• Agentic AI e lavoro creativo: cosa cambierà entro il 2035

    Il 15 luglio scorso ho seguito in streaming il convegno organizzato dall’’Osservatorio FUTURES’ degli Osservatori Digital Innovation, dedicato all’impatto dell’Agentic AI sul futuro del lavoro creativo.

    Ricordiamo tutti che cosa si intende per Agentic AI? L’ho chiesto a Perplexity e mi ha fornito la definizione IBM:

    l’agentic AI è un tipo di intelligenza artificiale che non si limita a rispondere o generare contenuti, ma può anche pianificare, prendere decisioni e agire per raggiungere un obiettivo, spesso con supervisione umana limitata.’

    Ma non è tutto, perché può pianificare attività, coordinare diversi strumenti e svolgere azioni con un certo grado di autonomia.

    Come sappiamo l’intelligenza artificiale ci consentirà di produrre più velocemente, generare idee, analizzare informazioni e simulare scenari e questo è solo l’inizio. La ricerca presentata durante il convegno ha però spostato la riflessione su un piano più profondo.

    La domanda è: come cambierà il valore che attribuiamo alla creatività, al ruolo delle persone e all’esperienza stessa del creare?

    In sintesi: come cambierà il lavoro creativo con l’Agentic AI?

    Lo scenario al 2035 illustrato dalla ricerca non descrive la semplice sostituzione dei creativi con strumenti automatici. Indica una possibile trasformazione del modo in cui le persone e le organizzazioni generano idee, assumono decisioni e costruiscono valore.

    Secondo gli scenari elaborati dall’Osservatorio FUTURES, infatti le idee nasceranno sempre più dalla collaborazione tra persone, piattaforme digitali e agenti AI. Questo renderà l’autorialità più distribuita e sarà quindi sempre meno semplice attribuire un progetto a un unico autore. Come sappiamo da tempo con il maggiore impatto ed uso dell’AI sono nate problematiche legate alla ‘paternità’. Chi è davvero il ‘creatore’ e in caso di conflitto a chi si dovrà imputare la responsabilità legale?

    Allo stesso tempo, la creatività non sarà più confinata a un ruolo specifico o a una singola fase del processo, ma diventerà una capacità diffusa all’interno delle organizzazioni. Alle persone spetterà soprattutto il compito di interpretare il contesto, dare significato alle informazioni e orchestrare sistemi complessi.

    Anche il valore del lavoro creativo cambierà: dipenderà dalla velocità o dalla qualità dell’output finale e da altri fattori quali l’esperienza di apprendimento, l’esplorazione e la collaborazione che il processo sarà in grado di generare.

    Perché l’immaginazione torna a essere una competenza strategica?

    Claudio Dell’Era ha aperto il convegno, riportando al centro una competenza: l’immaginazione che nel mondo del business è stata spesso considerata secondaria a favore della concretezza, della misurabilità e dei risultati immediati. La idee dovevano essere ‘messe a terra’ velocemente, riducendo così lo spazio dedicato all’esplorazione e alla possibilità di immaginare ciò che ancora non esiste.

    Oggi questa skill torna a essere strategica. L’AI ci aiuterà sempre meglio nel pensiero analitico e nell’elaborazione delle informazioni, tuttavia alle persone viene richiesto di osservare i segnali deboli e nelle situazioni marginali o ‘strane’ di vedere possibili futuri alternativi.

    Il relatore ci ha portato a riflettere sulla differenza esistente tra near futures e distant futures.

    I near futures sono costruiti proiettando nel futuro fenomeni che possiamo già osservare. Sono scenari relativamente prevedibili, derivati dall’evoluzione delle tecnologie, delle organizzazioni e dei comportamenti attuali.

    I distant futures non è detto che siano necessariamente lontani nel tempo. Sono comunque distanti dal nostro modo di pensare attuale e ci richiedono uno sforzo di immaginazione e la volontà di scegliere quale futuro contribuire a costruire.

    futures

    Ne deriva che possiamo limitarci a prepararci a ciò che probabilmente accadrà oppure assumerci una parte di responsabilità nella progettazione di ciò che vorremmo accadesse. Questo è un punto essenziale su cui interrogarci. Come desideriamo che sia il futuro per noi e per i nostri figli?

    Qual è il tipo di futuro che vogliamo costruire, non solo attendendo che quei fenomeni a cui siamo già esposti perpetuino il loro effetto, ma creare quelle condizioni per cui il futuro sia in parte figlio delle nostre azioni? E quindi assumerci in ultima istanza la responsabilità di ciò che sta per arrivare e non unicamente prepararci a ciò che verrà a prescindere da noi.

    Dall’augmentation alla trasformazione del lavoro creativo con l’agentic AI

    Nel futuro ‘near’, l’AI renderà i cicli creativi rapidi ed efficienti, permetterà di generare alternative, confrontare grandi quantità di dati, ampliando le capacità cognitive di professionisti e gruppi di lavoro. Questo è un fenomeno già in essere, in quanto nelle agenzie creative e nelle organizzazioni si richiedono competenze di AI per performare più efficacemente.

    Questa è la logica dell’augmentation: continuare a svolgere attività già conosciute, facendole meglio o più velocemente grazie alla tecnologia.

    Il rischio è utilizzare strumenti completamente nuovi senza ripensare i modelli organizzativi nei quali vengono inseriti. Un alert che è emersa anche da alcuni esperti di AI che supportano le aziende: si introduce l’AI semplicemente per velocizzare senza però apportare cambiamenti nei flussi. Potremmo migliorare le prestazioni dei processi attuali, perdendo l’occasione di trasformarli davvero. Automatizzare alcune attività, eliminare passaggi e ridurre i tempi non significa necessariamente generare più valore.

    La prospettiva più interessante emersa dal convegno riguarda quindi il passaggio dall’aumento alla trasformazione, ossia i processi creativi del futuro potrebbero avere una struttura diversa da quella attuale. Potrebbero coinvolgere persone, piattaforme e molteplici agenti artificiali all’interno di ecosistemi più articolati.

    Non sarà più sufficiente inserire un nuovo strumento in un punto del processo. Occorrerà ridisegnare ruoli, competenze, responsabilità, modalità decisionali e criteri attraverso i quali viene riconosciuto il valore.

    creative work

    Che cosa significa autorialità distribuita?

    L’intervento di Stefano Magistretti ha approfondito uno degli scenari centrali individuati dalla ricerca: il passaggio dall’autore individuale alla distributed authorship, l’autorialità distribuita.

    Siamo abituati ad associare un’idea a una persona: il creativo, il designer o l’esperto capace di collegare elementi apparentemente lontani e arrivare all’intuizione.

    Nei nuovi ecosistemi creativi, le idee nasceranno sempre più dall’interazione tra persone con competenze diverse, sistemi digitali e agenti AI specializzati e l’autore diventa parte di un sistema. Questo cambiamento può contribuire a democratizzare la creatività, ampliando la possibilità di partecipare alla generazione delle idee anche a chi non ricopre un ruolo tradizionalmente creativo.

    Allo stesso tempo, apre questioni su cui si discute da tempo, ossia a chi appartiene un’idea generata attraverso l’interazione di molti attori? Chi assume la responsabilità quando il progetto viene realizzato o portato sul mercato? Come vengono riconosciuti i contributi delle persone e quelli dei sistemi artificiali?

    Proprietà intellettuale, diritti e accountability dovranno essere ripensati, perché sarà sempre più difficile attribuire un risultato a un unico autore.

    Anche la leadership dovrà cambiare e consisterà nel creare le condizioni affinché competenze e intelligenze differenti possano contribuire alla sua costruzione.

    Che cos’è la creatività sistemica?

    Il secondo cambiamento individuato dalla ricerca riguarda la nascita di una creatività sistemica. I sistemi agentici potranno partecipare in modo continuativo alle conversazioni, collegare prospettive diverse, rilevare incoerenze e segnalare possibili implicazioni etiche, culturali o sociali.

    creativity

    In una riunione futura, un agente AI potrebbe produrre una trascrizione o una sintesi e al contempo evidenziare che una decisione entra in conflitto con i valori dell’organizzazione, introdurre un punto di vista non ancora considerato oppure suggerire di riformulare il problema prima di procedere.

    Etica, cultura, emozioni, design e innovazione dovranno convivere all’interno dello stesso flusso creativo.

    Il ruolo umano potrebbe così passare da human in the loop a human over the loop: una persona inserita nel processo per controllare un risultato e al tempo stesso capace di osservare e orchestrare l’intero sistema.

    Quali competenze umane acquisteranno maggiore valore?

    Quando la produzione di testi, immagini, analisi e presentazioni diventerà sempre più accessibile, la vera sfida sarà comprendere il contesto, interpretare il brief, formulare le domande corrette e attribuire significato alle informazioni.

    Cambieranno anche le competenze richieste, in quanto il valore professionale non dipenderà soltanto dalla capacità di trasformare un input in un output e saper eseguire singole attività operative. Diventerà importante saper orchestrare ecosistemi complessi formati da persone, tecnologie e intelligenza artificiale.

    Tra le capacità destinate ad acquisire maggiore rilevanza troviamo, ad esempio, il pensiero critico, interpretazione del contesto, capacità di collegare discipline diverse e orchestrazione di persone, strumenti e agenti AI. Saranno competenze centrali, perché consentiranno di definire la direzione e il senso del lavoro.

    Nonostante l’impatto sempre maggiore dell’AI, saranno ancora le persone a decidere quali possibilità meritano di essere sviluppate e quali conseguenze siamo disposti ad assumere.

    Dall’accelerazione al piacere creativo

    L’intervento di Emilio Bellini ha introdotto un passaggio che ho trovato particolarmente interessante: quello dall’accelerazione al creative pleasure, il piacere creativo.

    Il relatore ci spiega che l’accelerazione portata dall’intelligenza creativa non garantisce necessariamente un’esperienza professionale più soddisfacente. Potrebbe anzi ridurre la percezione della sfida, generare noia, come ad esempio, nel caso delle auto a guida autonoma che richiedono comunque l’attenzione del guidatore e tolgono però il piacere della guida che affascina tanti di noi. Delegare quindi potrebbe non implicare automaticamente sentirsi più liberi o coinvolti.

    La ricerca invita a rileggere il concetto di flow, lo stato di pieno coinvolgimento che sperimentiamo quando esiste un equilibrio tra la difficoltà della sfida e le competenze che possediamo per affrontarla.

    ai

    Nell’era dell’Agentic AI, la sfida sarà realizzare un buon output, ma anche costruire il contesto, negoziare significati, collegare prospettive e guidare un processo collettivo.

    Il valore del ritmo creativo

    Bellini fa un focus anche sul ritmo creativo, dicendoci che il piacere creativo potrà assumere almeno due forme:

    • creative rhythm: la capacità di alternare accelerazioni e pause, momenti di concentrazione e sospensione del giudizio, confronto e riflessione. La tecnologia non dovrebbe necessariamente eliminare i tempi apparentemente improduttivi, perché spesso è proprio in quei passaggi che le idee maturano e acquistano significato.
    • embodied creativity, una creatività vissuta attraverso l’esperienza concreta del lavorare e pensare insieme. Il piacere potrà risiedere nella partecipazione al processo, nel confronto con gli altri e nella possibilità di sviluppare collettivamente un pensiero più articolato.

    La creatività diventa una pratica relazionale, profondamente umana, supportata dagli agenti AI senza essere completamente delegata a essi.

    rhythm

    Che cosa cambia per le organizzazioni e per il lavoro creativo?

    Gli scenari presentati dall’Osservatorio FUTURES guardano al 2035, ma pongono questioni concrete già oggi. L’Agentic AI non eliminerà necessariamente il lavoro creativo, piuttosto ne trasformerà il ruolo, spostando il valore dalle attività esecutive alla capacità di interpretare il contesto, affrontare problemi complessi e coordinare persone e sistemi artificiali.

    Per le organizzazioni sarà necessario capire quali attività automatizzare, quali potenziare e quali ripensare completamente, chiarendo anche responsabilità e criteri decisionali e dando importanza sempre maggiore a formazione e capacità di costruire significati condivisi.

    Produrre più velocemente o creare più valore?

    La riflessione che mi porto a casa dal convegno è che il futuro del lavoro creativo non si giocherà soltanto sulla produttività. Possiamo utilizzare l’AI per fare più rapidamente ciò che già facciamo oppure cogliere l’occasione per ripensare il modo in cui lavoriamo, collaboriamo e diamo significato al nostro lavoro quotidiano.

    La differenza sarà nella capacità delle organizzazioni di progettare nuove configurazioni: nuovi ruoli, nuovi equilibri tra persone e sistemi artificiali, nuovi criteri di responsabilità e nuove forme di collaborazione. Entro il 2035, la creatività potrebbe essere sempre meno il risultato di un unico autore e sempre più il prodotto di ecosistemi interdisciplinari, nei quali intelligenza umana e artificiale interagiscono continuamente.

    E le aziende sono pronte a questi cambiamenti? Temo che molte si limitino ancora a integrare l’AI solo per ridurre i costi o velocizzare gli output, non creando vera sinergia tra uomo e macchina. Dagli articoli recenti risulta che le imprese stanno investendo poco nella formazione dei propri dipendenti su AI e tecnologie in generale e spesso non assumono giovani per non dedicare tempo all’onboarding. Queste scelte comporteranno problemi a distanza di qualche anno, perché non avremo dipendenti skillati adeguatamente con esperienze significative in azienda.

    Forse la sfida più importante sarà riscoprire quale futuro vogliamo contribuire a costruire. Questo è anche uno dei temi sui quali focalizzerò nei prossimi mesi il lavoro nei miei percorsi di formazione e consulenza: aiutare persone e organizzazioni a comprendere come l’intelligenza artificiale stia trasformando la narrazione, la creatività e la comunicazione, per utilizzare la tecnologia con maggiore consapevolezza e generare progetti di valore.

    Fonti:

    Foto di Igor Omilaev su Unsplash. 

    per approfondimenti https://www.osservatori.net/

  • Il nuovo consumatore compra storie in cui riconoscersi

    Il 24 giugno ho seguito il 12° Pambianco – Interni Design Summit e ho trovato di grande interesse alcuni aggiornamenti sul rapporto consumatore – storie tanto da desiderare condividerli con voi. La parola ‘storytelling‘ è tornata più volte nei talk e ha assunto un ruolo che forse era stato un pò dimenticato.

    I dati presentati da Désirée Di Leo, New Business Developer di Sita Ricerca sui trend e sul nuovo consumatore, hanno evidenziato quanto sia cambiato il modo in cui consumiamo. Per molto tempo abbiamo parlato di prodotto, di estetica, di brand, di posizionamento, aspetti ancora importanti che però non bastano più.

    Rivoluzione silenziosa nei consumi

    Oggi il consumatore non acquista in modo “ingenuo”, è più informato, più critico, più abituato a valutare prodotti, servizi ed esperienze. L’accesso continuo alle informazioni e i social network lo hanno trasformato in uno “smart shopper”. Fa recensioni, giudica e partecipa attivamente.

    Si sta attuando una ‘rivoluzione silenziosa nei consumi’ caratterizzata da un cambiamento profondo e graduale nel modo in cui le persone vivono e acquistano. Avendo una vita meno impostata da regole, i comportamenti si mescolano tra generazioni, i modelli rigidi perdono forza e il lusso non è solo più ostentazione. La maggiore mobilità geografica contribuisce a rendere le esperienze più dinamiche e meno legate a schemi tradizionali.

    A questo si aggiungono nuovi vincoli economici come la stagnazione dei salari e l’aumento del costo della vita che spingono a una riflessione più attenta sul valore reale degli oggetti e dei servizi. Il consumatore diventa più selettivo, alterna acquisti premium e scelte di convenienza senza frustrazione, seguendo curiosità e/o desideri e valori personali. Di Leo porta l’esempio del mondo beauty in cui possono convivere nella pochette di una signora il rossetto Chanel accanto alla crema Nivea.

    In merito alla crisi del lusso di cui si parla negli ultimi tempi, la ricerca propone una prospettiva diversa, ossia che la crisi sia legata a una percezione del cliente che si sente ‘preso in giro’. L’aumento di alcuni prezzi nel mercato del lusso viene considerato ingiustificato, anche tenendo presenti fattori come dazi, guerre e scenario mondiale molto complesso. ‘Il cliente rifiuta il prezzo alto senza prova‘ come leggiamo nella chart sottoindicata.

    processo di acquisto

    Attualmente il cliente si interessa anche alla sostenibilità e vuole sapere se i brand da cui acquista sono davvero sostenibili o fanno greenwashing, come trattano i dipendenti, quale filiera usano e qual è il loro impatto. Un tema importante emerso dalla ricerca sia per i consumatori sia per gli addetti ai lavori.

    Il desiderio non sta più come in passato nel possedere ed esibire qualcosa di bello o riconoscibile, perché oggi si cerca un senso, un significato. Questo cambiamento riguarda tanti settori come il fashion, l’hôtellerie ed anche il design.

    Turismo e hôtellerie

    Di Leo fa un approfondimento anche sul mondo del turismo e sottolinea come il viaggiatore business tradizionale lasci spazio al “bleisure”, chi viaggia per lavoro integrando momenti di piacere personale, culturale, gastronomico o di relax. In generale il cliente contemporaneo ricerca autenticità e esperienze locali.

    Nel settore dell’hôtellerie di alta gamma emerge l’importanza delle memorie geolocalizzate: si sceglie un luogo perché offre qualcosa di unico, non replicabile altrove. Dopo le fasi del local, global e glocal, si torna al local con forte senso di territorialità. Si tratta di valorizzare ciò che è profondamente legato al territorio.

    Il branding passa non dall’uniformità degli spazi, ma dalla qualità del servizio e dalla capacità di accompagnare il cliente in esperienze memorabili. Un palazzo rinascimentale a Firenze, un edificio Art Nouveau a Parigi o un building a New York non devono essere resi identici: devono valorizzare la loro specificità. Far vivere qualcosa che può accadere solo in quel luogo, con quella storia mentre si è immersi in quell’atmosfera. In questo scenario, lo storytelling torna a essere fondamentale.

    Design

    Dopo anni di democratizzazione dei beni e di contaminazione con i codici della moda, il design entra in una nuova fase culturale. Emergono estetiche sempre più uniformi, accelerate dai social e dai trend globali. Le aziende producono oggetti meno innovativi o disruptive, non volendo rischiare, ma questa scelta valida per il mercato più ampio, viene rifiutata dai ‘trendsetter’ che cercano unicità e personalizzazione.

    design

    Il ‘nuovo’ piace ancora anche se non è prioritario, si tende a ricercare autenticità, unicità e significato. Come leggiamo nella chart il 70% dei consumatori sono attratti da oggetti iconici, vintage e senza tempo. Per questa fascia di consumatori l’oggetto bello deve raccontare qualcosa e tendenzialmente avere una relazione con il territorio, con la memoria, con la propria identità. Da qui il ritorno di interesse verso artigianato, antiquariato, pezzi unici, produzioni anche imperfette che portano con sé una storia.

    Se un prodotto di design può essere imitato, il servizio diventa determinante e cresce il peso della consulenza offerta ai clienti e dello storytelling che può esaltare e comunicare la nascita dell’idea, la creazione dell’oggetto, l’heritage dell’azienda. La storia acquista valore in particolar modo per le persone che non vogliono adeguarsi agli standard e desiderano pezzi unici.

    valore del design

    Altro tema affrontato dalla relatrice è quello relativo all’intelligenza artificiale che viene descritta da Di Leo come l’ennesimo grande strumento che può entrare nel lavoro quotidiano, dopo le innovazioni che si sono susseguite negli anni, quali computer, plotter, internet e email. Può avere un impatto significativo sul design, ma richiede un uso consapevole. In questa fase l’uomo ha ancora il compito di “educare” l’AI, tenendo ben presenti due grandi temi:

    • l’etica, cioè chi controlla l’AI e con quali responsabilità;
    • la sostenibilità, sia ambientale sia infrastrutturale, legata all’enorme quantità di risorse necessarie per far funzionare questi sistemi.

    L’efficacia e l’impatto dipendono da come integriamo l’intelligenza artificiale nel lavoro e da come affrontiamo le sfide che porta con sé.

  • Dal packaging al racconto

    Un’etichetta o un packaging non sono più soltanto uno spazio da rendere accattivante. Oggi, grazie alle tecnologie, ogni confezione può diventare un punto di accesso a un racconto aziendale, a un servizio specifico e soprattutto a un’esperienza da vivere in prima persona. L’accessibilità diventa facile ed immediata e aumenta il ricordo del brand.

    Durante il corso “Tecniche di comunicazione multimediale” – nel capitolo XR e mondi immersivi che sto tenendo presso Fondazione Clerici, invito gli studenti ad esaminare alcuni packaging, individuare i punti di forza e di debolezza, immaginando quali aree poter ‘aumentare’ grazie alle tecnologie.

    Nelle esercitazioni in aula mettiamo a confronto prodotti della stessa categoria merceologica, come, ad esempio packaging di diverse paste all’uovo, e comprendiamo dalla grafica, dalla confezione e dai contenuti del sito quale elemento possa essere più riconoscibile per il consumatore o abbia un maggiore impatto nel funnel d’acquisto. Il mio interesse nei confronti del packaging e della stampa nasce da una lunga esperienza nel marketing e nel settore macchine da stampa, prima di essere fan di tech.

    Rendere “aumentata” un’etichetta o un’area del packaging significa trasformare un oggetto fisico in un canale di relazione. Il consumatore non si limita più a vedere un logo o a leggere un ingrediente o una promessa di marca, perché può trovare un avatar che narra e che lo accoglie, scoprire i valori dell’azienda, vedere uno show cooking o un video storico o persino giocare. In poche parole, entrare davvero nel mondo del brand.

    I metodi di fruizione sono molteplici e accessibili anche a persone non particolarmente digitalizzate, anche senza dover scaricare un’applicazione, azione non che può peggiorare la user experience.

    Per un brand, rendere parlante il packaging significa aumentare il valore percepito del prodotto, raccogliere dati utili nel rispetto della privacy, creare relazione diretta con il consumatore e differenziarsi a scaffale. Per il consumatore significa, invece, avere accesso a informazioni e servizi e, al contempo, emozionarsi. Per il retail infine significa trasformare il punto vendita in un luogo più interattivo.

    Casi studio di etichetta ‘aumentata’

    Un esempio famoso è quello del brand Jack Daniel’s che ha “aumentato” l’etichetta storica della bottiglia, trasformandola in un’esperienza narrativa. Attraverso un’app mobile, l’utente scansiona il packaging e inquadra l’etichetta che si anima e si apre come un pop-up 3D, mostrando gli ambienti interni della distilleria con le botti di whisky, scene del Tennessee e contenuti sul processo produttivo. Lo storytelling visuale evidenzia l’heritage, oltre all’artigianalità e alle tecniche di produzione.

    Altro caso studio che mostro ai miei studenti è quello relativo al brand Patrón Tequila che ha utilizzato sia la tecnologia AR, aumentando l’etichetta, sia i virtual tour per far conoscere le coltivazioni e la produzione. Qui il link al virtual tour su YouTube e link al video relativo ad AR.

    Sostenibilità

    La tecnologia, però, non deve essere un effetto speciale fine a sé stesso. Funziona solo quando amplifica una storia vera, quando mette in evidenza il purpose dell’azienda e al contempo, semplificando od orientando alla scelta, generando fiducia e utilità.

    Il packaging diventa un ponte tra fisico e digitale. Invece di rimandare semplicemente a un sito web, un QRcode può aprire contenuti aggiornabili nel tempo: una campagna stagionale, una promozione, un racconto storico, un’esperienza di realtà aumentata o un percorso educativo. Il vantaggio è chiaro: il contenuto può evolvere senza dover ristampare la confezione.

    Quali settori possono trarre vantaggio dall’etichetta o packaging “aumentati”?

    Il packaging “smart” può essere applicato a svariati settori dal B2C al B2B, dove il prodotto ha una storia da raccontare, un’origine da valorizzare e/o un utilizzo da spiegare.

    Non dobbiamo pensare che riguardi solo prodotti tecnologici o grandi brand internazionali. Al contrario, può essere molto efficace per aziende artigianali e produzioni locali, prodotti premium di valore e imprese che vogliono trasformare il proprio prodotto in un’esperienza più ricca e coinvolgente.

    Se prendiamo in considerazione il food & beverage, possiamo raccontare la provenienza degli ingredienti, la filiera, il metodo di produzione, le caratteristiche organolettiche, le ricette o gli abbinamenti. Pensiamo, ad esempio, a prodotti come un olio extravergine, una tavoletta di cioccolato di elevata qualità, una miscela di caffè premium o a un prodotto tipico del territorio. Sono prodotti con una “vita” complessa che possiamo trasformare in un’esperienza per il consumatore.

    Nel mondo della moda e del lusso, il packaging e le etichette smart, attraverso tag NFC o RFID, possono diventare strumenti fondamentali per favorire la tracciabilità. L’AR invece consente di raccontare materiali, artigianalità e cura del prodotto. Questo permette di comunicare meglio le capacità artigianali del brand e di contrastare la contraffazione, favorendone tracciabilità e supportandone modelli più circolari, come il resale e il second hand certificato.

    Nel settore beauty e cosmetica il packaging aumentato può spiegare come utilizzare correttamente un prodotto, suggerire una beauty routine, raccontare gli ingredienti, le certificazioni o le scelte sostenibili dell’azienda. Se consideriamo invece il campo farmaceutico, healthcare e nutraceutico, la tecnologia può avere anche una funzione di servizio e sicurezza, offrendo contenuti aggiornati e facilitado la consultazione di foglietti illustrativi digitali.

    Invece nel settore industriale e B2B che valenza può avere? Un imballaggio o una smart label possono rimandare a schede tecniche, pagine di manuali, certificazioni, video di installazione, ecc., fornendo valore e informazioni senza andare ad aggiungere complessità visiva a un’etichetta.

    Concludendo

    Il valore non sta nella tecnologia in sé, ma nella possibilità di trasformare un supporto statico in un canale dinamico. Il packaging può aggiornarsi, adattarsi a campagne stagionali, offrire contenuti personalizzati e creare una relazione diretta tra brand e consumatore.

    Rendere smart un’etichetta significa quindi “aumentare” il prodotto, permettendo alla confezione di raccontare ciò che, spesso, lo spazio fisico non riesce a contenere: la storia, le persone, i processi, i valori, le istruzioni, le emozioni e i servizi che rendono quel prodotto davvero riconoscibile.

    Hai un prodotto, un’etichetta o un packaging che vorresti trasformare in un canale di comunicazione dinamico? Parliamone. 🙂 Contattami per scoprire come integrare le tecnologie smart e la realtà aumentata nella tua strategia di brand, offrendo ai tuoi clienti un’esperienza digitale memorabile.

  • Il marketing: dalla performance al valore

    Si è concluso ieri il Milano Marketing Festival 2026 che ha messo in evidenza quanto il marketing oggi non sia orientato più solo alla performance, ma all’ascolto dei pubblici e soprattutto al valore, cercando di superare i classici ‘silos’ da sempre presenti in azienda: marketing, vendite, produzione.

    Negli ultimi anni, le aziende e i consumatori hanno dovuto imparare a muoversi in uno scenario complesso e instabile dove l’industria e la distribuzione si sono trovate a competere in un’arena sempre più articolata.

    Tra i diversi panel a cui ho assistito mi ha particolarmente interessato quello dal titolo “Affrontare le sfide del presente”, perché ha cercato di delineare e riassumere i temi principali affrontati nella tre giorni del Festival. I relatori erano Geo Ceccarelli, Chief Information Officer – Marimo, Pietro Curtolillo, Marketing & Communication Director – CRIF e Enzo Frasio, Managing Director – NielsenIQ Italy e GfK Italia. Al link potete trovare maggiori informazioni sul Festival e il programma.

    Ascolto dei consumatori: approccio strategico

    Alcuni talk hanno sottolineato un dato interessante: i bisogni dei pubblici non sono cambiati, in quanto nel largo consumo si continua a cercare benessere, mentre nel mondo tecnologico emergono sempre più chiaramente sostenibilità e convenience.

    Quello che è cambiato è il comportamento, cambiamento iniziato da alcuni anni e confermato dagli analisti. I consumatori, sempre meno fedeli, cambiano frequentemente punto vendita alla ricerca di convenienza e semplicità.

    Marketing: approccio strategico

    Le aziende devono quindi ripensare il concetto stesso di loyalty e modificare l’approccio strategico. Se in passato il focus era quasi esclusivamente sulla quota di mercato nel breve periodo, oggi si assiste a un cambio di prospettiva.

    Se la centralità si sposta sulla comprensione profonda dei consumatori e della società, la quota di mercato non è più il punto di partenza, ma un risultato e il marketing deve essere orientato al medio-lungo periodo. Non più quindi marketing tattico, ma un marketing strategico che deve portare a una maggiore collaborazione tra industria e distribuzione. L’obiettivo è comune: generare valore per il consumatore finale.

    L’ambivalenza dell’intelligenza artificiale

    L’intelligenza artificiale sta accelerando questa trasformazione, perché democratizza l’accesso alla produzione di contenuti, ma al contempo porta con sé due tipi d rischio.

    Si parla di “noise”, ossia di un eccesso di contenuti molto simili che può ridurre la qualità dei messaggi e, soprattutto, annullare la distintività dei brand. Quando tutto è simile, nulla è riconoscibile.

    Il sovraccarico cognitivo è sempre più diffuso, perché emerge il bisogno di controllare e gestire grandi quantità di contenuti generati automaticamente.

    Diventa quindi fondamentale porsi una domanda: quale valore stiamo realmente generando?

    La creatività oltre l’algoritmo

    I relatori hanno ricordato che la standardizzazione della creatività non è nata con l’intelligenza artificiale, ma è stata solo amplificata. La diffusione degli algoritmi e delle piattaforme digitali hanno spinto i contenuti verso logiche di performance e replicabilità.

    Negli ultimi anni siamo passati a un people to marketing, secondo cui non sono più le aziende a dettare le regole, ma le persone a orientare strategie, linguaggi e formati.

    Per questo oggi il valore della creatività torna a risiedere nel pensiero, nella visione, non semplicemente nell’esecuzione.

    Il marketing come costruzione di valore

    In questo scenario, il marketing deve essere un motore di crescita, deve portare valore reale per il brand e soprattutto per le persone. Questo comporta un cambio di paradigma di cui bisogna necessariamente tenere conto.

    • ascoltare e comprendere i bisogni dei consumatori
    • integrare marketing, vendite e strategia
    • dialogare in modo autentico con il mercato
    • passare dal promettere al dimostrare
    • creazione di ecosistemi

    Le aziende non operano più in modo isolato, ma come hub all’interno di sistemi complessi che coinvolgono partner, consumatori e stakeholder. È proprio in questi ecosistemi che si genera valore e si crea un impatto maggiore.

    Saper scegliere

    Un eccesso di possibilità, di dati, di tecnologie, di direzioni da intraprendere ha creato una tensione costante in cui si muovono le aziende oggi. Da una parte, la pressione del presente: risultati da raggiungere con spesso risorse limitate e obiettivi di breve periodo. Dall’altra, la necessità sempre più urgente di costruire visione e anticipare scenari per sforzarsi di interpretare un futuro che cambia con una velocità senza precedenti.

    Questa problematica non è nuova, ma è stata amplificata dalla diffusione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi che stanno ridefinendo molti processi, ruoli interni alle organizzazioni e modelli decisionali. Molte imprese, in particolare le PMI, non sono pronte e non hanno ancora sviluppato una reale capacità di integrazione. Si rendono conto di questa nuova ‘rivoluzione industriale’ che riguarda non più solo la produzione, ma hanno difficoltà ad agire in modo strutturato.

    Generazioni come cambiamento di paradigma

    Oggi il tema generazionale assume un ruolo centrale, perché più generazioni convivono nella stessa organizzazione.

    Nel corso del Marketing Festival diversi relatori hanno parlato di questo tema, evidenziando che non è più possibile parlare di generazioni come segmenti di mercato e quindi categorie utili per definire target e strategie di comunicazione.

    Un esempio emblematico, che è stato portato alla nostra attenzione, riguarda il rapporto con il digitale. Per le generazioni più senior, il digitale è stato a lungo percepito come un’estensione del reale, o addirittura come un suo opposto. Per la GenZ e Alpha, invece, questa distinzione perde significato, perché il digitale è parte integrante dell’esperienza reale, un luogo in cui si creano relazioni e si costruiscono identità.

    Le imprese devono tenere presente questo cambio di paradigma, perché devono interpretare sistemi di valori e modalità di interazione radicalmente diverse.

    Non si tratta più di capire come comunicare, ma di capire come pensano.

    Come ha precisato il sociologo Francesco Morace nel panel ‘Il punto di vista dei consumatori’, la cultura oggi è cross-generazionale, non più segmentata e la segmentazione classica (Boomer / Gen X / Millennial / Gen Z) non funziona più. Serve invece leggere le dinamiche tra generazioni e i circoli d’influenza reciproca.

    Come possiamo vedere in molti social media e momenti di vita come, ad esempio gli eventi sportivi o musicali, i genitori portano i figli nei loro mondi e viceversa con uno scambio bidirezionale. La segmentazione che deve quindi essere tenuta in considerazione dai brand non è più per età, ma per relazioni.

    L’evoluzione dello storytelling

    Per anni lo storytelling è stato una leva essenziale nella costruzione di una marca. La capacità di raccontare storie coerenti, rilevanti e coinvolgenti ha rappresentato un vero elemento distintivo per molte aziende. Secondo i relatori questo approccio mostra alcuni limiti e la narrazione deve diventare storydoing.

    storytelling

    Nel panel viene precisato che oggi la sequenza si ribalta: prima l’azione, poi la comunicazione, infine la costruzione di significato. In questo modello, la rilevanza non nasce da ciò che viene detto, ma da ciò che viene fatto. La comunicazione continua ad avere un ruolo strategico, ma diventa soprattutto un amplificatore di un valore già esistente, non il tentativo di crearlo da zero o di simularlo.

    La necessità di raccontarsi delle aziende diventa un elemento strategico […]ci sono occasioni e media che permettono di fare storytelling molto di più rispetto a quello che era fino a qualche anno fa, però lì torna poi la capacità di fare storytelling

    Riflessioni

    Il Milano Marketing Festival 2026 ha messo in evidenza tendenze che aziende e marketer devono tenere ben presenti per non ‘subire’ la complessità, ma cogliere le opportunità offerte da questa nuova rivoluzione culturale.

    La comunicazione non parte più da una storia, ma da un’azione reale.

    Da narratrice conosco bene la tendenza a spostare l’attenzione da stortytelling a storydoing, dal marketing del contenuto al marketing dell’esperienza. Da anni si dice che non basta raccontare, ma si devono costruire iniziative tangibili ed esperienze reali, per cui lo storytelling diventa una modalità di comunicare e di agire nel mercato. Si deve evitare la manipolazione dei pubblici, ma narrare il reale valore del prodotto e del servizio, far vivere esperienze, rispondendo concretamente ai bisogni e ai desideri.

    Una suggestione che ho portato con me è legata al concetto di rilevanza che è tornato durante il convegno in più occasioni. Rilevanza che non è solo una questione di efficacia comunicativa o di aggiornamento tecnologico, ma responsabilità nella definizione delle priorità, nella scelta degli strumenti e piattaforme in un’offerta infinita e nella capacità di interpretare il contesto in cui l’azienda si muove.

    Le aziende che riusciranno a orientarsi in questa complessità saranno quelle capaci di sviluppare una visione integrata: operativa e strategica, concreta e narrativa.

  • Dietro le quinte di una formazione

    È sempre interessante scoprire il dietro le quinte di una formazione. Che cosa accade e come ci si organizza? Le metodologie adottate dai formatori sono differenti, ma sono legate da un filo comune: la crescita con i partecipanti che non ricevono più una lezione frontale, ma vengono guidati in un percorso di crescita e di sperimentazione. Non si tratta più di ‘tenere corsi‘, ma di ‘accompagnare‘ come coach nell’apprendimento, di progettare percorsi di formazione che consentano ai discenti di rispondere in modo efficace alle esigenze reali delle aziende.

    Formazione aziendale in cambiamento

    La formazione aziendale sta cambiando profondamente per rispondere alle sfide del mercato globale, soprattutto alla luce della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, fattori che stanno trasformando il modo di lavorare e le competenze richieste.

    Le metodologie tradizionali non bastano più, perché apprendiamo in modo diverso e quindi è necessario sviluppare approcci più flessibili, personalizzati e basati su tecnologie innovative per restare competitivi nel prossimo decennio.

    I sistemi di apprendimento basati sull’AI permettono di creare percorsi formativi su misura per i singoli partecipanti, adattando contenuti e tempi di apprendimento alle esigenze individuali.

    Come ho potuto sperimentare direttamente in aula, la soglia di attenzione è drasticamente diminuita, in quanto si è costantemente attratti da mille stimoli indotti soprattutto dagli smartphone. Nelle sessioni online sicrone la distrazione è ancora maggiore, tanto che molti partecipanti tengono la telecamera spenta e non partecipano attivamente.

    Nasce quindi l’esigenza di adottare modalità come il microlearning, ossia moduli brevi facilmente integrabili nella giornata lavorativa che consentono di condividere informazioni in modo veloce ed efficace, e la gamification, che favorisce il coinvolgimento e la motivazione.

    Per aumentare l’attenzione e la partecipazione attiva sono utili anche le tecnologie immersive come realtà aumentata e virtuale (AR/VR) che rendono possibili simulazioni pratiche realistiche in contesti sicuri. Proprio le tecnologie permettono di esercitare, accanto alle competenze tecniche, le soft skill, come leadership e gestione dello stress e dei conflitti, competenze che diventano sempre più cruciali per affrontare contesti lavorativi dinamici e complessi.

    Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, circa il 37% dei lavoratori globali dovrà aggiornare le proprie competenze in ottica di upskilling e reskilling, per mantenere il proprio posto di lavoro entro il 2030.

    Basandomi su questi dati, ho creato il percorso formativo all’interno del corso ‘AI generativa: innovazione e ottimizzazione dei processi organizzativi‘, organizzato da CNC Regione Lombardia e co-condotto con Vivaldo Moscatelli, esperto di Intelligenza artificiale.

    La mia esperienza formativa

    L’esperienza formativa per il settore sanità, concluso a dicembre 2025, è stato un percorso sfidante e mi ha coinvolta emotivamente, dovendo trasmettere competenze e passione su temi come le tecnologie immersive e i mondi immersivi a professionisti/e della sanità esclusivamente con formazione sincrona online. Ho trovato una grande passione e desiderio di apprendere e di mettersi in gioco nei gruppi coinvolti (120 persone divise in 2 edizioni).

    La preparazione

    La preparazione è fondamentale per andare a soddisfare le esigenze formative dei discenti. Non mi sono limitata a formazione di base, ma ho cercato paper scientifici, articoli a supporto, esperienze internazionali utili per far comprendere le applicazioni pratiche. Ho selezionato e scelto con cura casi studio italiani e stranieri e registrato esperienze con il visore o da desktop e scaricato spezzoni di video tratti da YouTube o pubblicati in LinkedIn. 

    Quali sono gli step successivi della preparazione? Terminata la ricerca delle fonti e documenti aggiornati si definisce quindi passo passo la microprogettazione e quindi si creano e/o adattano le slide di base alla formazione specifica, focalizzandosi sulle personas. Sì, si torna comunque sempre al ‘vecchio’ marketing per riuscire ad essere efficaci anche nella formazione. Il primo passo è, con un giro di tavolo virtuale, capire se i partecipanti abbiano già avuto esperienze in campo XR e definire quali e in che ambito.

    Volendo far esercitare i discenti su piattaforme come ThingLink, ho preparato un tutorial, un piccolo manuale per guidare passo passo dalla registrazione alla creazione del tour e del QR code e fare fruire il percorso facilmente. Ho predisposto anche un ambiente immersivo nella piattaforma Spatial per far accedere i partecipanti e far esperire la ‘presence’.

    La sessione formativa

    Se la formazione è sincrona online l’obiettivo è quello di coinvolgere e fare intervenire i partecipanti con l’utilizzo di piattaforme come Mentimeter o altro. Si fanno aprire i microfoni e si favorisce la discussione o la fase Q&A. 

    Si creano anche momenti di laboratorio vero e proprio in cui i partecipanti sono invitati a ‘mettere le mani’ ed a esercitarsi. Si supportano i meno esperti di tecnologia, proponendo anche momenti successivi one to one. 

    Trattandosi di piattaforme non largamente conosciute in campo sanitario si portano molti casi studio, come ad esempio l’utilizzo nella riabilitazione, l’impiego di VR o AR in corsi universitari italiani o esteri, l’applicazione in percorsi all’interno di strutture ospedaliere, ecc. 

    Per fare comprendere la creazione di un tour interattivo si è creato un prototipo da discutere in aula e da esaminare come percorso fruibile da smartphone tramite QR code. 

    Si è creato anche un ambiente immersivo come uno studio medico nella piattaforma Spatial per far fare esperienza diretta ai partecipanti. Si è entrati insieme nel mondo e appreso come muoversi ed interagire. Per comprendere le opportunità offerte dalla tecnologia si è visitato anche l’Ospedale di Cagliari, presente nel metaverso da qualche anno.

    Il tutoraggio

    La fase di tutoraggio è stata fondamentale e ha dato grandi soddisfazioni, per l’interesse e passione dimostrati dai gruppi creati autonomamente dai discenti in base ai loro desideri di sviluppo del project work finale. In molti casi sono stati esaminati e creati progetti calati nella realtà lavorativa di alcuni partecipanti, per cui si è compresa l’effettiva efficacia dell’unione delle tecnologie AI e XR.

    Collegamenti live con i gruppi di lavoro o consigli/risposte sono stati effettuati su Discord in area appositamente creata per il corso. Nella stessa sezione sono stati forniti articoli, documenti, materiali utili alla formazione e alla creazione del project work. 

    I takeaways della formazione

    Che cosa ho appreso da quest’esperienza? Si trattava di un contesto diverso da quelli dove normalmente tengo sessioni formative su XR e mondi immersivi, per cui ho cercato di comprendere le esigenze e rendere molto pratica l’erogazione.

    Il supporto di uno o più tutor durante la progettazione di un project work è la soluzione vincente per accompagnare in modo efficace l’apprendimento degli adulti e rendere più coinvolgente la partecipazione.

    L’unione dell’AI e dell’XR nella fase di studio e di realizzazione è risultata molto efficace, perché ha permesso di migliorare le competenze e comprendere appieno le potenzialità.

    Volete sapere di più di quest’esperienza e dei progetti futuri? Contattatemi sul mio profilo LinkedIn al link o venite al Learning More Festival a Modena il 21 febbraio (dalle 09:30 alle 10:30) al Complesso di Sant’Eufemia.

    Sul tema AI e tecnologie è in fase d’iscrizione un corso di specializzazione organizzato dall’Università di Parma dal titolo: “Orientarsi nell’ecosistema sanitario con l’Intelligenza Artificiale: mindset e partnership”. Per informazioni ed iscrizioni è necessario contattare : simone.fanelli@unipr.it.

    Cogliete l’opportunità di formarvi per dominare le tecnologie e comprenderne le applicazioni utili al vostro contesto lavorativo. Il lifelonglearning è diventato un must in questi scenari complessi e deve aiutarci a rispondere alle sfide future del mercato del lavoro.

  • Takeaways Netcomm Focus – Fashion & Beauty

    Ho assistito al Netcomm Focus Fashion & Beauty lo scorso 22 settembre con un’attenzione particolare al mondo fashion e al suo legame con la tecnologia. Tema che seguo da anni per comprendere le sperimentazioni di brand in XR e nei mondi immersivi. In effetti i brand fashion e beauty sono stati tra i primi ad adottare le tecnologie per coinvolgere i pubblici più giovani in esperienze e gaming. Ricordate, ad esempio il brand Gucci in Zepeto e in Roblox o L’Oréal con il virtual try-on?

    Ecco alcuni takeaways che mi hanno particolarmente interessata del keynote speech del Presidente Netcomm, Roberto Liscia.

    Nel panorama generale che vede da una parte la crescita modesta del fashion (3-5%) e l’aumento del fast fashion e lusso accessibile (+14%) si assiste ad un continuo avvicendamento di manager e risultati finanziari in calo. Il lusso cala mediamente tra il 2 e il 5%, mentre nel settore beauty si assiste a una crescita moderata con alcune overperformance, come, ad esempio, per i brand L’Oréal e Puig.

    Andando ad esaminare più nel dettaglio il trend del fashion emerge la ‘crescita vertiginosa’ del fast fashion tra cui i brand Shein e Temu, nonostante la sensibilizzazione diffusa verso la sostenibilità e economia circolare soprattutto presso le generazioni più giovani.

    Second Hand

    Se da una parte cresce il fast fashion dall’altra si nota che il fenomeno del second hand è ormai diventato una realtà consolidata e in rapida diffusione. Nel 2024, secondo il ThredUp Resale Report 2025, il 58% dei consumatori americani ha acquistato almeno un prodotto di seconda mano e il tasso di crescita di questo mercato risulta tre volte superiore rispetto al nuovo. Anche in Italia il fenomeno è tangibile: Vinted è diventato il quinto merchant per pacchi consegnati, a dimostrazione di come questa tendenza stia entrando nella quotidianità delle persone e trasformando persino la gestione logistica urbana.

    Consumatori

    Il comportamento dei consumatori varia molto tra le generazioni. A livello globale, il 73% si dichiara disposto a pagare di più per prodotti sostenibili. In Italia, i giovani mostrano minore attenzione al prezzo e maggiore interesse per eticità, sostenibilità e accessibilità. Al contrario, la cosiddetta generazione “Silver” mantiene una forte fedeltà ai brand.

    I giovani della Gen Z sono diventati decisori d’acquisto e oggi, avendo carte di credito già dagli 11-12 anni, comprano direttamente, diventando protagonisti a tutti gli effetti. Emergono anche nuovi valori culturali, come il gender free e l’attenzione all’eticità, che stanno cambiando le abitudini di consumo. Un dato significativo arriva dagli Stati Uniti, dove il 36% ha acquistato al di fuori del proprio genere tradizionale, segno di un cambiamento culturale più rapido di quanto percepiamo.

    Omnicanalità

    Un tema cruciale è quello dell’omnicanalità. Oggi il 70% delle vendite è influenzato dal digitale: se vent’anni fa l’e-commerce era marginale, oggi l’accesso all’informazione online è universale e condiziona quasi ogni acquisto. Tecnologie come realtà aumentata e virtual try-on stanno trasformando l’esperienza, e in futuro avatar personalizzati aiuteranno a scegliere taglie e modelli, riducendo il problema dei resi. Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il processo di ricerca: si passa dal SEO al GEO, con risultati più personalizzati e pertinenti. La competizione sull’accessibilità ai prodotti, guidata dall’AI, è solo agli inizi.

    I social media giocano un ruolo sempre più complesso. Gli influencer tradizionali stanno lasciando spazio ai micro-influencer, più credibili e legati a competenze di prodotto. Tuttavia, in Italia il social commerce non ha registrato l’esplosione vista in Inghilterra, e anche il live shopping, pur essendo nato in Cina come tendenza travolgente, non ha avuto ancora il boom atteso. Sorprende invece il dato secondo cui nel 2024 il 78% della crescita retail è stata attribuita ai negozi fisici: il digitale non sostituisce il fisico, ma lo integra, rendendo l’esperienza d’acquisto sempre più ibrida.

    L’omnicanalità implica trasformazioni profonde nei processi aziendali, con nuove infrastrutture IT, piattaforme dati e sistemi integrati. Si tratta di un vero cambiamento organizzativo che pesa sulla competitività e sugli investimenti delle imprese.

    Un altro fattore determinante è rappresentato dalle normative europee, sempre più orientate a ridurre invenduto, resi e impatto ambientale, soprattutto nel tessile, uno dei settori più inquinanti. Se queste regole vengono interpretate come opportunità, possono trasformarsi in strumenti di relazione con il cliente, ad esempio tramite il Digital Product Passport. Le normative, tuttavia, hanno anche un impatto geopolitico, innescando confronti commerciali con Stati Uniti e Cina.

    Nel panorama competitivo, convivono due dinamiche opposte. Da un lato i grandi gruppi cercano di crescere attraverso acquisizioni e dall’altro, emergono piccoli operatori di nicchia che, grazie alle tecnologie digitali e alla capacità di costruire community solide, riescono a distinguersi e conquistare quote di mercato significative, soprattutto nella cosmetica e nell’abbigliamento.

    In sintesi, i brand che sapranno avere successo saranno quelli capaci di bilanciare innovazione, normative e nuove abitudini dei consumatori. Le quattro direttrici fondamentali sono: investire nell’omnicanalità, abbracciare l’economia circolare, diversificare la supply chain e adottare le nuove tecnologie in modo equilibrato.

    Conclusioni

    Il confronto emerso durante la giornata con vari operatori ha messo in evidenza come non tutti i clienti siano fedeli: esistono clienti abituali e clienti occasionali, e occorra ingaggiare entrambi. Il punto centrale è il passaggio dall’attenzione alla creazione di valore per il cliente, che richiede conoscenza, cura e un servizio concreto lungo tutta la value chain: logistica, contenuti, gestione resi, multicanalità e mercati internazionali.

    Elemento chiave sono i dati, che consentono di riprogettare continuamente l’impresa e garantire esperienze autentiche e coerenti con la promessa del brand. In questo contesto, anche l’intelligenza artificiale rappresenta un supporto di grande rilevanza.

    Le tre keyword che portiamo con noi sono:

    • autenticità delle esperienze (consegna, resi, interazione)
    • precisione
    • personalizzazione.

    Qui il link alla pagina Netcomm dove potete trovare l’agenda e se vi siete iscritti potete rivedere le registrazioni.

    Ecco il link al keynote speech del Presidente Liscia.

  • Festeggiare 50 anni d’amore: Mulino Bianco

    Festeggiare i 50 anni è un momento importante e Mulino Bianco ha organizzato iniziative davvero interessanti in ottica narrativa per festeggiare il compleanno. Quando parliamo di storytelling che diventa ‘storyliving’ dobbiamo pensare ai pubblici e al loro coinvolgimento negli anni. Alcuni brand sono stati e sono particolarmente efficaci e possono essere d’esempio e d’ispirazione.

    Questo è il caso di Barilla, la cui comunicazione è variata negli anni, ma ha mantenuto punti fermi, come la sostenibilità e il desiderio di coinvolgere.

    Vi ricordate le campagne degli anni ’80 con il piccolo mugnaio e quella degli anni 2000 con l’attore Banderas e la gallina?

    Immagini cartoon, ambientazioni da favola per ricordarci un mondo che sta scomparendo e che per tanti è legato all’infanzia. Oggi molte famiglie non si ritrovano più attorno ad un tavolo per la colazione e i ritmi incalzanti e le varie intollerenze, emerse soprattutto negli ultimi anni, stanno cambiando le abitudini alimentari.

    Iniziative marketing per i 50 anni

    Per festeggiare i 50 anni Mulino Bianco aveva creato il famoso Mulino a grandezza naturale da visitare in centro a Milano in piazza Gae Aulenti. Le persone potevano entrare e farsi un selfie da postare sui social. Dopo la comparsa a Milano la gallina Rosita scompare e si apre la ricerca su Facebook. Riappare poi con il Mulino a Parma e la folla fa nuovemente code di ore per entrare nel Mulino e farsi i selfie.

    La ‘MulinoSveglia’ è stata inserita anche nei premi del concorso, che durerà fino all’8 dicembre prossimo. Si tratta di una sveglia con la forma del Mulino Bianco, che può essere vinta dopo aver accumulato ogni tipo di merenda in dispensa e aver giocato lo scontrino.

    Tra le iniziative anche il calendario dei Ricordi Buoni per i 50 anni con ‘aneddoti, immagini, contenuti storici e curiosità inedite tutte da scoprire, per ripercorrere insieme i momenti più belli di questa storia. Tanti ricordi e sorprese da vivere mese dopo mese.

    Come suggerisco spesso nelle mie consulenze di storytelling, i pubblici amano conoscere i ‘dietro le quinte’, le storie e le curiosità che sono legate ad un prodotto e a un brand. La lunga storia di Mulino Bianco offre tantissimi spunti per narrazioni coinvolgenti e affascinanti.

    Le storie non sono più semplici e lineari, ma con universi narrativi nei quali ritrovarsi e riconoscersi. Sempre più frammentata sui social e sul sito, la narrazione rende i brand ‘umanizzati’ e con personalità, con una presa di posizione nei confronti dei temi più importanti e universali: la famiglia, la sostenibilità, l’amore per la natura e la vita in generale.

    Limited Edition per i 50 anni

    Altra iniziativa interessante per i 50 anni è la limited edition di biscotti dedicata al Piccolo Mugnaio comparsa nella grande distribuzione. Il packaging cambia colore dal crema classico all’azzurro ed è in ottica storytelling con una storia sul retro. Mi ha subito conquistata. Il claim è, come per le altre iniziative, ’50 anni di ricordi buoni’ e il QR Code ci invita ad approfondire sul sito dove viene spiegata l’iniziativa ’50 anni d’amore’.

    Dal 1981 il Piccolo Mugnaio prepara come sempre dolcezze per la sua Clementina. ‘Riuscirà , questa volta a conquistarla? I consumatori sono invitati a partecipare attivamente, scrivendo il finale della storia d’amore. È stato possibile inviare il ‘Piccolo Gran finale’ fino al 29 giugno.

    A tutti i partecipanti verrà spedito il ricettario dei ricordi e la storia più bella ed emozionante diventerà uno spot animato.  

    Sul sito è possibile anche rivivere gli spot TV del Piccolo Mugnaio degli anni ’80 e parlare con il chabot del Piccolo Mugnaio per essere guidati alla scoperta delle varie sezioni. ‘Sono il Piccolo Mugnaio Bianco😊Come posso aiutarti?’ Ogni giorno sono in palio premi esclusivi: il Fornetto Ariete “Fornetto Sfornabontà”il Portapane Seletti “Pancestì” o la Sveglia Celly “MulinoSveglia”, creati ad hoc per festeggiare i 50 anni.

    Iscrivendosi alla newsletter si possono ricevere notizie e contenuti esclusivi, entrando a far parte a tutti gli effetti del mondo del ‘Mulino Bianco’.

    Il Piccolo Mugnaio

    Conoscete la storia del Piccolo Mugnaio? Non quella raccontata negli spot televisivi e che troviamo stampata sul packaging, ma com’è nato il personaggio. L’ho scoperto pochi giorni fa leggendo l’articolo pubblicato in ‘Fumettologica.it’ di cui vi metto il link.

    L’ideatrice è Grazia Nidasio, illustratrice e autrice di personaggi già famosi. A partire dal 1981 venne contattata dall’agenzia Troost, Campbell & Edweld che curava la comunicazione del brand per creare un personaggio destinato al mondo dei bambini. Non venne subito proposto il Piccolo Mugnaio, inventore creativo, ma un po’ goffo, ma altri personaggi, come ad esempio, leggiamo nell’articolo, Luca Merenda, «un giovanotto bello e aitante, tipo James Bond».

    Il brand scelse invece l’opzione di una mugnaia non particolarmente avvenente e un po’ cicciottella, di nome Clementina, e un suo spasimante che viveva e lavorava in un piccolo Mulino poco distante. Il Piccolo Mugnaio Bianco (aka “Piemmebì”) inventava merendine e le consegnava alla sua innamorata sperando di conquistarla, ma era talmente piccolo da non essere visto.

    Brand lovers

    Che cosa ci insegna questa narrazione? L’importanza di unire la narrazione alla vita reale, coinvolgendo i fan e i potenziali che non consumano ancora i prodotti del brand. Farsi ‘amare’ significa non solo farsi acquistare e consumare, ma entrare nella vita delle persone, nelle loro case quotidianamente e per i brand significa aver raggiunto un successo impagabile. I brandlover o lovemark hanno creato un legame con il brand, un collegamento emozionale, una relazione che va oltre il processo d’acquisto. Diventano quindi i migliori ambassador del brand sui social.

    Ad oggi Mulino Bianco conta 891.927 follower su Facebook e 332 followers su Instagram e coinvolge i pubblici anche attraverso i video girati a Milano e a Parma lo scorso aprile. Crea storie, condivide ricette in continua collaborazione con i pubblici, pubblica reels in cui fa nascere attesa. A dicembre 2024 aveva pubblicato il reel per il lancio delle iniziative per il 50° compleanno, suscitando curiosità nei followers.

    Negli anni Mulino Bianco è diventato un’icona e un simbolo di ‘sapori semplici di una volta’. Può essere vero o meno, in quanto nell’immaginario dei pubblici resta quest’immagine che viene esaltata anche dai gadget proposti dal brand.

    Non possiamo che fare i complimenti al brand per queste iniziative di marketing coinvolgenti!

  • Navigare nella complessità: etica e cultura digitale

    Il tema dell’etica e cultura digitale è diventato cruciale in un contesto sociale e culturale complesso e in continua evoluzione come quello attuale. Ci porta a riflettere sulla trasparenza, riservatezza dei dati e responsabilità dei singoli e delle istituzioni. Fino a dove ci si può spingere con la tecnologia?  Con l’avanzare e la diffusione dell’AI generativa, del quantum computing, della robotica e della blockchain accanto al digitale più classico è necessario fermarsi a pensare a come queste innovazioni influenzino già oggi i nostri valori, le nostre relazioni e la nostra privacy.

    Nel 2020 aveva fatto scalpore la storia di Jang Ji-sung, protagonista del documentario sudcoreano ‘I met you, trasmesso dalla Munhwa Broadcasting Corporation (Mbc). Se ricordate il video trasmesso anche su Youtube ritraeva l’incontro di una donna con la figlia Nayeon, morta nel 2016. Quest’applicazione della realtà virtuale che permette di rivedere i congiunti ricreati con il computer ci aveva posto dei dubbi sui limiti che è lecito superare.

    Ad agosto 2024 la campagna delle elezioni americane è stata caratterizzata dalla pubblicazione di  diverse immagini fake generate dall’intelligenza artificiale sul social Truth, tra cui un falso endorsement da parte della stella pop Taylor Swift a Trump, generando notevoli polemiche sulla disinformazione e manipolazione elettorale (1).

    Post su X

    Come espresso chiaramente nel paper di Alessandro De Cesaris dal titolo “Quale etica per il digitale? Note sulle condizioni formali dell’agire pratico nelle nuove società ipertecnologiche “ (2)

    la condizione contemporanea pone sicuramente in modo inedito l’esigenza di un’impostazione etica di tipo strutturale, fondata su una comprensione radicale delle trasformazioni antropologiche e sociali introdotte dai media digitali. Ciò significa certamente ripensare i problemi classici e proporne di nuovi, ma anche e soprattutto chiarire nuovamente la nozione stessa di ethos, a partire da una ricomprensione radicale dei processi di soggettivazione, della natura dell’azione e dunque del senso stesso di una “etica” in relazione a una più generale teorizzazione antropologica, sociologica e ontologica del mondo in cui viviamo.

    Rinascimento digitale e culturale

    Siamo davvero pronti a questo rinascimento culturale? L’impatto delle tecnologie sulla nostra vita quotidiana sta diventando sempre più significativo e sta cambiando le relazioni tra le persone, tra gli individui e le aziende e l’approccio alla cultura.

    La tecnologia non sostituisce, ma esalta le capacità distintive del capitale umano, supportandone l’empatia, la visione strategica e la capacità di innovare, sostenendolo nella generazione di valore e nella trasformazione positiva della società di domani – avevano sottolineato Simona Maggini, Country Manager di WPP in Italia e Daniel Hulme, Chief Artificial Intelligence Officer di WPP e CEO & Founder di Satalia al 13° Forum WPP | The European House – Ambrosetti: Capitale umano e sviluppo del Paese: strategie di crescita e cambiamento (3).

    Da un lato si assiste ad una rivoluzione digitale rapida e impattante tanto che nel settore AI si è passati da primi abbozzi poco realistici a immagini e video difficilmente distinguibili da quelle reali. Si possono creare nuove espressioni d’arte, produrre dei fake, realizzare progetti, utilizzando Midjourney, Gemini, Chat GPT, creare musica con AI Suno e persino clonare voci di personaggi famosi con, ad esempio, Celebs AI text to voice clone o Vidnoz AI.

    Dall’altro lato nel nostro paese siamo in preoccupante ritardo nelle competenze digitali come evidenziato dall’ISTAT (vedi Statistiche Today del 21 giugno 2024) (4). 

    Nel 2023 nel nostro Paese solo il 45,9% degli adulti possiede competenze digitali adeguate, oltre un terzo (36,1%) ha competenze insufficienti e il 5,1%, pur essendo utente di Internet, non ha alcuna competenza. Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi con la quota più bassa di persone con competenze digitali almeno di base, con una distanza dalla media Ue27 di quasi 10 punti percentuali.

    Per riuscire a padroneggiare le tecnologie è necessario sviluppare il senso critico e soprattutto competenze che consentano di utilizzare questi ‘medium’ con consapevolezza e sviluppi positivi.

    Formazione digitale

    Dobbiamo formare i giovani della GenZ e Gen Alpha che sono i più avvezzi alla tecnologia, ma anche i più fragili, perché non ne conoscono e/o comprendono i rischi reali.  

    A tal fine sono nate iniziative come quella che Meta ha lanciato con il programma beta ‘Meta for Education’ (5), con oltre dodici college e università negli Stati Uniti e nel Regno Unito, focalizzato sull’uso della realtà virtuale (VR) per migliorare l’educazione. La collaborazione con educatori intende diffondere le competenze in ambienti di apprendimento per formazione personalizzata e simulazioni realistiche.

    A livello Italia si sono distinti alcuni progetti che promuovono l’uso etico e consapevole della tecnologia. Tra questi spicca l’attività di DiCultHer, Associazione Internazionale per la promozione della cultura digitale, che dal 2015, sotto la guida di Carmine Marinucci, coinvolge docenti e studenti in percorsi didattici, sfide per i giovani come HackCultura2025 e l’Hackathon. Il prossimo 10 dicembre verrà presentata la Carta dei Diritti nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale – Stefano Rodotà, nata dalla collaborazione tra DiCultHer e P A Social, la più rilevante associazione italiana dedicata alla comunicazione e informazione digitale. (6) Come precisa Marinucci:

     “Questa Carta non è solo un documento: è un atto di fiducia nei giovani, custodi del nostro presente e creatori del futuro che desideriamo. In un mondo sempre più digitale, è fondamentale preservare l’umanità che ci rende unici.”  La Carta evidenzia il valore pedagogico di una scuola che educa alla cittadinanza attiva e alla consapevolezza digitale, facendo del patrimonio culturale una risorsa viva e accessibile. Rappresenta un patto per le nuove generazioni. Parla di diritti fondamentali come la libertà di essere sé stessi, l’accesso equo alla conoscenza e il rispetto della dignità umana nel digitale..”  

    Un’altra iniziativa da segnalare è ‘Hub Etica e Cultura Digitale’ (7), lanciata ad ottobre 2023 dalla ITS INCOM Academy, volta a fornire agli studenti una maggiore “consapevolezza digitale”, per usare le nuove tecnologie, riconoscendone opportunità e rischi. Un percorso definito con Massimo Giordani, presidente di AISM (Associazione italiana Sviluppo Marketing) e Fabrizio Bellavista, partner di Emotional Marketing Lab. Secondo quanto espresso da Davide Galeotti, coordinatore didattico dei corsi in area Comunicazione

    «Ciò che emerge più di frequente è la richiesta da parte degli studenti di una maggiore educazione sulle tecnologie digitali. L’84% degli intervistati ritiene infatti di non avere informazioni sufficienti per difendersi dai rischi online. L’istruzione digitale appare quindi come la scelta più efficace per fare in modo che i giovani possano sfruttare le nuove tecnologie senza venirne sopraffatti. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario l’impegno di tutti, dalle famiglie alle aziende, ma il ruolo principale deve essere affidato alle scuole. »

    È indispensabile non lasciare indietro nessuno in questa trasformazione digitale, in particolare i giovani e i più socialmente disagiati, come richiesto dal Goal 4 – Istruzione di qualità per tutti – degli SDGs.  Le istituzioni, in primis la scuola, e gli individui devono lavorare insieme per garantire che le tecnologie digitali siano utilizzate in modo etico e responsabile, promuovendo un futuro più giusto e sostenibile per tutti.

    Fonti

    (1) https://www.infodata.ilsole24ore.com/2024/08/31/le-elezioni-usa-i-deepfake-di-kamala-harris-e-donald-trump-e-la-strategia-dei-meme/

    (2) https://www.iris.unina.it/retrieve/handle/11588/736486/223689/2018%20-%20Quale%20etica%20per%20il%20digitale.pdf

    (3) https://www.linkedin.com/posts/the-european-house-ambrosetti_wppteha-comunicazione-teha-activity-7265738070098911235-DqmE?utm_source=share&utm_medium=member_desktop

    (4) https://www.istat.it/it/files/2024/06/STATISTICA_TODAY_ICT_2023.pdf

    (5) https://www.meta.com/it-it/blog/quest/meta-for-education-beta-program/

    (6) https://www.diculther.it/blog/2024/11/26/un-ponte-tra-i-diritti-umani-del-1948-e-le-sfide-del-futuro-digitale/

    (7) https://itsincom.it/its-incom-academy-lancia-il-progetto-hub-etica-e-cultura-digitale/

    Credits: Foto di Bench Accounting su Unsplash.

  • Esperienze nel mondo del vino

    Quali esperienze ho trovato più interessanti e coinvolgenti nel mondo del vino? Da anni studio e sperimento XR e metaverso in vari settori e raccolgo le iniziative che mi hanno maggiormente sorpreso ed ispirato. Facciamo oggi un viaggio in un settore d’eccellenza del nostro paese, quello vinicolo. Vi porto con me a testare e conoscere alcune esperienze: dall’AR agli NFT, dagli AI avatar ai mondi immersivi dedicati al nettare degli dei.

    Spesso le aziende sono un po’ dubbiose e restie a provare nuove tecnologie per far conoscere le loro produzioni e preferiscono continuare nella comunicazione più classica: sito e presenza sui social.

    Le iniziative italiane e straniere più innovative e tecnologiche fanno, tuttavia, comprendere che possiamo superare il famoso ‘abbiamo sempre fatto così’. Sperimentare è diventato ormai un must per distinguersi e farsi ricordare dal pubblico nel momento in cui si procede all’acquisto.

    Esperienze vino e AI

    Andiamo allora a conoscere l’esperienza AR di Chronic Cellars che si avvale dell’intelligenza artificiale per ‘aumentare’ le proprie etichette.

    L’agenzia Rock Paper Reality (RPR) ha collaborato con 8th Wall, specializzata in personaggi AI NPC Inworld AI e Chronic Cellars per creare un sommelier AI in Realtà Aumentata (AR). Guardiamo insieme il video promo su YouTube.

    Il sommelier AI trasforma il personaggio presente sulle etichette- uno scheletro carismatico chiamato Purple Paradise – in un punto di contatto interattivo che permette di diffondere conoscenze approfondite e personalizzate. L’NPC può conversare con gli utenti, rispondere a domande e condividere informazioni sui vini del marchio.

    Con l’introduzione del sommelier AI in AR, l’azienda può offrire ai propri clienti un modo interattivo per conoscere i propri prodotti e servizi. Non solo migliora l’esperienza del cliente, ma arricchisce la narrazione, rendendo le offerte del marchio più riconoscibili e memorabili.

    Di seguito trovate la mia esperienza diretta.

    Esperienze vino e NFT

    Negli ultimi anni le etichette sono diventate arte per NFT. Era l’anno 2021 quando il produttore di spumanti nel Valdobbiadene 900wine, è stata la prima cantina italiana a trasformare la propria etichetta in un Nft, certificato che attesta l’autenticità e la proprietà di oggetti digitali unici. Qui il link al sito dedicato alla campagna.


    La campagna era ospitata sulla piattaforma Opensea dove con l’acquisto di una bottiglia di Grand Cuvée Premium, il cliente riceveva un qr code per riscattare il suo Nft 900wine, un’opera d’arte digitale in 3D. La collezione era costituita da 900 pezzi unici in edizione limitata, con autenticità certificata attraverso blockchain.

    Nel 2022 l’azienda veronese Maia Wine aveva promosso i suoi spumanti con una collezione di avatar unici e certificati, con le sembianze della ninfa greco-romana MAIA, grazie alla collaborazione con l’agenzia di comunicazione UNited STudio.

    Gli NFT potevano essere acquistati su Opensea e offrivano l’accesso a benefit, come inviti esclusivi ad eventi per la community, partecipazioni ad experience internazionali, creazioni esclusive del brand, accesso a premi e limited edition.

    Maia NFT

    Esperienze vino e AR

    Le etichette narrative non sono sicuramente una novità, in quanto già nel 2017 un’etichetta aumentata ha riscosso un successo mondiale. All’epoca non si parlava ancora di AI generativa.

    Avevo letto di quest’esperienza e durante l’ultimo soggiorno a Londra ho acquistato una bottiglia 19 Crimes della Treasury Wine Estates (TWE), un’azienda australiana globale di produzione e distribuzione di vino con sede a Melbourne.

    L’idea era innovativa anche per il soggetto che era stato utilizzato, perché i 19 Crimes narrano la storia di uomini e donne rei di uno dei 19 crimini per i quali era prevista la condanna a vivere in Australia, anziché una sentenza di morte.

    In partnership con gli esperti di esperienze immersive di Tactic Studio e l’agenzia creativa Wunderman Thompson, TWE ha immaginato un’applicazione di realtà aumentata che facesse rivivere la storia di questi criminali.

    Ogni bottiglia ha l’immagine ‘invecchiata’ di un criminale, immagine che prende vita quando viene inquadrata con lo smartphone. Il personaggio narra la sua vita e viene coinvolto in un dialogo all’interno della cella.

    Qui potete vedere la registrazione della mia esperienza.

    Dai dati pubblicati nell’articolo “19 Crimes utilizza la realtà aumentata per differenziare il proprio marchio attraverso l’innovazione” di ptc.com risulta che:

    I consumatori hanno adorato l’esperienza e hanno effettuato milioni di download dell’applicazione Living Wine Labels. L’applicazione Living Wine Labels ha registrato un totale di 5,5 milioni di download da quando è stata rilasciata a luglio 2017 e l’esperienza è stata utilizzata 22.168.625 volte. E non è tutto. Dal 2017 al 2019, il volume di cassette di vino vendute è aumentato di circa il 40%.

    Esperienze vino e metaverso

    Nel 2023 abbiamo avuto l’opportunità di visitare nella piattaforma Spatial The WineHunter e il Merano Wine Festival, un mondo immersivo creato da Connected Reality Italy.

    Nel mondo possiamo conoscere la storia del Presidente e fondatore del Merano WineFestival, Helmuth Köcher e vedere un video relativo al Merano WineFestival, festival che si svolge fin dal 1992. Nella Hall of Excellence sono esposti i loghi dei produttori e sono disponibili i link ai siti dove trovare maggiori informazioni sulle cantine e sulla loro storia. Se volete approfondire potete consultare il mio articolo dedicato in Medium.

    Altro mondo immersivo dedicato al vino è Vinophila 3D Wine Expo che è stato sviluppato solo in applicazione mobile. Ricordiamo che la piattaforma Spatial è invece accessibile da browser, mobile e visori. Trovate qui il link al sito.

    Vinophila

    Nel mondo troviamo stand di espositori dove possiamo trovare i link a brochure, sito, video e indirizzo mail e sala convegno dove si svolgono vari eventi e conferenze dedicate al mondo del vino.

    Tecnologie e nuovi pubblici

    Le tecnologie che abbiamo a disposizione possono attirare nuovi pubblici, in particolare della gen Z, che sono abituati a frequentare gaming online o usare app ed AI.

    Di intelligenza artificiale parla Roberta Garibaldi nella sua newsletter “Wine – Food – Tourism” dell’11 giugno scorso che è sempre utilissima per conoscere gli orientamenti del turismo enogastronomico:

    C’è un grande potenziale inesplorato per tutto ciò che riguarda la customer relations – specialmente comunicazione digitale multilingua ed assistenza clienti. Questo vale per le esperienze prenotabili, per la personalizzazione, per la prenotazione di degustazioni ed esperienze. La prospettiva è quella di arrivare all’impiego di chatbot, avatar, sommelier virtuali o robot camerieri, con alcuni casi già applicati nelle aziende del food & beverage. In ambito B2B, l’AI andrà a potenziare gli strumenti di marketing intelligence, dando la possibilità di interrogare i dati in modo dialogato e gestire i differenti strumenti di comunicazione e vendita in modo più efficace.’

    Volete un esempio veramente basico di come poter utilizzare l’AI per questo articolo? L’immagine della cover è stata realizzata con Canva generatore immagini AI e questo è stato il prompt.

    sono una storyteller e sto scrivendo un articolo su vino e tecnologia immersiva. Crea un’immagine con in primo piano una bottiglia di vino e un mondo immersivo sullo sfondo. Deve essere un’immagine reale, ma ispirazionale per far comprendere che la tecnologia può essere utile a comunicare meglio il settore vinicolo.

    L’intelligenza artificiale, tuttavia, può aiutarvi in analisi della clientela, in analisi predittive, nel settore comunicazione e vendite. Le tecnologie aprono mondi inesplorati. A voi sperimentare…

    Volete approfondire i temi relativi a XR, chatbot, sommelier virtuali e metaverso? Teniamoci in contatto via mail a simonettapz@gmail.com oppure compilate il form contatti sul sito. Esamineremo insieme la soluzione più adatta alla vostra attività. 🙂

    Fonti:

    https://rockpaperreality.com/insights/ar-use-cases/rock-paper-reality-partners-with-chronic-cellars-to-bring-first-of-its-kind-personalized-ar-sommelier-to-life/

    https://www.ilsole24ore.com/art/gli-nft-conquistano-anche-etichette-vino-e-cene-stellate-AE7uEyFB

    https://www.agrifood.tech/blockchain/la-prima-collezione-di-avatar-nft-nel-mondo-del-vino-e-di-maia-wine/

    https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/osservabeverage/2021/09/06/news/valdobbiadene_900wine_porta_i_non_fungible_token_nel_mondo_del_vino_italiano-316745978/

  • Ti incontro nel Metaverso: Recruiting e Onboarding

    Quale sarà il futuro del recruiting e dell’onboarding? Con la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei mondi immersivi il metaverso è diventato luogo ideale non solo per giocare, per fare networking, per assistere a concerti o fare experience ed acquisti, ma anche per partecipare a sessioni di recruiting e di onboarding.

    Da alcuni anni le aziende hanno compreso le opportunità offerte dai mondi immersivi nel settore HR e hanno iniziato a sperimentare. Alcune hanno tenuto riunioni, creato sale virtuali per recruiting e onboarding ed aule dove organizzare corsi per i nuovi assunti.

    Accenture: i pionieri

    Conoscere le realtà aziendali ed incontrare responsabili o colleghi nel metaverso non sono attività recenti, perché già nel 2021 Accenture aveva avviato un programma di onboarding che prevedeva l’invio ai nuovi assunti di una box contenente oggetti tra cui personal computer e visori Oculus. 

    In quest’articolo di Yahoo Finance potete leggere quanto afferma la CEO, Julie Sweet:

    Our new employees now get a welcome box. Sure, it has its computer. But it has these little signs that are … are like the posters they would have seen in the office,” she says. “… At the same time, we just ordered thousands of Oculus headsets. Why? Because our onboarding is now going to include virtual reality.

    Nel 2022 durante la pandemia 150.000 nuovi assunti avevano trascorso il loro primo giorno di lavoro nel metaverso Accenture creato nella piattaforma AltspaceVR.

    Qui potete vedere l’intervista alla CEO a CNBC Television, intervista nella quale illustra le opportunità offerte dal metaverso.

    Ad aprile 2023 Coty Inc., multinazionale del settore beauty, aveva creato Coty Campus in Spatial con le finalità di:

    • recruiting
    • onboarding
    • formazione di 11.000 dipendenti.

    Come ha affermato il Coty Chief Digital Officer Jean-Denis Mariani sul sito: “With Coty Campus, we are proud to leverage Spatial’s Web3 and gaming technology on a groundbreaking scale to create new immersive experiences that will provide the most interactive solutions for collaboration and co-creation. Coty is thrilled to be the first Beauty company to embark on this kind of project.”

    Career Center Roblox

    Roblox aveva lanciato il Career Center, dove i candidati possono ancora oggi conoscere la realtà aziendale, interagire direttamente con i reclutatori, gli ingegneri e i responsabili HR, rispondere a quiz, partecipare a eventi dal vivo e prepararsi per i colloqui.

    Roblox career Center

    Possono usare la chat vocale, il rilevamento del volto e persino lavorare all’interno della piattaforma. Qui vedete il mio avatar all’esterno del Career Center.

    Ancora oggi l’ambiente è molto frequentato, come potete notare dagli scatti e dai dati pubblicati in Roblox (2,8 milioni di visite e 54.000 like)

    Ho fatto solo una piccola parte della visita, perché è un ambiente business riservato. Potete comunque leggere il mio articolo pubblicato su Medium.

    Esperienza Polaris

    Recentemente ho sperimentato il mondo dell’azienda Polaris Engineering che ha un digital twin in Spatial dove si possono tenere assessment e riunioni aziendali.

    All’accesso troviamo esposti i valori aziendali che possiamo collezionare come in una caccia al tesoro, incontriamo robottini che spiegano le specifiche attività e ci possiamo visitare l’auditorium o le aule formazione.

    Riflessioni

    Qualche giorno fa ho letto il post di Jason Satterly in LinkedIn, post nel quale raccontava l’esperienza dell’onboarding dei nuovi dipendenti che incontravano il team dei dirigenti in una Metaverse Academy .

    I vantaggi da lui descritti sono essenzialmente quattro:
    1. coinvolgimento: i nuovi assunti hanno l’opportunità unica di incontrare i dirigenti in anticipo rispetto al primo giorno di lavoro, creando un forte legame iniziale.
    2. comunicazione aperta: i nuovi dipendenti possono porre domande direttamente al gruppo dirigente, promuovendo la trasparenza e l’accessibilità.
    3. motivazione e allineamento: comprendere la missione, i valori e gli obiettivi dell’azienda direttamente dai vertici aiuta i nuovi dipendenti a sentirsi più motivati ​​e allineati con la nostra visione.
    4. integrazione: l’interazione iniziale favorisce un senso di appartenenza e facilita la transizione nella cultura aziendale, facendo sentire i nuovi assunti parte del team fin dall’inizio.

    Di seguito vi segnalo uno schema che contiene suggerimenti utili per l’onboarding nel metaverso, estratto da un articolo dal titolo “Navigating the Metaverse: How to Attract and Retain Top Talent?” pubblicato su LinkedIn a marzo 2023 da Rrahul Sethi.

    L’autore dell’articolo sottolinea che: ‘In the metaverse, employee #onboarding and #training can be a whole new ball game. It offers a unique opportunity to create immersive, engaging experiences that can truly transform the way your employees learn and develop new skills.’

    Fonte: articolo “Navigating the Metaverse: How to Attract and Retain Top Talent?”

    Dal mio punto di vista il metaverso può aiutare le generazioni Z e Alpha a sentirsi a proprio agio e conoscere le realtà aziendali in modo informale.

    L’entrata in azienda è un momento delicato per il nuovo dipendente e il rapporto che si può instaurare da subito con il capo diretto o con i colleghi diventa fondamentale per comprendere le dinamiche di gruppo. Non bastano, tuttavia, le riunioni online o la presenza nei mondi immersivi, ma possono certamente completare ed arricchire di esperienze i primi passi in azienda e soprattutto coinvolgere, aggiungendo un pizzico di novità e divertimento.

    Lato azienda l’onboarding nel metaverso può consentire un contenimento di costi, non richiedendo spostamenti e fornire un’immagine di compagnia innovativa, tecnologica e allettante per le generazioni più giovani.

    Idee per il futuro

    Ecco qualche idea per sfruttare al meglio le opportunità offerte dai mondi immersivi:

    • superare i classici Zoom, Meet e altre piattaforme per far incontrare colleghi di altre sedi nel digital twin dell’azienda ed organizzare momenti ludici e di intrattenimento.
    • organizzare sessioni formative specifiche per i nuovi assunti. Grazie all’intelligenza artificiale unita al metaverso si può personalizzare sempre di più la formazione, andando a coinvolgere i partecipanti in modo innovativo.
    • attraverso simulazioni realistiche e analisi comportamentali comprendere e valutare le prestazioni dei nuovi dipendenti. Un ambiente più informale permette di esprimersi liberamente.
    • creare mentori che all’interno del metaverso accompagnino i nuovi dipendenti sia alla scoperta dell’ambiente lavorativo sia del team con cui dovranno collaborare.

    Se desiderate approfondire e ricevere una consulenza in merito, contattatemi 🙂

    Fonti:

    https://fortune.com/2022/05/16/accenture-150000-new-hires-spend-first-day-metaverse

    https://youtu.be/knJ6piHw7aA?si=LyfMU7z4FXkTgQYW

    https://finance.yahoo.com/news/why-accenture-is-giving-vr-headsets-to-thousands-of-new-hires-152631598.html?guccounter=1&guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&guce_referrer_sig=AQAAANAvcZp4gYgcFEFtV3RUoCRlGrOwj3Ob26TJLqrkTeJRaVL1ISig04mTgYlfMsh_K_pSgBOESgA9nXcaxrNLo9FlvaMrdgslGLSe8RH2MslzTbgouBXaW-uslBsDTAwSc_6K0e9u0VUCyR7wi7TBmXDUCuAGht4tviYJWyXU6kFW

    https://simo2.medium.com/experience-nel-metaverso-roblox-career-center-1c9b5620952e

    https://www.spatial.io/s/Polaris-Headquarter-650db32e38758c411229fdf2?share=6067837454444119006

    https://www.coty.com/news/coty-steps-into-the-metaverse-with-coty-campus

    https://www.linkedin.com/pulse/navigating-metaverse-how-attract-retain-top-talent-rrahul/?trackingId=Tb5yrw4MSyuoqOoViNlg3g%3D%3D