Un’etichetta o un packaging non sono più soltanto uno spazio da rendere accattivante. Oggi, grazie alle tecnologie, ogni confezione può diventare un punto di accesso a un racconto aziendale, a un servizio specifico e soprattutto a un’esperienza da vivere in prima persona. L’accessibilità diventa facile ed immediata e aumenta il ricordo del brand.
Durante il corso “Tecniche di comunicazione multimediale” – nel capitolo XR e mondi immersivi che sto tenendo presso Fondazione Clerici, invito gli studenti ad esaminare alcuni packaging, individuare i punti di forza e di debolezza, immaginando quali aree poter ‘aumentare’ grazie alle tecnologie.
Nelle esercitazioni in aula mettiamo a confronto prodotti della stessa categoria merceologica, come, ad esempio packaging di diverse paste all’uovo, e comprendiamo dalla grafica, dalla confezione e dai contenuti del sito quale elemento possa essere più riconoscibile per il consumatore o abbia un maggiore impatto nel funnel d’acquisto. Il mio interesse nei confronti del packaging e della stampa nasce da una lunga esperienza nel marketing e nel settore macchine da stampa, prima di essere fan di tech.
Rendere “aumentata” un’etichetta o un’area del packaging significa trasformare un oggetto fisico in un canale di relazione. Il consumatore non si limita più a vedere un logo o a leggere un ingrediente o una promessa di marca, perché può trovare un avatar che narra e che lo accoglie, scoprire i valori dell’azienda, vedere uno show cooking o un video storico o persino giocare. In poche parole, entrare davvero nel mondo del brand.
I metodi di fruizione sono molteplici e accessibili anche a persone non particolarmente digitalizzate, anche senza dover scaricare un’applicazione, azione non che può peggiorare la user experience.
Per un brand, rendere parlante il packaging significa aumentare il valore percepito del prodotto, raccogliere dati utili nel rispetto della privacy, creare relazione diretta con il consumatore e differenziarsi a scaffale. Per il consumatore significa, invece, avere accesso a informazioni e servizi e, al contempo, emozionarsi. Per il retail infine significa trasformare il punto vendita in un luogo più interattivo.
Casi studio di etichetta ‘aumentata’
Un esempio famoso è quello del brand Jack Daniel’s che ha “aumentato” l’etichetta storica della bottiglia, trasformandola in un’esperienza narrativa. Attraverso un’app mobile, l’utente scansiona il packaging e inquadra l’etichetta che si anima e si apre come un pop-up 3D, mostrando gli ambienti interni della distilleria con le botti di whisky, scene del Tennessee e contenuti sul processo produttivo. Lo storytelling visuale evidenzia l’heritage, oltre all’artigianalità e alle tecniche di produzione.
Altro caso studio che mostro ai miei studenti è quello relativo al brand Patrón Tequila che ha utilizzato sia la tecnologia AR, aumentando l’etichetta, sia i virtual tour per far conoscere le coltivazioni e la produzione. Qui il link al virtual tour su YouTube e link al video relativo ad AR.
Sostenibilità
La tecnologia, però, non deve essere un effetto speciale fine a sé stesso. Funziona solo quando amplifica una storia vera, quando mette in evidenza il purpose dell’azienda e al contempo, semplificando od orientando alla scelta, generando fiducia e utilità.
Il packaging diventa un ponte tra fisico e digitale. Invece di rimandare semplicemente a un sito web, un QRcode può aprire contenuti aggiornabili nel tempo: una campagna stagionale, una promozione, un racconto storico, un’esperienza di realtà aumentata o un percorso educativo. Il vantaggio è chiaro: il contenuto può evolvere senza dover ristampare la confezione.
Quali settori possono trarre vantaggio dall’etichetta o packaging “aumentati”?
Il packaging “smart” può essere applicato a svariati settori dal B2C al B2B, dove il prodotto ha una storia da raccontare, un’origine da valorizzare e/o un utilizzo da spiegare.
Non dobbiamo pensare che riguardi solo prodotti tecnologici o grandi brand internazionali. Al contrario, può essere molto efficace per aziende artigianali e produzioni locali, prodotti premium di valore e imprese che vogliono trasformare il proprio prodotto in un’esperienza più ricca e coinvolgente.
Se prendiamo in considerazione il food & beverage, possiamo raccontare la provenienza degli ingredienti, la filiera, il metodo di produzione, le caratteristiche organolettiche, le ricette o gli abbinamenti. Pensiamo, ad esempio, a prodotti come un olio extravergine, una tavoletta di cioccolato di elevata qualità, una miscela di caffè premium o a un prodotto tipico del territorio. Sono prodotti con una “vita” complessa che possiamo trasformare in un’esperienza per il consumatore.
Nel mondo della moda e del lusso, il packaging e le etichette smart, attraverso tag NFC o RFID, possono diventare strumenti fondamentali per favorire la tracciabilità. L’AR invece consente di raccontare materiali, artigianalità e cura del prodotto. Questo permette di comunicare meglio le capacità artigianali del brand e di contrastare la contraffazione, favorendone tracciabilità e supportandone modelli più circolari, come il resale e il second hand certificato.
Nel settore beauty e cosmetica il packaging aumentato può spiegare come utilizzare correttamente un prodotto, suggerire una beauty routine, raccontare gli ingredienti, le certificazioni o le scelte sostenibili dell’azienda. Se consideriamo invece il campo farmaceutico, healthcare e nutraceutico, la tecnologia può avere anche una funzione di servizio e sicurezza, offrendo contenuti aggiornati e facilitado la consultazione di foglietti illustrativi digitali.
Invece nel settore industriale e B2B che valenza può avere? Un imballaggio o una smart label possono rimandare a schede tecniche, pagine di manuali, certificazioni, video di installazione, ecc., fornendo valore e informazioni senza andare ad aggiungere complessità visiva a un’etichetta.
Concludendo
Il valore non sta nella tecnologia in sé, ma nella possibilità di trasformare un supporto statico in un canale dinamico. Il packaging può aggiornarsi, adattarsi a campagne stagionali, offrire contenuti personalizzati e creare una relazione diretta tra brand e consumatore.
Rendere smart un’etichetta significa quindi “aumentare” il prodotto, permettendo alla confezione di raccontare ciò che, spesso, lo spazio fisico non riesce a contenere: la storia, le persone, i processi, i valori, le istruzioni, le emozioni e i servizi che rendono quel prodotto davvero riconoscibile.
Hai un prodotto, un’etichetta o un packaging che vorresti trasformare in un canale di comunicazione dinamico? Parliamone. 🙂 Contattami per scoprire come integrare le tecnologie smart e la realtà aumentata nella tua strategia di brand, offrendo ai tuoi clienti un’esperienza digitale memorabile.





















































