2039: accendere e condividere storie

Ho deciso di partecipare alla performance immersiva Eutopia Dystopia “Your past belongs to them now” dell’artista danese Inga Gerner Nielsen ambientata nel 2039 e proposta dall’associazione culturale Twitteratura al Polo del ‘900 di Torino. Un tweet mi ha incuriosita e, da appassionata di narrazione, non ho saputo resistere.

Eutopia Dystopia è un progetto biennale realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del “Bando CivICa, progetti di Cultura e Innovazione Civica”. L’evento ha aperto venerdì 22 novembre alle 11:00 e, con sessioni ogni trenta minuti, è durato fino a domenica 24 novembre.

Faccio parte del primo gruppo che vive quest’esperienza e vengo accolta con altre quattro persone da due giovani che ci spiegano il senso della performance, le dinamiche e come poter interagire.

Siamo nel 2039 e uno shock energetico ha reso impossibile usufruire della tecnologia, l’energia elettrica è fruibile a intermittenza e non si riesce più ad accedere al patrimonio culturale e agli strumenti digitali. Siamo un gruppo di giovani che hanno deciso di creare un movimento di resistenza per ricostruire la memoria collettiva attraverso oggetti e le storie dei singoli, ricordi di vita quotidiana.

<<Verrete accompagnati da un performer, non potrete utilizzare il cellulare o altra tecnologia perché nel 2039 non disponiamo più di nulla>>, ci avvertono.

La performance inizia vicino alle scale attigue all’area didattica del Polo del ‘900 in lingua inglese per poi proseguire in italiano. I performer sono seduti e sdraiati sui gradini e Inga, leggendo una sorta di manifesto, ci introduce a questa realtà parallela. Si susseguono più momenti con perfomer diversi che ci accolgono e accompagnano in questo viaggio.

Ogni performer sceglie un partecipante. Una ragazza mi invita a camminare in coppia nel corridoio verso l’entrata avvolte e nascoste tra 2 veli leggeri che rendono la vista un po’ offuscata. Durante la passeggiata mi fa notare elementi presenti nell’ambiente circostante. Ogni frase inizia con una domanda: ‘ricordi quando…‘. Si sofferma, ad esempio, sul ticchettio delle dita sulla tastiera del pc, sulle luci a led del corridoio, sui rumori delle voci o degli oggetti spostati all’improvviso e così via. Non devo interagire, ma solo ascoltare e concentrarmi sui ricordi.

Foto dalla pagina Facebook di Twitteratura

Torniamo al punto di partenza dove mi accoglie un’altra performer che mi accompagna sulle scale dove è stato posizionato un telo bianco in stoffa leggera e trasparente che cade libero verso il piano sottostante. Mi chiede se può bendarmi e mi guida, scendendo pochi gradini, verso il telo che è bloccato ad un’estremità da un bastone in legno. Mi invita ad accarezzare il tessuto, ad avvolgerlo sul bastone e a far affiorare i ricordi.

Ecco il primo ricordo: Al tatto la trama mi riporta all’infanzia quando mia nonna, appassionata di cucito, confezionava per sé e per mia madre delle camicette in seta. Non era la sua professione, ma il suo hobby.

Mi pone delle domande per capire meglio e, mentre sono ancora bendata, mi invita a sedermi vicino a lei sui gradini dove cerca di sintetizzare il ricordo che le ho narrato. Finito questo momento di condivisione, mi accompagna nella sala didattica e mi chiede se può consegnare le frasi da lei composte a due ragazze che stanno battendo i testi su macchine da scrivere d’epoca, la Lettera 44 Olivetti.

Mi affida allora ad un’altra performer che mi accompagna vicino ad una nicchia della stanza dove sono posizionati alcuni oggetti. Mi invita a sceglierne uno e a spiegare la mia scelta in base ai ricordi che affiorano alla mia mente. Scelgo un mini ventilatore portatile. Quali ricordi mi suscita?

Ci spostiamo verso una nicchia della stanza, vicino ad una finestra e ci sediamo su cuscini, schiena contro schiena. Mi pone alcune domande per far riaffiorare i ricordi: dove ti trovi? che cosa vedi intorno a te? quali odori senti?

Ecco il secondo ricordo: Ho sei, sette anni d’età e mi trovo nella casa di campagna dei nonni. È estate e fa caldo. Sono nel mio letto per il sonnellino pomeridiano, ma non ho voglia di dormire. Fa caldo e le pale del ventilatore nella cameretta muovono l’aria. Ripercorro con lo sguardo la casa: il cancello di legno verde, l’entrata nel portico che divide il piano terra con la cucina a sinistra e il salotto a destra, dove si affaccia una scala che porta al piano superiore e alle camere da letto. Il portico si apre in un bel giardino con rose rampicanti e una parte terrazzata ricca di piante da frutto ed erbe aromatiche. Sento il profumo di legno bruciato nel camino e di erba bagnata in un giorno di pioggia.

Ecco il terzo ricordo: È piena estate e corro per i prati e gioco con gli altri bambini. Fa caldo, sento il sole sulla pelle.

Terminato il racconto la performer scrive brevi note e mi chiede il permesso di farle battere a macchina. Il foglio dei miei ricordi verrà posizionato a terra al centro della stanza dove si trovano oggetti e recipienti pieni di liquidi, simboli che Inga spiega ad un altro partecipante.

Ora la mia storia non mi appartiene più, ma diventa un elemento di un racconto collettivo, come dice il titolo dell’evento: Your past belongs to them now.

L’esperienza non si esaurisce nella performance, ma continua anche sull’applicazione Betwyll (su App Store e su Google Play) dove si possono trovare una selezione di testi e nel ‘Benvenuti nel 2039‘ il Manifesto del movimento di Resistenza che ci ha accompagnato lungo il percorso al Polo del ‘900.

Per approfondire potete leggere l’intervista a Inga Gerner Nielsen sul sito dell’associazione culturale Twitteratura.

Le fotografie sono tratte dalla pagina Facebook di Twitteratura.

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