Storie in social VR: Alfredo Peluso

Le storie in social VR incontrano Afredo Peluso, aka ‘alfryalfa’. Chi si cela dietro al suo avatar? Scoprirete a poco a poco il suo personaggio come ho fatto io in questi ultimi due anni, frequentando gli incontri di Pyramid Cafè e le serate cinema nel mondo da lui creato. Ho avuto l’occasione di conoscere molte persone che lavorano ed interagiscono nei mondi immersivi che non sono tecnici, nerd e gamer.

Curiosi ed appassionati che affiancano al loro lavoro di tutti i giorni il desiderio di ampliare le loro competenze, di esplorare nuovi mondi, anzi di costruirli a loro immagine e somiglianza. Un universo in cammino verso il lifelong learning e il metaverso.

Chi è Alfredo Peluso

Alfredo Peluso si definisce un ‘patito di tecnologia’. In realtà nasce come geometra e lavora alle Poste Italiane, ma, accanto al suo lavoro ufficiale, si dedica con competenza alla costruzione di mondi in social VR che realizza con grande passione e fantasia.

La storia di Alfredo

Scopriamo insieme com’è nato l’amore di Alfredo per la realtà virtuale e il social VR. L’ho intervistato per voi.

Alfredo alla sua scrivania

Quando sei entrato nella social VR? Raccontaci i primi momenti e le motivazioni che ti hanno convinto

Il mio primo approccio in VR risale al 2016. Avvenne per caso in una concessionaria “Mini” dove mi fu regalato un cardboard (contenitore di cartone con due lenti dove s’inseriva lo smartphone per poterlo utilizzare). La prima app Android che installai era una simulazione di montagne russe a 360°, dopodichè passai a dei visori in plastica rigida sempre per smartphone, sperimentando altre mini app fino ad acquistare nel 2019 l’Oculus Go e infine l’attuale Quest 2 che hanno alzato di molto l’asticella.

I primi visori

Il motivo che mi ha convinto ad entrare nel mondo del VR fin dal principio è stata quella sensazione di benessere e di distacco provvisorio dal mondo reale che ogni tanto serve per non pensare alle cose brutte che succedono al di fuori.

Perché hai scelto il nickname ‘alfryalfa’?

Mi fu dato il nickname “alfryalfa” da amici molto prima del VR, poichè sin da piccolo ero una specie d’inventore e modificavo qualsiasi cosa sia a livello elettronico che meccanico e quindi unirono il mio nome “accorciato” alla parola “alfa”. A parer loro ero e sono tutt’ora l’alfa delle modifiche, quando in realtà sono un normalissimo e umilissimo Alfredo 🙂

Qual è la tua attività principale e come pensi che le esperienze in VR possano essere utili?

Utilizzo la VR principalmente per app social , soprattutto con “AltspaceVR” che, oltre avermi fatto conoscere tante belle persone inclusa te, Francesco Spadafina, Petra Skachova, Enrico Ciliberti e molti altri (non è una sviolinata), mi ha ispirato a creare per la prima volta dei mondi in 3D con l’intento di avere dei punti fissi di ritrovo .

Uno fra tutti il Cinema che nel periodo di lockdown credo sia stato molto utile per far sentire la gente meno sola.

Al cinema in AltspaceVR

Faccio anche altri utilizzi come, ad esempio, visitare dei luoghi virtualmente prima di intraprendere dei viaggi (con Wander) e fare un pò di allenamento con app e giochi sportivi (Beat Saber, Ping pong, Fit xr, The climb, Boxe, ecc.).

L’utilità che spero prevalga oltre a quella social è nel campo lavorativo. Mi aspetto che nel prossimo step tecnologico si possa lavorare anche con dei robot comandati a distanza in modo che la pazienza del robot rimane invariata versoqualsiasi tipo di umano gli capiti di fronte (questo è più che altro un mio desiderio dato che lavoro in ufficio postale ahah).

Come riuscire a coinvolgere i giovani ad entrare in social VR ed ad adottare la VR non solo in ottica gaming? Pensiamo ai concerti, alla creazione di mondi per il business, ecc.

Per coinvolgere più giovani (e non solo) al mondo VR tenderei a pubblicizzarlo di più sia in Tv che su Internet in generale, ma soprattutto tramite dei locali dedicati sparsi in tutte le regioni. Credo che con l’esperienza in prima persona i visori si diffonderebbero dappertutto in un attimo.

La creazione di eventi in diretta tipo concerti, partite, cinema dove una persona non può andarci fisicamente secondo me attirerebbe di molto la loro attenzione.

Ormai sei diventato un esperto nella creazone di mondi in Altspace VR. E’ la piattaforma che preferisci e hai avuto esperienze anche in altre come Mozilla Hubs, ecc?

Prima di Altspace VR ho utilizzato Rec Room e VRChat (a mio parere più per adolescenti) e Horizon Venus (app di eventi un pò statica e limitata). Al momento, in attesa di vedere Horizon Worlds la mia favorita rimane Altspace sia per la varietà di mondi da visitare e sia per la gente (più matura) che ne fa utilizzo.

Quale dei tuoi mondi creati di recente preferisci e perché?

Il mondo che preferisco di più tra quelli che ho fatto è il “mega campfire with traslator” iniziato due mesi fa nel giorno in cui è venuto a mancare un mio caro zio, una specie di paradiso dedicato a lui dove, dopo ore ed ore di lavoro, son riuscito a mettere la sua immagine trasparente tra le stelle.

Grazie a quest’illusione chiamata Vr per lo meno posso andarlo a trovare quasi ogni sera. A parte questo lato (un pò personale) ha una funzione sperimentale molto utile per abbattere le barriere linguistiche, cioè un traduttore con didascalie in tempo reale che in pochissimo tempo ha attratto quasi 4000 persone e ne conta quasi 300 che lo hanno salvato tra i preferiti. Spero tanto che questa funzione si diffonda in tutti i mondi e in tutte le app social così che saremo tutti dello stesso mondo.

Alfredo in una serata AltspaceVr
Alfredo con alcuni della community Meta Oculus Community Italy

Quali sviluppi potrà avere il metaverso a tuo parere? Se ne parla molto, ma in realtà si dice tutto e il contrario di tutto.

Secondo me il metaverso può avere dei risvolti positivi solo se viene ben strutturato e regolato per creare soprattutto posti di lavoro e rendere gli stessi più divertenti da svolgere e quindi più rimunerativi. Son fiducioso solo per questo aspetto e un pò meno per gli altri, perché la VR è un di più che non sostituisce e non dovrà mai sostituire la realtà.

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