Il 24 giugno ho seguito il 12° Pambianco – Interni Design Summit e ho trovato di grande interesse alcuni aggiornamenti sul rapporto consumatore – storie tanto da desiderare condividerli con voi. La parola ‘storytelling‘ è tornata più volte nei talk e ha assunto un ruolo che forse era stato un pò dimenticato.
I dati presentati da Désirée Di Leo, New Business Developer di Sita Ricerca sui trend e sul nuovo consumatore, hanno evidenziato quanto sia cambiato il modo in cui consumiamo. Per molto tempo abbiamo parlato di prodotto, di estetica, di brand, di posizionamento, aspetti ancora importanti che però non bastano più.
Rivoluzione silenziosa nei consumi
Oggi il consumatore non acquista in modo “ingenuo”, è più informato, più critico, più abituato a valutare prodotti, servizi ed esperienze. L’accesso continuo alle informazioni e i social network lo hanno trasformato in uno “smart shopper”. Fa recensioni, giudica e partecipa attivamente.
Si sta attuando una ‘rivoluzione silenziosa nei consumi’ caratterizzata da un cambiamento profondo e graduale nel modo in cui le persone vivono e acquistano. Avendo una vita meno impostata da regole, i comportamenti si mescolano tra generazioni, i modelli rigidi perdono forza e il lusso non è solo più ostentazione. La maggiore mobilità geografica contribuisce a rendere le esperienze più dinamiche e meno legate a schemi tradizionali.
A questo si aggiungono nuovi vincoli economici come la stagnazione dei salari e l’aumento del costo della vita che spingono a una riflessione più attenta sul valore reale degli oggetti e dei servizi. Il consumatore diventa più selettivo, alterna acquisti premium e scelte di convenienza senza frustrazione, seguendo curiosità e/o desideri e valori personali. Di Leo porta l’esempio del mondo beauty in cui possono convivere nella pochette di una signora il rossetto Chanel accanto alla crema Nivea.
In merito alla crisi del lusso di cui si parla negli ultimi tempi, la ricerca propone una prospettiva diversa, ossia che la crisi sia legata a una percezione del cliente che si sente ‘preso in giro’. L’aumento di alcuni prezzi nel mercato del lusso viene considerato ingiustificato, anche tenendo presenti fattori come dazi, guerre e scenario mondiale molto complesso. ‘Il cliente rifiuta il prezzo alto senza prova‘ come leggiamo nella chart sottoindicata.
Attualmente il cliente si interessa anche alla sostenibilità e vuole sapere se i brand da cui acquista sono davvero sostenibili o fanno greenwashing, come trattano i dipendenti, quale filiera usano e qual è il loro impatto. Un tema importante emerso dalla ricerca sia per i consumatori sia per gli addetti ai lavori.
Il desiderio non sta più come in passato nel possedere ed esibire qualcosa di bello o riconoscibile, perché oggi si cerca un senso, un significato. Questo cambiamento riguarda tanti settori come il fashion, l’hôtellerie ed anche il design.
Turismo e hôtellerie
Di Leo fa un approfondimento anche sul mondo del turismo e sottolinea come il viaggiatore business tradizionale lasci spazio al “bleisure”, chi viaggia per lavoro integrando momenti di piacere personale, culturale, gastronomico o di relax. In generale il cliente contemporaneo ricerca autenticità e esperienze locali.
Nel settore dell’hôtellerie di alta gamma emerge l’importanza delle memorie geolocalizzate: si sceglie un luogo perché offre qualcosa di unico, non replicabile altrove. Dopo le fasi del local, global e glocal, si torna al local con forte senso di territorialità. Si tratta di valorizzare ciò che è profondamente legato al territorio.
Il branding passa non dall’uniformità degli spazi, ma dalla qualità del servizio e dalla capacità di accompagnare il cliente in esperienze memorabili. Un palazzo rinascimentale a Firenze, un edificio Art Nouveau a Parigi o un building a New York non devono essere resi identici: devono valorizzare la loro specificità. Far vivere qualcosa che può accadere solo in quel luogo, con quella storia mentre si è immersi in quell’atmosfera. In questo scenario, lo storytelling torna a essere fondamentale.
Design
Dopo anni di democratizzazione dei beni e di contaminazione con i codici della moda, il design entra in una nuova fase culturale. Emergono estetiche sempre più uniformi, accelerate dai social e dai trend globali. Le aziende producono oggetti meno innovativi o disruptive, non volendo rischiare, ma questa scelta valida per il mercato più ampio, viene rifiutata dai ‘trendsetter’ che cercano unicità e personalizzazione.
Il ‘nuovo’ piace ancora anche se non è prioritario, si tende a ricercare autenticità, unicità e significato. Come leggiamo nella chart il 70% dei consumatori sono attratti da oggetti iconici, vintage e senza tempo. Per questa fascia di consumatori l’oggetto bello deve raccontare qualcosa e tendenzialmente avere una relazione con il territorio, con la memoria, con la propria identità. Da qui il ritorno di interesse verso artigianato, antiquariato, pezzi unici, produzioni anche imperfette che portano con sé una storia.
Se un prodotto di design può essere imitato, il servizio diventa determinante e cresce il peso della consulenza offerta ai clienti e dello storytelling che può esaltare e comunicare la nascita dell’idea, la creazione dell’oggetto, l’heritage dell’azienda. La storia acquista valore in particolar modo per le persone che non vogliono adeguarsi agli standard e desiderano pezzi unici.
Altro tema affrontato dalla relatrice è quello relativo all’intelligenza artificiale che viene descritta da Di Leo come l’ennesimo grande strumento che può entrare nel lavoro quotidiano, dopo le innovazioni che si sono susseguite negli anni, quali computer, plotter, internet e email. Può avere un impatto significativo sul design, ma richiede un uso consapevole. In questa fase l’uomo ha ancora il compito di “educare” l’AI, tenendo ben presenti due grandi temi:
- l’etica, cioè chi controlla l’AI e con quali responsabilità;
- la sostenibilità, sia ambientale sia infrastrutturale, legata all’enorme quantità di risorse necessarie per far funzionare questi sistemi.
L’efficacia e l’impatto dipendono da come integriamo l’intelligenza artificiale nel lavoro e da come affrontiamo le sfide che porta con sé.










