai in Second Life, nacque Rubin Mayo, che continuo ad usare in tutte le mie versioni virtuali, in Second Life, Opensim o meglio Craft World, AltspaceVR e VRChat.

    Dovete sapere che Rubin organizza eventi in Second Life, tra i quali anche serate musicali, come ‘Anime in Jazz’, e ‘Italian Cartoons Club’. Dal 18 al 29 maggio scorso ha partecipato alla quattordicesima convention di Fantascienza in SL con 2 installazioni: una dedicata a “Lady Oscar- The Roses of Versailles” e l’altra, “Gundam Park”, dedicata giusto all’Universo – o meglio metaverso – Gundamico.

    Rubin Mayo in Gundam Park

    Quando ti sei avvicinato a Second Life? Che cosa ti ha appassionato?

    Entrai in Second Life nel 2007, per la precisione il 19 Luglio: fui incuriosito da un articolo che descriveva ben tre “land” in cui avevano riprodotto parti di Torino, per cui decisi di entrare per visitare queste riproduzioni.

    Poi sono rimasto affascinato dalle infinite possibilità espressive di Second Life, il primo “metaverso” realizzato ed operante: non l’ho più abbandonato!

    Rubin fa parte del Gruppo Italiano Appassionati GUNdam – GIAGUN e partecipa a vari eventi come Torino Comics, Casale Comics, Model Expo Italy, ecc. come espositore. Nella visita al MUFANT mi ha guidata tra le varie sale con grande passione e competenza. Ma scopriamo quando è nato questo suo ‘amore’. Quando hai iniziato ad appassionarti di questi temi? Quali personaggi preferisci e perché?

    Come tecnico in erba, sin da piccolo mi appassionava creare impianti elettrici, e occuparmi di argomenti tecnici e scientifici. La fantascienza mi interessava ma senza essere un fan sfegatato. E neppure i robottoni nagaiani mi interessavano, io preferivo i vecchi cartoni della Warner o della Disney, anche se sul lato anime iniziavo ad apprezzare Capitan Harlock e Lupin III. Nel 1980 sull’allora TMC vidi la scena iniziale di Mobile Suit Gundam, che presentava un futuro in cui l’umanità, spinta dai problemi ambientali del pianeta Terra, ha iniziato ad emigrare in isole spaziali, o meglio colonie spaziali in orbita attorno alla Terra. Da notare che qualche mese prima, un documentario della NASA presentava le stesse colonie viste il quel prologo. Ecco da dove parte la mia scintilla che ancora ora mi porta ad essere un fanatico di tutto quell’universo creativo nato da Mobile Suit Gundam.

    Per quanto riguarda la collaborazione col MUFANT, è nata da parecchi anni sempre come rappresentante del GIAGUN: questo Museo è particolare e direi molto singolare, mi piace il suo “DIVENIRE”, il suo cambiare sempre per poter presentare tutti i pezzi ancora non esposti, e per presentare al pubblico sempre nuove iniziative.

    Quali vantaggi e quali rischi vedi nel metaverso in costruzione?

    Intanto per me non esiste un solo metaverso, ma ogni insieme di cose reali o irreali che coese costituiscono un “universo oltre” (significato letterale di metaverso) a quello tangibile che sperimentiamo con i nostri sensi è un METAVERSO. La semantica del termine, specie nel mondo anglosassone, continua a confermare quanto detto, visto che gli inglesi continuano a parlare di Star Treek Metaverse, Star Wars Metaverse, Gundam Metaverse, Beautiful Metaverse (si è diventato un metaverso pure quello).

    Detto questo, vantaggi e pericoli dei metaversi sono molteplici ed in parte coincidono con quelli già identificati per il web. Per come li vivo io, i metaversi sono estensioni della mia vita, non sono sostituti o sdoppiamenti, o peggio ancora “giochi”.

    Partiamo da alcuni vantaggi, secondo me importantissimi: intanto in un metaverso, si impara ad andare oltre l’apparenza, visto che tutti gli avatar sono molto simili, quindi ci si può concentrare sul carattere e sull’interiorità delle persone che si incontrano; si possono incontrare persone che nella vita tangibile potresti non incontrare mai, per cui l’aspetto “community” è e deve essere sempre alla base delle interazioni tra le persone; entrare in nuovo metaverso è un’occasione per estendere la propria conoscenza e la propria cultura, e confrontarsi con persone, conoscenze e culture diverse; è anche l’occasione per re-imparare un po’ di Inglese o addirittura anche altre lingue; in un metaverso in genere è possibile andare oltre i propri limiti e soprattutto le proprie menomazioni fisiche; inoltre alcuni metaversi consentono veramente a tutti, che abbiano o meno la padronanza di strumenti avanzati, di poter creare contenuti e condividerli.

    Ora alcuni pericoli.

    L’uso di un metaverso fruibile tramite un avatar avviene con possibili molteplici intenzioni da parte delle persone: chi lo vede come una estensione della propria vita, chi lo vede come un grande gioco di ruolo e quindi si costruisce un personaggio diverso da interpretare, chi pensa di poter scappare dalla propria vita nel mondo tangibile e quindi vivere una vita “meravigliosa” o perfetta, chi esprime un latente sdoppiamento di personalità. La cosa è “sana” fino a che si è coscienti di come si sta usando un metaverso, i guai iniziano quando non si tiene conto che ciascuno ha un suo modo di fruizione, quando si perde il controllo, magari anche solo dei propri sentimenti.

    Intanto è sempre possibile incontrare persone malintenzionate o meschine che possono approfittarsi della situazione o dei sentimenti altrui. Anche andare oltre sentimenti di amicizia è pericoloso, c’è chi si innamora di un’altra persona, per poi scoprire dolorosamente, molto dolorosamente, che l’altra persona stava solamente giocando di ruolo o peggio; quindi ci sono i pericoli, amplificati, di una relazione sentimentale reale.
    Senza contare le patologie: qualcuno potrebbe rimanere “prigioniero” di questa vita ideale vissuta in un metaverso, oppure sviluppare tutta una serie di comportamenti psichici devianti, o anche solo isolarsi ulteriormente dal mondo tangibile e dalle altre persone presenti in esso.

    Quali consigli potremmo dare ai genitori che non conoscono o frequentano poco questi mondi (gaming e social VR)?

    Domanda difficile. Intanto bisogna educare meglio i ragazzi, oggi i genitori sono troppo permissivi e non preparano i giovani ai NO che la vita ti sbatte in faccia. Il risultato è che creano nei ragazzi la convinzione di poterle avere “tutte vinte”. Questo non fa bene né ai ragazzi e neppure ai genitori. Occorre educare alla pratica del rispetto per se stessi e per gli altri: senza questa pratica il giovane rimane facilmente vittima di ogni manipolazione, e vale sia per la vita nel mondo tangibile sia per i social network, sia nei metaversi. Occorre far capire ai ragazzi che non è importante avere centinaia di follower in un social network, ma avere degli amici veri, anche se pochi.

    Occorre insegnare ai ragazzi che è importante ESSERE, non l’AVERE o l’APPARIRE. Questo è un compito importante trascurato da troppi genitori moderni nell’educazione dei giovani. Occorre anche educare i giovani alla vita in comune anche con estranei o quasi, a rinunciare un po’ del proprio egoismo in favore di un bene comunitario maggiore.

    Ma tutto questo vale a prescindere!!!

    Nello specifico i genitori per primi dovrebbero formarsi sui pericoli della rete, e dovrebbero per osmosi passare questa formazione anche ai giovani, che imparano subito le funzionalità dei nuovi media, ma ne ignorano completamente i pericoli e gli inganni.

    Infine i giovani dovrebbero imparare a dare il giusto peso ad ogni cosa che accade nella loro vita e anche in questo i genitori devono essere d’esempio e guida.

    Quali esperienze hai provato e suggerisci nei mondi di social VR?

    VR e non solo, parliamo di metaversi in generale, la VR è solo una modalità di fruizione. Di sicuro consiglierei di entrare e vivere nei vecchi mondi virtuali come Second Life e open sim, e a sperimentare tutte le possibilità espressive e comunicative di questi vecchi mondi: posso assicurare che tutto quello che sta venendo in mente ai nuovi guru dei metaversi, in SL lo abbiamo già sperimentato e approfondito. Inoltre proprio in SL, si possono trovare appassionati di ogni sorta e su ogni argomento, basta avere la volontà di cercare nelle land e nei gruppi.

    E comunque consiglio di entrare in un metaverso senza avere troppe aspettative o preconcetti o pregiudizi, esplorarlo, sperimentarlo, trovare altre persone con cui condividere l’esperienza: solo approfondendone la conoscenza è possibile capire un metaverso, come funziona e cosa offre.

    Che cosa pensi degli NFT? Saranno solo una bolla oppure potranno rappresentare un futuro per l’arte?

    L’argomento è molto complesso.

    Oggi parlare di NFT vuol dire principalmente parlare di una bolla speculativa, di un qualcosa discriminatorio e divisivo tra chi sostiene la gratuità della fruizione delle opere d’arte e chi invece si bea dei propri soldi e li vuole mettere in mostra.

    Una cosa ho capito dell’arte: se non è fruibile è come se non esistesse. Nella storia i mecenati hanno sempre finanziato gli artisti affinché potessero realizzare le proprie opere e metterle a servizio della comunità: ed è quello che ancora accade in molti metaversi.

    Se poi vogliamo permettere agli artisti di gestire da soli la possibilità di guadagnare, gli NFT possono essere uno dei mezzi per farlo, a patto che nei vari metaversi uno possa poi rendere disponibile la fruizione dell’opera d’arte associata ad un NFT, altrimenti rimane un’opera morta che non può essere goduta o condivisa.

    Occorre trovare il giusto equilibrio, ma in generale posso affermare che l’arte nei metaversi non necessariamente ha bisogno degli NFT.

  • Storie in XR: Andrea Giglio

    Le storie in XR si occupano oggi di realtà virtuale ed incontrano Andrea Giglio che ho conosciuto grazie a Pyramid Cafè e alla Meta Oculus Community Italy®. Ci siamo ritrovati più volte ad eventi in AltspaceVR sia divulgativi sia d’intrattenimento come, ad esempio, le serate cinema o l’incontro con Paolo Nespoli di qualche settimana fa. Recentemente Andrea ha tenuto due incontri dedicati a XR e disabilità all’interno di AltspaceVR e Second Life e mi ha permesso di approfondire un tema che è ancora poco conosciuto.

    Spesso la realtà virtuale e il social VR vengono accusati di allontanare dalla realtà, di isolare i giovani con effetti negativi sulla loro personalità. Non si considerano invece le opportunità offerte dalle tecnologie di creare connessioni virtuose, di mettere in contatto persone da tutto il mondo, nonostante diversità e problemi fisici.

    Ne ho avuto la prova circa due anni fa quando ho partecipato ad una mostra di una pittrice e poetessa con problemi motori, organizzata da Francesco Spadafina in AltspaceVR. Ho avvertito chiaramente la gioia dell’artista di potersi muovere liberamente nello spazio immersivo e dialogare con tutti noi come fossimo ad un vernissage in presenza.

    Chi è Andrea Giglio

    Andrea Giglio è un XR Consultant, socio di  Connected Reality Italy, docente di tecnologie immersive, modellazione 3D e sviluppo esperienze XR ed è specializzato sui temi di inclusione.

    La storia di Andrea

    Come sapete, nelle mie interviste cerco di conoscere i professionisti dal punto di vista umano e non solo lavorativo. Desidero capire e condividere con voi le loro esperienze, le loro emozioni. Ho scoperto uomini e donne davvero sensibili ed unici.

    Conosciamo insieme i primi passi di Andrea nell’XR e le sue passioni per la realtà estesa. L’ho intervistato per voi.

    Andrea Giglio
    Andrea con il suo avatar di AltspaceVR

    Quando hai approcciato la VR e quali sono state le tue prime esperienze? 

    Il mio primo approccio con la realtà virtuale è stato all’inizio del 2017 quando ho preso parte al progetto “Virtual Reality Innovation” finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale della Provincia di Bolzano. Il progetto prevedeva la realizzazione di quattro prototipi di esperienze virtuali per la formazione in quattro settori differenti, quali la gestione delle riunioni aziendali, la sicurezza nell’organizzazione degli eventi, i progetti di vinificazione e i servizi relativi alle information technologies. Qualche prototipo faceva uso di riprese a 360, mentre altri erano esperienze VR interattive vere e proprie.

    Ho letto che hai frequentato a Sidney corsi di modellazione e animazione 3D con Andrew Silke. Quanto ha inciso quest’esperienza formativa sulla tua professione?

    Esatto, all’età di 31 anni ho messo letteralmente la mia vita in una valigia, ed, essendo l’ultimo anno in cui potevo fare il visto Working Holiday Visa, mi sono trasferito a Sydney. Il viaggio in Australia è stata un’esperienza cruciale nel mio percorso. Una volta arrivato a Sydney ho iniziato a cercare quali erano le offerte formative che la città poteva offrire ad un giovane modellatore 3D e ho scoperto che Andrew Sike, già supervising animator di colossal hollywoodiani quali Avatar, Gravity, Happy Feet e “Harry Potter e i Doni della More, Parte 2a” (per soddisfare la curiosità dei Potterhead, Andrew è responsabile della sequenza animata dei tre fratelli) aveva trovato una nuova vocazione nell’insegnamento. All’epoca Andrew aveva aperto il sito, ancora esistente, “Create 3D Characters”, una vera miniera per i giovani apprendisti in questo settore. Oltre a quanto ho appreso da un punto di vista tecnico, anche il modo in cui faceva docenza è stata un’esperienza unica. In puro Australian style, immersi da tavoli da surf e giganteschi pupazzi di Totoro provenienti dallo studio Ghibli Andrew faceva le lezioni private a casa sua, oltre ad essere docente alla Sydney University. Ad intervalli regolari organizzava nel suo giardino barbecue a cui prendevano parte studenti universitari, studenti privati e aziende locali; in questo modo i giovani avevano modo di mostrare i loro showreel e le aziende di scegliere i ragazzi più meritevoli. Rispondendo alla tua domanda l’esperienza con Andrew Silke è stata fondamentale per me, perché mi ha offerto un approccio alla creazione di contenuti digitali davvero unico, internazionale e collaborativo. Ancora oggi Andrew offre docenze online e chiunque può prenotare lezioni con lui.

    Si parla molto di Metaverso come luogo adatto a giovanissimi e gamers, quasi un po’ distopico. Tu come lo vedi e come pensi si svilupperà? 

    Io sono molto positivo nello sviluppo dei Metaversi, quello che mi porta ad esserlo è l’entusiasmo che vedo in molte ragazze e molti ragazzi che si ritrovano nelle piattaforme virtuali. Sicuramente c’è molta disinformazione in merito alle tecnologie immersive collaborative, e poca attenzione viene data, ad esempio, alla realtà aumentata che già potremmo usufruire tutti attraverso i nostri smartphone. Tale disinformazione porta molti italiani ad un approccio scettico e a vedere le nuove tecnologie come un punto di rottura con la nostra tradizione. Forti della nostra storia e della nostra tradizione artistica penso che queste tecnologie siano un mezzo eccellente per portare questi saperi millenari in una nuova dimensione, dopotutto noi siamo il popolo che ha scoperto la prospettiva e ha pianificato spazi tridimensionali secoli fa.
    Quanto al timore che i nostri ragazzi saranno assorbiti giorno e notte nei loro visori, per me è una paura infondata. Se c’è un ottimo modo per evitare che i ragazzi passino ore ed ore a giocare ai videogiochi, questo modo sta nell’insegnare loro a realizzare i videogiochi. La chiave per me sta nella formazione al giusto uso e consumo di queste tecnologie che caratterizzeranno la vita di tutte e tutti.

    Sei molto presente su piattaforme come AltspaceVR, Second Life ed altre. Quale preferisci e perché? 

    Penso che tutto dipenda dall’utilizzo che se ne vuole fare. Ogni piattaforma risponde ad esigenze specifiche. Spatial è ottima per le riunioni di lavoro, così come lo diventerà sempre di più Oculus Workrooms. È molto interessante la possibilità di poter interagire e toccare altri avatar offerta da VR chat. Quella che preferisco per interagire con altre persone e fare eventi serali e conferenze è sicuramente AltSpace VR, anche per le splendide comunità italiane che la caratterizzano. Ogni evento è fonte di arricchimento personale ed un ottimo strumento per il team building e la condivisione di saperi e passioni.

    Per quanto riguarda Second Life penso che il valore aggiunto di questa piattaforma è la sua storia di oltre vent’anni che può essere un faro nella realizzazione di nuovi mondi virtuali. Penso che tutti noi possiamo imparare molto dai successi e dai momenti bui che l’hanno caratterizzata, così come dalla qualità intellettuale ed estetica dei suoi contenuti, particolarmente in momento in cui siamo chiamati a realizzare nuove comunità digitali. Abbiamo oggi la possibilità di trasportare gli stessi contenuti all’interno di esperienze immersive. Per quanto avveniristiche potranno essere le tecnologie, la qualità delle esperienze sarà infatti direttamente proporzionale ai loro contenuti.

    Hai tenuto recentemente due speech in AltspaceVR e in Second Life su ‘Tecnologie immersive e disabilità’. Da quando e perché ti sei specializzato su questo tema?

    Nel 2018 sono stato docente nel primo corso di realizzazione di contenuti di realtà virtuale ed aumentata. Pochi mesi dopo dal corso un mio corsista, e attuale collega, ha avuto un incidente grave ed ha dovuto passare un lungo periodo di riabilitazione. Mentre era all’ospedale ha avuto modo di capire quanto le tecnologie immersive potessero aiutare persone con disabilità, persone anziane e persone che devono fare riabilitazione. La sua esperienza ci ha aperto gli occhi su quello che potesse essere uno degli utilizzi migliori delle tecnologie immersive.

    Evento sulla disabilità in Second Life
    Andrea alla serata di Pyramid Cafè

    Quali vantaggi potrebbe offrire la VR a persone con disabilità fisica?

    Veramente tanti. Le tecnologie immersive sono effettivamente degli abilitatori di esperienze, permettendo a persone disabili possibilità che gli erano finora precluse, quali nuotare, fare una scalata, andare in skate o in bicicletta, fare visite o escursioni.

    Questi mezzi innovativi consentono alle persone su sedia a rotelle di pianificare percorsi accessibili all’interno delle aree metropolitane, in stazioni, supermercati o centri commerciali. Ciò porta a una notevole riduzione dell’ansia legata all’esplorazione di luoghi sconosciuti quando si troveranno a visitarli nella realtà. Tali esperienze sono anche utili a preparare anche i loro accompagnatori. Quando nella progettazione e nella creazione di spazi virtuali viene data attenzione a tutte le misure legate all’inclusività questa attenzione resterà con noi anche quando ci troveremo a costruire gli spazi reali.

    Per persone ipovedenti la realtà virtuale offre la possibilità di vedere le immagini più chiaramente, mentre la realtà aumentata può aiutarle a riconoscere volti ed evitare ostacoli. Cruciale in questo caso anche lo sviluppo di interfacce ricche di informazioni utili in tempo reale. Feedback sonori o tattili consentono di fare esperienze a persone prive di vista.

    Per persone con problemi d’udito infografiche sovrapposte al video delle esperienze virtuali possono permettere loro di capire quanto stanno dicendo le persone che le circondano o riconoscere dei suoni. In questo ambito sono già stati sviluppati dei guanti in grado di interpretare e tradurre il linguaggio dei segni.

    Per persone anziane o affette da Alzheimer la realtà virtuale agisce da abilitatrice di esperienze, perché funge da switch on del loro cervello, facendoli sentire riconnessi alla vita. Per persone anziane non affette da disabilità, ma impossibilitate a muoversi, offre la possibilità di essere connessi da remoto in tempo reale, ad esempio, nella stanza dove si sta sposando il proprio figlio o la propria figlia. 

    In un’ottica di life reviewing la VR offre la possibilità di rivisitare luoghi legati ad episodi poco piacevoli della vita, avendo vicino un parente mentre si fa l’esperienza virtuale. Ciò può essere importante per andare a risolvere tutto quello che si è lasciato incompiuto nell’esistenza e recuperare finalmente un senso di pace. 

    La realtà virtuale può permettere alle persone anziane anche di viaggiare virtualmente nei luoghi che hanno visitato in passato, in cui si sono sposati, in cui hanno fatto il servizio militare, andando a riattivare dei ricordi, cosa importantissima, ad esempio, per chi soffre di demenza senile.

    Può inoltre essere un valido strumento per far fare esercizio fisico in maniera avvincente e collaborativa, andando ad aumentare i riflessi in condizioni sicure. 

    Persone con autismo o Asperger possono apprendere abilità sociali e le abilità della vita in un ambiente che non avvertono essere minaccioso. Esistono inoltre visori in grado di rilevare le risposte emotive degli utenti. Ciò può rivelarsi utile per monitorare paralisi facciali, depressione, disturbi bipolari e Parkinson. 

    Le persone disabili si trovano spesso a dover dipendere da altre persone. In un interessante ottica di ribaltamento delle parti Maestro Games ha sviluppato un’esperienza  in cui gli utenti vestono i panni di un direttore d’orchestra e un’orchestra virtuale dipende dai loro movimenti. Esperienze di questo tipo sono molto importanti per rafforzare un senso di autostima, calma ed empowerment. 

    Che percorso consiglieresti ad un/una giovane che desideri specializzarsi in XR con focus su disabilità? 

    Anche se le tecnologie immersive permettono di sperimentare cosa voglia dire vivere con certe limitazioni è importante far provare la realtà aumentata o la realtà virtuale direttamente alle persone disabili per capire effettivamente quali siano i loro desideri e le loro esigenze. Una delle caratteristiche della realtà virtuale è una forte personalizzazione; una volta che vengono individuate le necessità di una specifica utenza sarà possibile realizzare degli spazi virtuali ad hoc nei quali tali bisogni verranno soddisfatti. 

    Sono stati stilati da Meta così come da altre compagnie una serie di criteri per rendere le esperienze più inclusive. Ogni creatore di spazi virtuali dovrebbe conoscerli e tenerli a mente mentre realizza i metaversi. Ad esempio, bisognerebbe mantenere l’azione delle esperienze virtuali frontalmente, impostare i visori in modo tale che l’altezza degli avatar corrisponda a quella di una persona seduta e dare l’accesso ad un secondo utente tramite controller dove la persona non è in grado di farlo indipendentemente. 

    Altrettanto importante è non considerare le disabilità un tabù e rappresentarle anche nei mondi virtuali. 

    Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di documentarsi bene sugli studi già effettuati sul tema della disabilità e delle tecnologie immersive. La virtual e l’augmented reality possono cambiare effettivamente la vita delle persone disabili. Vivere la nostra professione come una missione mirata all’inclusività rappresenta la perfetta fusione tra un sapere tecnico ed una responsabilità morale.