• Identità e personal branding

    Quanto è importante l’identità di un’azienda o di un professionista? Scoprire la propria identità è un processo a volte complesso, perché bisogna capire esattamente i propri obiettivi, individuare le specificità, i punti di forza e di debolezza, i principali concorrenti nazionali ed internazionali, definire una strategia precisa in base al target di riferimento e scegliere il proprio tone of voice. Il tutto prima d’iniziare la creazione di un sito e di account sui social media. Sembra un’impresa impossibile. Spesso si parte in modo non coordinato, si aprono molti account sui social media, perché si deve essere presenti, si sperimenta senza una strategia precisa e degli obiettivi definiti e misurabili.

    Da consulenti ci capita di seguire delle startup ed è avvincente partecipare a questo processo di definizione d’identità. Negli ultimi mesi del 2015 ho seguito una start up come StorytellingITA e, mentre stavo lavorando al piano strategico dell’azienda, mi sono fermata a riflettere.

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    Avevo bisogno di far luce sul mio brand personale. Da tempo sentivo l’esigenza di far chiarezza tra le mie varie identità social e professionali. Varie esperienze lavorative sono state fondamentali per la costruzione del mio essere ‘professionista’. La parola chiave ricorrente è sempre stata ‘marketing’ da internazionale a direct marketing a web a social media e attorno a questa Kw si è formata la mia anima. Dal marketing al commerciale come specialista di vendita e trainer e quattro anni fa è  nata la passione per la comunicazione narrativa e un percorso che mi ha condotto ad approfondire  i tools narrativi e le piattaforme di content marketing.

    Come migliorare il personal branding? Ho iniziato un percorso di crescita personale con l’obiettivo di definire meglio la mia strategia e chi mi sta seguendo in quest’evoluzione comprende appieno i dubbi e le difficoltà. Soffermiamoci sulla famosa frase di Tom Peters, guru del marketing americano, che spiega esattamente lo stato d’animo di quando si è in fase creativa.

    If you’re not confused, you’re not paying attention.

    Peters ha anche affermato nel lontano 1997 nel famoso articolo ‘The Brand called you‘:

    We are CEOs of our own companies: Me Inc. To be in business today, our most important job is to be head marketer for the brand called You.

    La fase introspettiva, a mio parere, è la più complessa, in quanto ti costringe a uscire dalla tua zona di comfort, a rompere gli schemi e guardarti da un’altra prospettiva. Comporta anche una certa sofferenza.

    Vediamo insieme gli steps, a mio parere, indispensabili per fare chiarezza:

    1. identificare esattamente la tua competenza e la tua offerta
    2. definire le tue attività e il mercato nel quale vuoi muoverti
    3. puntare sulla tua specificità, ossia su quello che ti rende unico
    4. capire quali benefici puoi dare ai tuoi clienti

    Per far questo puoi utilizzare il metodo Personal Branding Canvas ideato da Luigi Centenaro che trovo molto utile in qualsiasi momento della propria vita professionale.

    Nel momento in cui sei riuscito a rispondere a queste domande puoi procedere alla fase operativa. Nel mio caso personale i passi sono stati i seguenti:

    – uniformare l’immagine sui social media (foto e account);

    – ridefinire la strategia sui social media, ossia assegnare ad ogni social tematiche specifiche;

    – mettere ordine tra i contenuti, secondo la teoria dei tre scaffali: passato, presente e futuro (teoria appresa da Alice Avallone che mi sta seguendo nel percorso di strategia);

    – definire meglio il PED (piano editoriale digitale), prediligendo i contenuti originali e di qualità;

    – pianificare la creazione di un sito personale di tipo narrativo che raggruppi i contenuti sparsi sulle varie piattaforme e che spieghi l’identità;

    – puntare maggiormente sulla mia specificità. Come afferma Seth Godin, che ho avuto il piacere di ascoltare a novembre durante l’ultimo World Business Forum di Milano, la chiave del successo è quella di differenziarsi dagli altri con un elemento, una competenza, una caratteristica unica. Se volete approfondire vi consiglio il famosissimo libro ‘La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone‘.  Le 5 P del marketing di P.Kotler non bastano più, afferma Godin e all’elenco degli elementi che stanno alla

     

    alla base del marketing come: prodotto, prezzo, promozione, posizionamento, pubblicità, packaging, passaparola, permesso ha aggiunto una nuova “P”. ‘Purple Cow’, ossia la mucca viola, la cui essenza è la straordinarietà.

    Lo straordinario è ciò che emerge dal consueto, ciò che si fa notare e fa parlare di sé.

    Anche nel personal branding dobbiamo andare alla ricerca della mucca viola per distinguerci in un mondo tutto marrone.