• Intelligenza artificiale e salute

    Da qualche anno ho allargato i miei interessi professionali all’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore della salute, portando aggiornamenti e formazione su realtà estesa e AI in corsi ed eventi dedicati al Middle Management. Le tecnologie sono sempre più utilizzate nella diagnostica, nella gestione dei turni ospedalieri e redazione delle cartelle cliniche e sono nati specifici modelli LLM a supporto dell’attività di medici e di operatori sanitari. Corsi fruibili con realtà virtuale e/o mista e AI non sono più ‘futuribili’, ma si stanno diffondendo nelle strutture ospedaliere, consentendo di abbreviare onboarding dei neoassunti, migliorare le competenze e facilitare gli assessment.

    Di fronte alla tecnologia che avanza e diventa parte della nostra attività quotidiana nelle organizzazioni, mi sono chiesta, tuttavia, quale sia l’atteggiamento di noi cittadini e pazienti nei confronti dell’AI in campo sanitario e ho trovato molto interessante la ricerca STADA che è stata oggetto del convegno dal titolo “STADA Health Report 2026 Focus Italia. Una popolazione che invecchia, una sanità che si trasforma: gli Italiani e la sfida dell’Intelligenza Artificiale” organizzato da Il Sole 24 Ore Eventi lo scorso 23 settembre.

    STADA Health Report è l’indagine indipendente e rappresentativa, condotta in 20 Paesi europei da Human8 per conto del Gruppo STADA e in questo caso era focalizzata sul rapporto degli italiani con la salute ed in particolare sull’uso ed accettazione dell’intelligenza artificiale.

    Dai dati presentati da Luca Vitaloni, Associate Director Human8, si evince che cresce l’apertura verso strumenti capaci di rendere la sanità più accessibile, rapida e personalizzata, mentre restano centrali la protezione dei dati, la supervisione dei professionisti e la qualità della relazione umana.

    Intelligenza artificiale e percorso di salute

    Una parte significativa degli italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per questioni legate alla salute. Se il 44% dichiara di non farne uso, il restante 56% li utilizza in qualche forma.

    Tra gli impieghi più frequenti figurano la comprensione di una diagnosi ricevuta, indicata dal 31% degli intervistati, la prevenzione per il 25%, la preparazione a una visita medica per il 19% e la ricerca di un secondo parere dopo una visita per il 16%.

    Questa apertura non significa però fiducia incondizionata. La gestione dei dati sanitari rimane uno dei nodi più delicati. Il 47% degli italiani sarebbe disposto a condividere i propri dati con un sistema di intelligenza artificiale, ma solo il 13% lo farebbe senza esitazioni. Una parte consistente chiede invece garanzie sul controllo dei dati, sulla loro protezione e sui soggetti che gestiscono i sistemi.

    intelligenza artificiale

    Anche le preoccupazioni confermano questa cautela. Il rischio di errori rappresenta il timore principale, seguito dalla possibilità che i dati sanitari vengano utilizzati senza consenso, dalla riduzione dell’interazione umana e da un possibile peggioramento della comunicazione con gli operatori sanitari.

    Allo stesso tempo, le aspettative nei confronti dell’intelligenza artificiale sono elevate. Il 44% degli intervistati auspica diagnosi più rapide, il 39% un’assistenza sanitaria più economica e una maggiore accessibilità ai servizi, anche nelle aree più svantaggiate. Il 35% vede inoltre nell’AI uno strumento che potrebbe aiutare i medici a mantenersi aggiornati sulle più recenti conoscenze e scoperte in campo sanitario.

    sanità e ai

    AI supporto alla cura, non un sostituto

    È soprattutto nei compiti di supporto che l’intelligenza artificiale sembra incontrare maggiore consenso. Il 59% degli italiani sarebbe favorevole al suo utilizzo nella gestione di appuntamenti e follow-up, il 41% nel monitoraggio delle patologie croniche e il 35% nella redazione di appunti durante le visite.

    ai e sanità

    Minore, ma comunque significativa, è l’apertura verso consulti assistiti dall’AI o verso la generazione di documenti e istruzioni post-visita.

    Un dato particolarmente significativo riguarda la diagnosi: circa un italiano su due si fida già, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi elaborata dall’intelligenza artificiale, purché siano rispettate determinate condizioni. Per alcuni deve essere spiegata in maniera comprensibile, mentre per altri deve essere certificata dalle autorità sanitarie.

    Lo stesso equilibrio emerge quando si parla di piani terapeutici personalizzati. Per il 53% degli italiani il modello ideale è quello misto: l’intelligenza artificiale può contribuire alla costruzione del piano terapeutico, ma il medico deve mantenere la supervisione e la decisione finale.

    ricerca su ai

    È una percentuale superiore alla media europea del 44% e segnala una propensione significativa verso forme di collaborazione uomo-macchina.

    Guardando ai prossimi dieci anni, gli italiani ritengono che l’AI potrebbe acquisire un ruolo importante soprattutto nel monitoraggio in tempo reale delle patologie croniche, nella gestione dei piani terapeutici, nell’individuazione di malattie rare e nella personalizzazione dei trattamenti.

    Il valore della relazione umana

    Se da una parte aumenta il ruolo attribuito alla tecnologia, dall’altra rimane molto forte la fiducia nei professionisti della salute.

    Il 74% degli intervistati ritiene che gli operatori sanitari debbano avere un ruolo centrale nell’educazione sanitaria, percentuale che sale all’81% tra gli over 55. Anche scuole e università, famiglie e istituzioni vengono considerate importanti, mentre media e altri soggetti raccolgono livelli di fiducia inferiori.

    Il ruolo stesso di medici, operatori sanitari e farmacisti potrebbe quindi trasformarsi. Il 45% degli italiani immagina una crescita delle consulenze digitali a distanza, mentre il 31% pensa che questi professionisti diventeranno sempre più interpreti e mediatori degli strumenti di intelligenza artificiale. Per il 27%, inoltre, la loro funzione come punti di riferimento umani affidabili sarà ancora più importante.

    Il dato suggerisce quindi un cambiamento di ruolo più che una sostituzione: al crescere della capacità dei sistemi intelligenti di elaborare informazioni e formulare indicazioni, aumenta anche la necessità di figure professionali capaci di contestualizzare, spiegare e assumersi la responsabilità delle decisioni.

    La farmacia tra innovazione e relazione

    Gli italiani chiedono servizi più avanzati, dalla possibilità di ottenere prescrizioni ripetibili per le patologie croniche a una maggiore disponibilità oraria, fino all’accesso a consulenze specialistiche e alla gestione digitale dei farmaci.

    Eppure, anche se acquisto online e farmacia fisica fossero equivalenti per prezzo e comodità, il 49% continuerebbe a scegliere la farmacia locale. Persino tra chi preferirebbe comprare online, il 42% continuerebbe a rivolgersi al farmacista per un consiglio.

    Lo stesso vale per l’accesso ai servizi sanitari. Screening, controlli preventivi, consulti medici, consulenze con il farmacista e supporto per la salute mentale continuano a essere associati prevalentemente alla presenza fisica. Nel caso dei consulti medici, il 78% degli italiani preferirebbe incontrare il professionista di persona.

    Il quadro che emerge è quindi quello di una società aperta all’innovazione, ma non orientata alla sostituzione dell’essere umano.

    impatto ai su sanità

    L’intelligenza artificiale viene accettata soprattutto quando migliora accessibilità, rapidità, personalizzazione e continuità delle cure, mentre la responsabilità, l’interpretazione e la relazione restano affidate alle persone.

    I rischi dell’intelligenza artificiale

    L’uso delle tecnologie comporta ovviamente dei rischi: errori diagostici, allucinazioni, problemi relativi alla sicurezza dei dati sanitari, tracciamento eccessivo dei dati nei visori, ecc.. In un articolo de Il Post del 24 settembre, segnalato su LinkedIn da Mariella Borghi, si parla di agenti AI di Open AI che hanno violato il sito della sanità pubblica australiana e hanno avuto accesso a dati sulle spese assicurative.

    Nel giugno 2026 alcuni agenti di intelligenza artificiale di OpenAI, impegnati in uno studio sulla spesa sanitaria, hanno forzato autonomamente il portale statistico di Medicare, accedendo a dati non pubblici sulle spese assicurative.

    ‘OpenAI ha confermato che i suoi modelli non hanno avuto accesso a cartelle cliniche, ma soltanto a statistiche sanitarie aggregate e ai nomi di file interni.’ si legge nell’articolo, ma ovviamente il rischio esiste. I dati dei pazienti potrebbero essere venduti ad assicurazioni o a case farmaceutiche per scopi commerciali.

    OpenAI ha segnalato l’episodio al governo australiano il 10 settembre, che ha avviato un’indagine ufficiale e sta valutando azioni legali. Il caso si aggiunge a recenti episodi in cui sistemi AI hanno superato i limiti di sicurezza, evidenziando la necessità di rafforzare la governance tecnologica nella sanità pubblica.

    Questi rischi non devono tuttavia bloccare l’avanzata della tecnologia in un settore così importante come quello della salute, perché può consentire cure innovative ed efficaci, una migliore diagnostica preventiva, la scoperta ed adozione di nuovi farmaci, ecc.

    La sfida per il futuro della sanità sembra quindi essere meno quella di scegliere tra tecnologia e fattore umano e più quella di progettare un sistema in cui i due elementi possano rafforzarsi reciprocamente, tenendo ben presente la sicurezza dei dati e l’etica.

    Credits: Foto di Patty Brito su Unsplash

    Fonti:

    https://www.ilpost.it/2026/09/24/openai-agente-sanita-pubblica-australia/

    https://24oreventi.ilsole24ore.com/stada-health-report-2026

  • Dietro le quinte di una formazione

    È sempre interessante scoprire il dietro le quinte di una formazione. Che cosa accade e come ci si organizza? Le metodologie adottate dai formatori sono differenti, ma sono legate da un filo comune: la crescita con i partecipanti che non ricevono più una lezione frontale, ma vengono guidati in un percorso di crescita e di sperimentazione. Non si tratta più di ‘tenere corsi‘, ma di ‘accompagnare‘ come coach nell’apprendimento, di progettare percorsi di formazione che consentano ai discenti di rispondere in modo efficace alle esigenze reali delle aziende.

    Formazione aziendale in cambiamento

    La formazione aziendale sta cambiando profondamente per rispondere alle sfide del mercato globale, soprattutto alla luce della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, fattori che stanno trasformando il modo di lavorare e le competenze richieste.

    Le metodologie tradizionali non bastano più, perché apprendiamo in modo diverso e quindi è necessario sviluppare approcci più flessibili, personalizzati e basati su tecnologie innovative per restare competitivi nel prossimo decennio.

    I sistemi di apprendimento basati sull’AI permettono di creare percorsi formativi su misura per i singoli partecipanti, adattando contenuti e tempi di apprendimento alle esigenze individuali.

    Come ho potuto sperimentare direttamente in aula, la soglia di attenzione è drasticamente diminuita, in quanto si è costantemente attratti da mille stimoli indotti soprattutto dagli smartphone. Nelle sessioni online sicrone la distrazione è ancora maggiore, tanto che molti partecipanti tengono la telecamera spenta e non partecipano attivamente.

    Nasce quindi l’esigenza di adottare modalità come il microlearning, ossia moduli brevi facilmente integrabili nella giornata lavorativa che consentono di condividere informazioni in modo veloce ed efficace, e la gamification, che favorisce il coinvolgimento e la motivazione.

    Per aumentare l’attenzione e la partecipazione attiva sono utili anche le tecnologie immersive come realtà aumentata e virtuale (AR/VR) che rendono possibili simulazioni pratiche realistiche in contesti sicuri. Proprio le tecnologie permettono di esercitare, accanto alle competenze tecniche, le soft skill, come leadership e gestione dello stress e dei conflitti, competenze che diventano sempre più cruciali per affrontare contesti lavorativi dinamici e complessi.

    Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, circa il 37% dei lavoratori globali dovrà aggiornare le proprie competenze in ottica di upskilling e reskilling, per mantenere il proprio posto di lavoro entro il 2030.

    Basandomi su questi dati, ho creato il percorso formativo all’interno del corso ‘AI generativa: innovazione e ottimizzazione dei processi organizzativi‘, organizzato da CNC Regione Lombardia e co-condotto con Vivaldo Moscatelli, esperto di Intelligenza artificiale.

    La mia esperienza formativa

    L’esperienza formativa per il settore sanità, concluso a dicembre 2025, è stato un percorso sfidante e mi ha coinvolta emotivamente, dovendo trasmettere competenze e passione su temi come le tecnologie immersive e i mondi immersivi a professionisti/e della sanità esclusivamente con formazione sincrona online. Ho trovato una grande passione e desiderio di apprendere e di mettersi in gioco nei gruppi coinvolti (120 persone divise in 2 edizioni).

    La preparazione

    La preparazione è fondamentale per andare a soddisfare le esigenze formative dei discenti. Non mi sono limitata a formazione di base, ma ho cercato paper scientifici, articoli a supporto, esperienze internazionali utili per far comprendere le applicazioni pratiche. Ho selezionato e scelto con cura casi studio italiani e stranieri e registrato esperienze con il visore o da desktop e scaricato spezzoni di video tratti da YouTube o pubblicati in LinkedIn. 

    Quali sono gli step successivi della preparazione? Terminata la ricerca delle fonti e documenti aggiornati si definisce quindi passo passo la microprogettazione e quindi si creano e/o adattano le slide di base alla formazione specifica, focalizzandosi sulle personas. Sì, si torna comunque sempre al ‘vecchio’ marketing per riuscire ad essere efficaci anche nella formazione. Il primo passo è, con un giro di tavolo virtuale, capire se i partecipanti abbiano già avuto esperienze in campo XR e definire quali e in che ambito.

    Volendo far esercitare i discenti su piattaforme come ThingLink, ho preparato un tutorial, un piccolo manuale per guidare passo passo dalla registrazione alla creazione del tour e del QR code e fare fruire il percorso facilmente. Ho predisposto anche un ambiente immersivo nella piattaforma Spatial per far accedere i partecipanti e far esperire la ‘presence’.

    La sessione formativa

    Se la formazione è sincrona online l’obiettivo è quello di coinvolgere e fare intervenire i partecipanti con l’utilizzo di piattaforme come Mentimeter o altro. Si fanno aprire i microfoni e si favorisce la discussione o la fase Q&A. 

    Si creano anche momenti di laboratorio vero e proprio in cui i partecipanti sono invitati a ‘mettere le mani’ ed a esercitarsi. Si supportano i meno esperti di tecnologia, proponendo anche momenti successivi one to one. 

    Trattandosi di piattaforme non largamente conosciute in campo sanitario si portano molti casi studio, come ad esempio l’utilizzo nella riabilitazione, l’impiego di VR o AR in corsi universitari italiani o esteri, l’applicazione in percorsi all’interno di strutture ospedaliere, ecc. 

    Per fare comprendere la creazione di un tour interattivo si è creato un prototipo da discutere in aula e da esaminare come percorso fruibile da smartphone tramite QR code. 

    Si è creato anche un ambiente immersivo come uno studio medico nella piattaforma Spatial per far fare esperienza diretta ai partecipanti. Si è entrati insieme nel mondo e appreso come muoversi ed interagire. Per comprendere le opportunità offerte dalla tecnologia si è visitato anche l’Ospedale di Cagliari, presente nel metaverso da qualche anno.

    Il tutoraggio

    La fase di tutoraggio è stata fondamentale e ha dato grandi soddisfazioni, per l’interesse e passione dimostrati dai gruppi creati autonomamente dai discenti in base ai loro desideri di sviluppo del project work finale. In molti casi sono stati esaminati e creati progetti calati nella realtà lavorativa di alcuni partecipanti, per cui si è compresa l’effettiva efficacia dell’unione delle tecnologie AI e XR.

    Collegamenti live con i gruppi di lavoro o consigli/risposte sono stati effettuati su Discord in area appositamente creata per il corso. Nella stessa sezione sono stati forniti articoli, documenti, materiali utili alla formazione e alla creazione del project work. 

    I takeaways della formazione

    Che cosa ho appreso da quest’esperienza? Si trattava di un contesto diverso da quelli dove normalmente tengo sessioni formative su XR e mondi immersivi, per cui ho cercato di comprendere le esigenze e rendere molto pratica l’erogazione.

    Il supporto di uno o più tutor durante la progettazione di un project work è la soluzione vincente per accompagnare in modo efficace l’apprendimento degli adulti e rendere più coinvolgente la partecipazione.

    L’unione dell’AI e dell’XR nella fase di studio e di realizzazione è risultata molto efficace, perché ha permesso di migliorare le competenze e comprendere appieno le potenzialità.

    Volete sapere di più di quest’esperienza e dei progetti futuri? Contattatemi sul mio profilo LinkedIn al link o venite al Learning More Festival a Modena il 21 febbraio (dalle 09:30 alle 10:30) al Complesso di Sant’Eufemia.

    Sul tema AI e tecnologie è in fase d’iscrizione un corso di specializzazione organizzato dall’Università di Parma dal titolo: “Orientarsi nell’ecosistema sanitario con l’Intelligenza Artificiale: mindset e partnership”. Per informazioni ed iscrizioni è necessario contattare : simone.fanelli@unipr.it.

    Cogliete l’opportunità di formarvi per dominare le tecnologie e comprenderne le applicazioni utili al vostro contesto lavorativo. Il lifelonglearning è diventato un must in questi scenari complessi e deve aiutarci a rispondere alle sfide future del mercato del lavoro.