• Intelligenza artificiale e salute

    Da qualche anno ho allargato i miei interessi professionali all’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore della salute, portando aggiornamenti e formazione su realtà estesa e AI in corsi ed eventi dedicati al Middle Management. Le tecnologie sono sempre più utilizzate nella diagnostica, nella gestione dei turni ospedalieri e redazione delle cartelle cliniche e sono nati specifici modelli LLM a supporto dell’attività di medici e di operatori sanitari. Corsi fruibili con realtà virtuale e/o mista e AI non sono più ‘futuribili’, ma si stanno diffondendo nelle strutture ospedaliere, consentendo di abbreviare onboarding dei neoassunti, migliorare le competenze e facilitare gli assessment.

    Di fronte alla tecnologia che avanza e diventa parte della nostra attività quotidiana nelle organizzazioni, mi sono chiesta, tuttavia, quale sia l’atteggiamento di noi cittadini e pazienti nei confronti dell’AI in campo sanitario e ho trovato molto interessante la ricerca STADA che è stata oggetto del convegno dal titolo “STADA Health Report 2026 Focus Italia. Una popolazione che invecchia, una sanità che si trasforma: gli Italiani e la sfida dell’Intelligenza Artificiale” organizzato da Il Sole 24 Ore Eventi lo scorso 23 settembre.

    STADA Health Report è l’indagine indipendente e rappresentativa, condotta in 20 Paesi europei da Human8 per conto del Gruppo STADA e in questo caso era focalizzata sul rapporto degli italiani con la salute ed in particolare sull’uso ed accettazione dell’intelligenza artificiale.

    Dai dati presentati da Luca Vitaloni, Associate Director Human8, si evince che cresce l’apertura verso strumenti capaci di rendere la sanità più accessibile, rapida e personalizzata, mentre restano centrali la protezione dei dati, la supervisione dei professionisti e la qualità della relazione umana.

    Intelligenza artificiale e percorso di salute

    Una parte significativa degli italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per questioni legate alla salute. Se il 44% dichiara di non farne uso, il restante 56% li utilizza in qualche forma.

    Tra gli impieghi più frequenti figurano la comprensione di una diagnosi ricevuta, indicata dal 31% degli intervistati, la prevenzione per il 25%, la preparazione a una visita medica per il 19% e la ricerca di un secondo parere dopo una visita per il 16%.

    Questa apertura non significa però fiducia incondizionata. La gestione dei dati sanitari rimane uno dei nodi più delicati. Il 47% degli italiani sarebbe disposto a condividere i propri dati con un sistema di intelligenza artificiale, ma solo il 13% lo farebbe senza esitazioni. Una parte consistente chiede invece garanzie sul controllo dei dati, sulla loro protezione e sui soggetti che gestiscono i sistemi.

    intelligenza artificiale

    Anche le preoccupazioni confermano questa cautela. Il rischio di errori rappresenta il timore principale, seguito dalla possibilità che i dati sanitari vengano utilizzati senza consenso, dalla riduzione dell’interazione umana e da un possibile peggioramento della comunicazione con gli operatori sanitari.

    Allo stesso tempo, le aspettative nei confronti dell’intelligenza artificiale sono elevate. Il 44% degli intervistati auspica diagnosi più rapide, il 39% un’assistenza sanitaria più economica e una maggiore accessibilità ai servizi, anche nelle aree più svantaggiate. Il 35% vede inoltre nell’AI uno strumento che potrebbe aiutare i medici a mantenersi aggiornati sulle più recenti conoscenze e scoperte in campo sanitario.

    sanità e ai

    AI supporto alla cura, non un sostituto

    È soprattutto nei compiti di supporto che l’intelligenza artificiale sembra incontrare maggiore consenso. Il 59% degli italiani sarebbe favorevole al suo utilizzo nella gestione di appuntamenti e follow-up, il 41% nel monitoraggio delle patologie croniche e il 35% nella redazione di appunti durante le visite.

    ai e sanità

    Minore, ma comunque significativa, è l’apertura verso consulti assistiti dall’AI o verso la generazione di documenti e istruzioni post-visita.

    Un dato particolarmente significativo riguarda la diagnosi: circa un italiano su due si fida già, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi elaborata dall’intelligenza artificiale, purché siano rispettate determinate condizioni. Per alcuni deve essere spiegata in maniera comprensibile, mentre per altri deve essere certificata dalle autorità sanitarie.

    Lo stesso equilibrio emerge quando si parla di piani terapeutici personalizzati. Per il 53% degli italiani il modello ideale è quello misto: l’intelligenza artificiale può contribuire alla costruzione del piano terapeutico, ma il medico deve mantenere la supervisione e la decisione finale.

    ricerca su ai

    È una percentuale superiore alla media europea del 44% e segnala una propensione significativa verso forme di collaborazione uomo-macchina.

    Guardando ai prossimi dieci anni, gli italiani ritengono che l’AI potrebbe acquisire un ruolo importante soprattutto nel monitoraggio in tempo reale delle patologie croniche, nella gestione dei piani terapeutici, nell’individuazione di malattie rare e nella personalizzazione dei trattamenti.

    Il valore della relazione umana

    Se da una parte aumenta il ruolo attribuito alla tecnologia, dall’altra rimane molto forte la fiducia nei professionisti della salute.

    Il 74% degli intervistati ritiene che gli operatori sanitari debbano avere un ruolo centrale nell’educazione sanitaria, percentuale che sale all’81% tra gli over 55. Anche scuole e università, famiglie e istituzioni vengono considerate importanti, mentre media e altri soggetti raccolgono livelli di fiducia inferiori.

    Il ruolo stesso di medici, operatori sanitari e farmacisti potrebbe quindi trasformarsi. Il 45% degli italiani immagina una crescita delle consulenze digitali a distanza, mentre il 31% pensa che questi professionisti diventeranno sempre più interpreti e mediatori degli strumenti di intelligenza artificiale. Per il 27%, inoltre, la loro funzione come punti di riferimento umani affidabili sarà ancora più importante.

    Il dato suggerisce quindi un cambiamento di ruolo più che una sostituzione: al crescere della capacità dei sistemi intelligenti di elaborare informazioni e formulare indicazioni, aumenta anche la necessità di figure professionali capaci di contestualizzare, spiegare e assumersi la responsabilità delle decisioni.

    La farmacia tra innovazione e relazione

    Gli italiani chiedono servizi più avanzati, dalla possibilità di ottenere prescrizioni ripetibili per le patologie croniche a una maggiore disponibilità oraria, fino all’accesso a consulenze specialistiche e alla gestione digitale dei farmaci.

    Eppure, anche se acquisto online e farmacia fisica fossero equivalenti per prezzo e comodità, il 49% continuerebbe a scegliere la farmacia locale. Persino tra chi preferirebbe comprare online, il 42% continuerebbe a rivolgersi al farmacista per un consiglio.

    Lo stesso vale per l’accesso ai servizi sanitari. Screening, controlli preventivi, consulti medici, consulenze con il farmacista e supporto per la salute mentale continuano a essere associati prevalentemente alla presenza fisica. Nel caso dei consulti medici, il 78% degli italiani preferirebbe incontrare il professionista di persona.

    Il quadro che emerge è quindi quello di una società aperta all’innovazione, ma non orientata alla sostituzione dell’essere umano.

    impatto ai su sanità

    L’intelligenza artificiale viene accettata soprattutto quando migliora accessibilità, rapidità, personalizzazione e continuità delle cure, mentre la responsabilità, l’interpretazione e la relazione restano affidate alle persone.

    I rischi dell’intelligenza artificiale

    L’uso delle tecnologie comporta ovviamente dei rischi: errori diagostici, allucinazioni, problemi relativi alla sicurezza dei dati sanitari, tracciamento eccessivo dei dati nei visori, ecc.. In un articolo de Il Post del 24 settembre, segnalato su LinkedIn da Mariella Borghi, si parla di agenti AI di Open AI che hanno violato il sito della sanità pubblica australiana e hanno avuto accesso a dati sulle spese assicurative.

    Nel giugno 2026 alcuni agenti di intelligenza artificiale di OpenAI, impegnati in uno studio sulla spesa sanitaria, hanno forzato autonomamente il portale statistico di Medicare, accedendo a dati non pubblici sulle spese assicurative.

    ‘OpenAI ha confermato che i suoi modelli non hanno avuto accesso a cartelle cliniche, ma soltanto a statistiche sanitarie aggregate e ai nomi di file interni.’ si legge nell’articolo, ma ovviamente il rischio esiste. I dati dei pazienti potrebbero essere venduti ad assicurazioni o a case farmaceutiche per scopi commerciali.

    OpenAI ha segnalato l’episodio al governo australiano il 10 settembre, che ha avviato un’indagine ufficiale e sta valutando azioni legali. Il caso si aggiunge a recenti episodi in cui sistemi AI hanno superato i limiti di sicurezza, evidenziando la necessità di rafforzare la governance tecnologica nella sanità pubblica.

    Questi rischi non devono tuttavia bloccare l’avanzata della tecnologia in un settore così importante come quello della salute, perché può consentire cure innovative ed efficaci, una migliore diagnostica preventiva, la scoperta ed adozione di nuovi farmaci, ecc.

    La sfida per il futuro della sanità sembra quindi essere meno quella di scegliere tra tecnologia e fattore umano e più quella di progettare un sistema in cui i due elementi possano rafforzarsi reciprocamente, tenendo ben presente la sicurezza dei dati e l’etica.

    Credits: Foto di Patty Brito su Unsplash

    Fonti:

    https://www.ilpost.it/2026/09/24/openai-agente-sanita-pubblica-australia/

    https://24oreventi.ilsole24ore.com/stada-health-report-2026

  • Esperienze nel mondo del vino

    Quali esperienze ho trovato più interessanti e coinvolgenti nel mondo del vino? Da anni studio e sperimento XR e metaverso in vari settori e raccolgo le iniziative che mi hanno maggiormente sorpreso ed ispirato. Facciamo oggi un viaggio in un settore d’eccellenza del nostro paese, quello vinicolo. Vi porto con me a testare e conoscere alcune esperienze: dall’AR agli NFT, dagli AI avatar ai mondi immersivi dedicati al nettare degli dei.

    Spesso le aziende sono un po’ dubbiose e restie a provare nuove tecnologie per far conoscere le loro produzioni e preferiscono continuare nella comunicazione più classica: sito e presenza sui social.

    Le iniziative italiane e straniere più innovative e tecnologiche fanno, tuttavia, comprendere che possiamo superare il famoso ‘abbiamo sempre fatto così’. Sperimentare è diventato ormai un must per distinguersi e farsi ricordare dal pubblico nel momento in cui si procede all’acquisto.

    Esperienze vino e AI

    Andiamo allora a conoscere l’esperienza AR di Chronic Cellars che si avvale dell’intelligenza artificiale per ‘aumentare’ le proprie etichette.

    L’agenzia Rock Paper Reality (RPR) ha collaborato con 8th Wall, specializzata in personaggi AI NPC Inworld AI e Chronic Cellars per creare un sommelier AI in Realtà Aumentata (AR). Guardiamo insieme il video promo su YouTube.

    Il sommelier AI trasforma il personaggio presente sulle etichette- uno scheletro carismatico chiamato Purple Paradise – in un punto di contatto interattivo che permette di diffondere conoscenze approfondite e personalizzate. L’NPC può conversare con gli utenti, rispondere a domande e condividere informazioni sui vini del marchio.

    Con l’introduzione del sommelier AI in AR, l’azienda può offrire ai propri clienti un modo interattivo per conoscere i propri prodotti e servizi. Non solo migliora l’esperienza del cliente, ma arricchisce la narrazione, rendendo le offerte del marchio più riconoscibili e memorabili.

    Di seguito trovate la mia esperienza diretta.

    Esperienze vino e NFT

    Negli ultimi anni le etichette sono diventate arte per NFT. Era l’anno 2021 quando il produttore di spumanti nel Valdobbiadene 900wine, è stata la prima cantina italiana a trasformare la propria etichetta in un Nft, certificato che attesta l’autenticità e la proprietà di oggetti digitali unici. Qui il link al sito dedicato alla campagna.


    La campagna era ospitata sulla piattaforma Opensea dove con l’acquisto di una bottiglia di Grand Cuvée Premium, il cliente riceveva un qr code per riscattare il suo Nft 900wine, un’opera d’arte digitale in 3D. La collezione era costituita da 900 pezzi unici in edizione limitata, con autenticità certificata attraverso blockchain.

    Nel 2022 l’azienda veronese Maia Wine aveva promosso i suoi spumanti con una collezione di avatar unici e certificati, con le sembianze della ninfa greco-romana MAIA, grazie alla collaborazione con l’agenzia di comunicazione UNited STudio.

    Gli NFT potevano essere acquistati su Opensea e offrivano l’accesso a benefit, come inviti esclusivi ad eventi per la community, partecipazioni ad experience internazionali, creazioni esclusive del brand, accesso a premi e limited edition.

    Maia NFT

    Esperienze vino e AR

    Le etichette narrative non sono sicuramente una novità, in quanto già nel 2017 un’etichetta aumentata ha riscosso un successo mondiale. All’epoca non si parlava ancora di AI generativa.

    Avevo letto di quest’esperienza e durante l’ultimo soggiorno a Londra ho acquistato una bottiglia 19 Crimes della Treasury Wine Estates (TWE), un’azienda australiana globale di produzione e distribuzione di vino con sede a Melbourne.

    L’idea era innovativa anche per il soggetto che era stato utilizzato, perché i 19 Crimes narrano la storia di uomini e donne rei di uno dei 19 crimini per i quali era prevista la condanna a vivere in Australia, anziché una sentenza di morte.

    In partnership con gli esperti di esperienze immersive di Tactic Studio e l’agenzia creativa Wunderman Thompson, TWE ha immaginato un’applicazione di realtà aumentata che facesse rivivere la storia di questi criminali.

    Ogni bottiglia ha l’immagine ‘invecchiata’ di un criminale, immagine che prende vita quando viene inquadrata con lo smartphone. Il personaggio narra la sua vita e viene coinvolto in un dialogo all’interno della cella.

    Qui potete vedere la registrazione della mia esperienza.

    Dai dati pubblicati nell’articolo “19 Crimes utilizza la realtà aumentata per differenziare il proprio marchio attraverso l’innovazione” di ptc.com risulta che:

    ‘I consumatori hanno adorato l’esperienza e hanno effettuato milioni di download dell’applicazione Living Wine Labels. L’applicazione Living Wine Labels ha registrato un totale di 5,5 milioni di download da quando è stata rilasciata a luglio 2017 e l’esperienza è stata utilizzata 22.168.625 volte. E non è tutto. Dal 2017 al 2019, il volume di cassette di vino vendute è aumentato di circa il 40%.‘

    Esperienze vino e metaverso

    Nel 2023 abbiamo avuto l’opportunità di visitare nella piattaforma Spatial The WineHunter e il Merano Wine Festival, un mondo immersivo creato da Connected Reality Italy.

    Nel mondo possiamo conoscere la storia del Presidente e fondatore del Merano WineFestival, Helmuth Köcher e vedere un video relativo al Merano WineFestival, festival che si svolge fin dal 1992. Nella Hall of Excellence sono esposti i loghi dei produttori e sono disponibili i link ai siti dove trovare maggiori informazioni sulle cantine e sulla loro storia. Se volete approfondire potete consultare il mio articolo dedicato in Medium.

    Altro mondo immersivo dedicato al vino è Vinophila 3D Wine Expo che è stato sviluppato solo in applicazione mobile. Ricordiamo che la piattaforma Spatial è invece accessibile da browser, mobile e visori. Trovate qui il link al sito.

    Vinophila

    Nel mondo troviamo stand di espositori dove possiamo trovare i link a brochure, sito, video e indirizzo mail e sala convegno dove si svolgono vari eventi e conferenze dedicate al mondo del vino.

    Tecnologie e nuovi pubblici

    Le tecnologie che abbiamo a disposizione possono attirare nuovi pubblici, in particolare della gen Z, che sono abituati a frequentare gaming online o usare app ed AI.

    Di intelligenza artificiale parla Roberta Garibaldi nella sua newsletter “Wine – Food – Tourism” dell’11 giugno scorso che è sempre utilissima per conoscere gli orientamenti del turismo enogastronomico:

    ‘C’è un grande potenziale inesplorato per tutto ciò che riguarda la customer relations – specialmente comunicazione digitale multilingua ed assistenza clienti. Questo vale per le esperienze prenotabili, per la personalizzazione, per la prenotazione di degustazioni ed esperienze. La prospettiva è quella di arrivare all’impiego di chatbot, avatar, sommelier virtuali o robot camerieri, con alcuni casi già applicati nelle aziende del food & beverage. In ambito B2B, l’AI andrà a potenziare gli strumenti di marketing intelligence, dando la possibilità di interrogare i dati in modo dialogato e gestire i differenti strumenti di comunicazione e vendita in modo più efficace.’

    Volete un esempio veramente basico di come poter utilizzare l’AI per questo articolo? L’immagine della cover è stata realizzata con Canva generatore immagini AI e questo è stato il prompt.

    ‘sono una storyteller e sto scrivendo un articolo su vino e tecnologia immersiva. Crea un’immagine con in primo piano una bottiglia di vino e un mondo immersivo sullo sfondo. Deve essere un’immagine reale, ma ispirazionale per far comprendere che la tecnologia può essere utile a comunicare meglio il settore vinicolo.‘

    L’intelligenza artificiale, tuttavia, può aiutarvi in analisi della clientela, in analisi predittive, nel settore comunicazione e vendite. Le tecnologie aprono mondi inesplorati. A voi sperimentare…

    Volete approfondire i temi relativi a XR, chatbot, sommelier virtuali e metaverso? Teniamoci in contatto via mail a simonettapz@gmail.com oppure compilate il form contatti sul sito. Esamineremo insieme la soluzione più adatta alla vostra attività. 🙂

    Fonti:

    https://rockpaperreality.com/insights/ar-use-cases/rock-paper-reality-partners-with-chronic-cellars-to-bring-first-of-its-kind-personalized-ar-sommelier-to-life/

    https://www.ilsole24ore.com/art/gli-nft-conquistano-anche-etichette-vino-e-cene-stellate-AE7uEyFB

    https://www.agrifood.tech/blockchain/la-prima-collezione-di-avatar-nft-nel-mondo-del-vino-e-di-maia-wine/

    https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/osservabeverage/2021/09/06/news/valdobbiadene_900wine_porta_i_non_fungible_token_nel_mondo_del_vino_italiano-316745978/

  • Je t’aime moi non plus: AI e le relazioni interpersonali

    Sicuramente ricordate le parole d’amore della famosissima canzone  ‘Je t’aime moi non plus’ di Serge Gainsbourg e Jane Birkin. Ma se al posto di uno dei due amanti ci fosse un chatbot? 

    L’Intelligenza artificiale sta diventando sempre più parte integrante della nostra realtà quotidiana, dagli assistenti personali come Alexa, Google Home al riconoscimento facciale ormai utilizzato dalle aziende del beauty. Se da un lato l’IA facilita la nostra vita dall’altro guida e condiziona molti aspetti delle nostre esperienze. Alcune ricerche stanno indagando l’impatto dell’IA sulle relazioni interpersonali e amorose. In questa realtà distopica poniamoci una domanda:  può un robot provare empatia ed emozioni?

    L’impatto dell’AI sulle relazioni interpersonali

    Come potrà l’IA cambiare lo storytelling e i nostri mondi narrativi? Nella scrittura può già sostituirsi agli umani, partendo semplicemente da codici come nell’opera ‘1 The road’, creata da Ross Goodwin il primo libro scritto da una AI writing machine su una Cadillac in viaggio da New York a New Orleans o creare storie da immagini come realizzato da Ryan Kiros della University of Toronto.

    Le macchine potranno forse sostituire noi storyteller umani, ma non potranno esprimere sentimenti come l’amore. Nel mio studio dedicato alle nuove forme di narrazione nell’epoca post digitale ho letto dell’opera, ‘Lady Chatterley’s Tinderbot‘ , basata sull’utilizzo di Tinder, la famosa app d’incontri e ho deciso d’intervistare l’artista, Libby Heaney.

    Chi è Libby Heaney

    Artista e docente britannica al Royal College of Art dal 2014 con un background in quantum compting, Libby Heaney studia l’impatto delle tecnologie future. Il suo lavoro è stato presentato a Londra (Tate Modern, Victoria and Albert Museum e Christie’s), New York, Peru, e in Europa.

    Nel 2016 ha programmato Lady Chatterley’s Tinderbot, un touchscreen interattivo dove ha avviato una conversazione con ca. 800 utilizzatori anonimi di Tinder, inviando loro estratti tratti dal romanzo, “Lady Chatterley’s Lover” (David Herbert Lawrence – 1928). Un esperimento sull’AI e le relazioni interpersonali che è risultato davvero sorprendente ed è stato presentato in touchscreen in uno spettacolo dal vivo e raccolto in un libro.

    Lady Chatterley's Tinderbot

    Intervista sull’opera ‘Lady Chatterley’s Tinderbot’

    When and why did you decide to use a bot to study the human interaction about love and sex?

    In general I’m interested in how technology effects humans and how we see the world and vice versa. I wanted to make a piece that focused on technology and love and since I’ve used Tinder myself before, I decided to think about how Tinder has changed the way we find love and sex and intimacy. I was reading Lee MacKinnon’s Tinderbot Bildungsroman and Love Machines in e-flux journal, which inspired me to use a bot to explore human interaction with love and sex. After more research, I found out that Tinderbots were often gendered and used to in the aid of capitalism (‘hot women’ guiding people to porn sites and even a Tesco survey).

    How long did the study last? How many users were involved?

    I had three Tinderbots running on Tinder over the course of about a year 2016-2017. They spoke to just over 800 people mostly around the London area where I live, but also around Oxford & Berlin when I traveled there.

    Can human and machine come together to live a new form of love?

    My work was about how romantic codes are shifted due to various technologies disseminating the codes. I how love and sex function in a pre-digital technology – the literary novel – and the same with a post-digital technology – Tinder. I created three Tinderbots based on characters from Lady Chatterley’s Lover, Lady Chatterley, Mellors (the game keeper who LC has an affair with) and Clifford (Lady Chatterley’s husband who she cheats on). These agents spoke to people on Tinder using only dialogue from the novel. The human’s on Tinder were either surprised, played along or ignored this unusual style of messaging. I wasn’t really looking for a new form of love in the work, but rather wanted to point out the resonances and dissonances between old and new romantic codes that are propagated through technology.

    What’s the funniest answer you received?

    There’s lots of funny answers. You can see the pdf of some responses on my website. The point is that while the work is funny in part, it can also shows humanity as being lonely, sad and vulnerable.

    What do you think about the future of love and sex? Will we meet just online? 

    I think there as with most actions in life now, there will be a hybrid online/offline approach. It might be that we all have a bot based on our data from other websites (like FAcebook) that sits on dating apps and initiates contact with other people’s bots on our behalves. Perhaps when our bot finds someone who we might really like or fancy, it will alert us and then the humans will step in.

    L’AI potrà cambiare la nostra narrazione e le relazioni interpersonali? Sicuramente sta avendo un impatto importante in settori innovativi e tradizionali: dal customer service al recruiting e tutto il settore delle risorse umane. Quanto impatterà sull’amore? Difficile dirlo al momento.

    Nota: Articolo originariamente pubblicato in ‘Narrability Journal’ Semestrale di divulgazione scientifica sulle Scienze della Narrazione dell’Osservatorio di Storytelling.

    Fonti:

    sito : http://libbyheaney.co.uk/

    Link utili

  • Il codice umano e l’AI

    L‘intelligenza artificiale (AI) può avere un impatto significativo sulle attività sociali come la musica oppure sulla scrittura e sull’arte, da sempre considerate esclusive dell’uomo, definito ‘codice umano’ da Marcus Du Sautoy ?

    Ho iniziato ad interessarmi alle applicazioni dell’AI fin dal 2016, quando, dopo aver ascoltato allo IAB lo speech del professor Giuseppe Riva, Direttore di interazione comunicativa e nuove tecnologie dell’Università Cattolica di Milano dedicato all’AI dal titolo “Intelligenza artificiale: l’intelligenza nella realtà”, avevo approfondito casi studio inerenti la musica. Avevo scritto un articolo e citato, ad esempio, MusicNet, un software realizzato da ricercatori dell’Università di Washington e gli esperimenti condotti all’interno del progetto ‘Google Brain’ creato da Google.

    Nel tempo sono stati fatti molti progressi e, come ci dice il matematico Marcus Du Sautoy nel suo libro ‘Il codice della creatività’ (ed. Rizzoli), oggi viviamo a stretto contatto con le macchine.

    ‘Le nostre vite sono completamente dominate dagli algoritmi. Ogni volta che cerchiamo qualcosa su Internet, pianifichiamo un viaggio con il GPS, scegliamo un film raccomandato da Netflix o prendiamo un appuntamento online, siamo diretti da un algoritmo. Gli algoritmi sono la nostra guida nell’era digitale, ma pochi sanno che esistono da migliaia di anni prima dell’avvento dei computer e che stanno al cuore dell’essenza stessa della matematica. ‘ (p.698)

    L’AI non ha sostituito l’uomo, timore che spesso emerge nei convegni e negli articoli che vengono pubblicati nell’ultimo anno, ma lo ha supportato sempre più in attività complesse.

    Giornalismo

    Secondo Du Sautoy ‘l’ambito dove gli algoritmi di scrittura danno il meglio di sé è la trasformzaione di dati grezzi in articoli di giornale.‘

    L’intelligenza artificiale non prenderà il posto del giornalista o dello scrittore, ma svolge già oggi quei compiti nei quali l’uomo è meno efficiente, come analizzare fonti e verificarle proprio per la sua capacità di processare un numero infinito di dati e scrivere una grande quantità di articoli in tempi molto contenuti.

    Molte redazioni stanno usando gli algoritmi, come leggiamo in ‘Journalism AI – new powers, new responsibilities‘, il rapporto di Polis, think tank della LSE ( London School of Economics and political sciences) e Google News Initiative nel 2019. Si parla di giornalismo automatizzato o robotico. Di che cosa si tratta esattamente? In un articolo di Matteo Monti, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna, pubblicato a marzo 2019 dall’agendadigitale.eu ho letto una definizione molto semplice ed esaustiva che condivido con voi:

    ‘Questo nuovo metodo di produzione di news è basato sulla tecnologia NLG (natural language generation), che permette, in generale, la creazione di giornalismo testuale a partire da un insieme di dati strutturati digitalmente. Una tecnologia, questa, che prevede che un algoritmo raccolga e analizzi i dati in modo indipendente e poi scriva un articolo dagli e sugli stessi. (1)

    Il giornalismo automatizzato opera sia scrivendo e pubblicando autonomamente articoli di cronaca senza l’intervento di un giornalista, sia “collaborando” con un giornalista che può essere incaricato di supervisionare il processo o fornire input per migliorare l’articolo. (2)

    Tornando al rapporto ‘Journalism AI’ di Polis che è stato condotto in 71 agenzie stampa in 37 nazioni emerge che:

    ‘artificial intelligence (AI) is a significant part of journalism already but it is unevenly distributed. AI is giving journalists more power, but with that comes editorial and ethical responsibilities.‘

    Quali sono i task nei quali l’AI può supportare il giornalismo in futuro? Nel report sono stati evidenziati questi dieci punti:

    Abbiamo parlato di giornalismo, ma quanto l’AI può influenzare anche la musica o l’arte e la scrittura?

    Musica

    Nel campo musicale mi ha incuriosita l’esperimento condotto da Damien Riehl , un legale specializzato in copywright e Noah Rubin, un programmatore. Hanno creato un algoritmo che compone melodie:

    ‘by brute force all mathematically possible melodies and write them to MIDI files. We provided the application with various parameters to mathematically exhaust every popular melody that has ever been — and are mathematically possible. When those MIDI files were written to disk, they were copyrighted automatically. We have also designated all newly created files (to which we have legal rights) to the Creative Commons CC0. ‘

    Il loro obiettivo è quello di proteggere i musicisti ‘from being sued for copying songs they don’t remember hearing.’

    Su Wikipedia leggiamo che MIDI è l’acronimo per:

    Musical Instrument Digital Interface e si indica il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici, anche tramite un computer.

    Se desiderate potete vedere il video dello speech che Damien Rieh ha tenuto al TEDx di Minneapolis alla fine dello scorso gennaio e consultare il sito.

    Manga

    Proprio in questi giorni ho letto un articolo su Leganerd.con in cui si parla di Paidon, manga scritto e disegnato da un’intelligenza artificiale. Makoto Tezuka figlio del famoso mangaka Osamu Tezuka, scomparso nel 1989, ha fatto studiare all’AI sessantaquattro opere del padre per creare una storia totalmente ispirata al suo mondo. Ha poi completato il lavoro, i dialoghi e le illustrazioni personalmente.

    Poesia

    E se le poesie fossero scritte dall’intelligenza artificiale? Ho provato un interessante esperimento dell’artista e scenografa londinese, Es Devlin che ha realizzato e messo online nel 2019 PoemPortraits, progetto che combina poesia, intelligenza artificiale e design, creato in collaborazione con Google Arts e Culture e il programmatore Ross Goodwin. Leggiamo sul sito:

    ‘An experiment at the boundaries of AI and human collaboration. Donate a word to become part of an ever evolving collective poem and create your own POEMPORTRAIT. ‘

    Mi sono divertita a giocare con l’algoritmo e ho scelto la parola ‘love’, digitandola nel campo indicato. L’AI ha elaborato ‘on over 20 million words of 19th century poetry is generating your unique POEMPORTRAIT. ‘

    Nello step successivo l’applicazione mi ha chiesto se desidero attivare la fotocamera per realizzare un selfie oppure proseguire con solo testo.

    Foto 1

    Avendo optato per solo testo questa è la poesia creata per me dall’algoritmo. Il verso può essere salvato in .png (foto 2) e scaricato oppure entrare a far parte di un poema collettivo (vedi foto 3)

    Foto 2
    Foto 3

    Ho provato anche a scegliere l’altra opzione ossia a scattare una foto. I versi sono apparsi sul mio ritratto in stile video mapping 3D e lo sfondo poteva essere nei toni del rosso o del blu in modo random.

    Siete curiosi e desiderate provarlo? Ecco il link al sito e di seguito il video su YouTube in cui viene descritto il progetto.

    PoemPortrait era stato presentato già nel 2018 come installazione al Summer Party delle Serpentine Galleries di Londra e aveva riscosso molto successo tanto che, come abbiamo visto, nel 2019 era stato deciso di renderlo disponibile sul web. Potete trovare maggiori informazioni nella video-intervista su YouTube.

    Fonte: https://youtu.be/e-NUHIqmgUI

    Sempre nel 2018 la collaborazione tra il programmatore Ross Goodwin e l’artista Es Devlin aveva dato vita ad un’altra installazione molto particolare come ‘Please Feed The Lions’. Era una scultura interattiva posta in Trafalgar Square a Londra commissionata dal London Design Festival, Google Arts & Culture e The Space. Il leone, realizzato in un rosso fluorescente, ruggiva e, grazie a un algoritmo di deep learning sviluppato da Ross Goodwin, componeva una poesia collettiva generata dalle parole digitate su un tablet dai passanti.

    Perché un leone proprio a Trafalgar Square? Nel 1867 quattro leoni sono stati posti alla base della colonna di Nelson come icone britanniche e Trafalgar Square è stata da sempre considerata un luogo simbolo per meeting politici e raduni. La prima manifestazione importante si tenne nel 1848, con il raduno dei cartisti che chiedevano il suffragio universale.

    Fonte: by karyne.barwick – Instagram

    Come funzionava l’installazione? I passanti erano invitati a dar in pasto al leone una parola a loro scelta digitata su un tablet. Immediatamente il leone ruggiva con la voce ‘imprestata’ dalla vocalist Jade Pybus, mentre sullo schermo posto all’interno delle fauci appariva una strofa generata dalla parola stessa. Come leggiamo nella pagina del sito Google Arts and culture:

    ‘The poetry is generated by an artificial neural network model that has learnt to write by reading millions of words of 19th century poetry. The specific algorithm is known as a long short-term memory (LSTM) recurrent neural network (RNN), and it works by learning to predict the next text character (letter, space, or punctuation) over and over again…’

    Durante il giorno la strofa appariva su uno schermo posto all’interno della bocca del leone e alla sera il poema collettivo veniva proiettato sul leone stesso e sulla colonna di Nelson grazie al video mapping.

    Quale sarà il futuro dell’AI e della scrittura? Riprendiamo ancora il pensiero del matematico Marcus Du Sautoy:

    ‘Il Grande scrittore automatico resta ancora una fantasia umana. […]Ci sono talmente tante storie da raccontare che scegliere quelle degne di essere ascoltate è ancora una sfida; solo un creatore umano comprenderà per quali ragioni un’altra mente umana potrebbe volerlo seguire nel suo viaggio creativo. Senza dubbio, i computer ci assisteranno nel nostro viaggio, ma saranno i nostri telescopi e le nostre macchine da scrivere, non i narratori. ‘ (pag. 4504)

    Nel frattempo le sperimentazioni continuano e sempre più artisti, scrittori e designer realizzano e studiano nuove opere co-create con l’AI o realizzate dall’algoritmo in autonomia. Non resta che stare a guardare come conviverà il codice umano con l’AI e dare un senso al futuro.

    Negli ultimi mesi ho continuato ad approfondire temi legati alla scrittura e all’intelligenza artificiale. Nei prossimi convegni esamineremo insieme altre case studies internazionali che mi hanno interessato e che desidero portare alla vostra attenzione.

    Fonti:

    (1) (2) https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/giornalismo-automatizzato-usi-e-rischi-dellintelligenza-artificiale-nelle-news/

    https://leganerd.com/2020/02/27/paidon-il-manga-scritto-e-disegnato-dallintelligenza-artificiale/

    https://thenextweb.com/neural/2020/02/26/ai-penned-manga-paidon-to-be-published-this-week/

    https://drive.google.com/file/d/1utmAMCmd4rfJHrUfLLfSJ-clpFTjyef1/view

    https://artsexperiments.withgoogle.com/poemportraits?_ga=2.33161846.992826029.1556786810-799000725.1554196893