Intervista a Christina Zacher

Intervista a Christina Zacher della Zacher Cappellaio di San Candido

Ho conosciuto la storica bottega Zacher per una combinazione fortunata: ero a San Candido per lavoro e, vagando per la cittadina alla ricerca di emozioni, ho notato un casa di color giallo ocra con un’insegna che mi ha immediatamente rapita: Zacher Cappellaio. Mi sono messa a sognare di Bianconiglio, del Cappellaio Matto e sono entrata nel mondo fantastico di Alice nel Paese delle meraviglie.

Ricordate il personaggio The Mad Hatter inventato da Lewis Carroll e apparso per la prima volta nel 1865? La storia della bottega e soprattutto del marchio Haunold risale a molti secoli prima, addirittura al 1560.

Entrata nella bottega che è attigua allo storico laboratorio sono stata accolta da Christina Zacher e da subito mi sono innamorata della loro storia. Non ho resistito e ho deciso d’intervistarla per voi.

Quando è nato il laboratorio e qual era la produzione? Era una produzione tipica della vallata di San Candido o il capostipite della famiglia Haunold ha avviato per primo questa lavorazione?

La produzione di feltri di lana una volta era abbastanza diffusa, sia nelle zone alpine che nella pianura, ma proprio nell’Alta Val Pusteria, specialmente a Sesto, c’era un centro importate di Cappellai e produttori di feltri.

La nostra famiglia ha adattato ed interpretato le tradizioni e lavorazioni antiche per sviluppare proprio questo tipo di pantofola tutta in lana con la suola grossa infeltrita.

Attenzione, non siamo la famiglia Haunold, ma la famiglia Zacher che produce i prodotti Haunold (nostro storico marchio sotto il quale rivendiamo i nostri prodotti)

 

Ho letto che il feltro è lana cardata di pecora, ma si può utilizzare anche pelo di lepre, coniglio, capra e addirittura cammello. Quale tipo di lana utilizzate? Lana di animali allevati in Italia? 

Noi usiamo esclusivamente 100% pura lana vergine di pecora (non ci sono altre aggiunte). Le nostre lane arrivano o dal Tirolo (in Pusteria abbiamo poche pecore, compriamo tanta lana dalla Val Venosta e dalla Valle di Senales. Provate a vedere su https://www.youtube.com/watch?v=XZwjo3n2r8s Vallelunga e https://www.youtube.com/watch?v=E2nLKuMsBkQ  Minuto 11,20 ca. valle di Senales e nostra produzione

Quanto è variata la produzione dal passato? 

Il concetto è rimasto invariato; usiamo ancora una macchina storica (il cosiddetto follone che nostro bisnonno ha comperato nel lontano 1901).

Ricorda aneddoti legati alla bottega?

Anche troppi da raccontare…

Ho notato due marchi Zacher e Haunold, qual è nato prima e come si differenziano?

È nato prima il marchio Haunold (nome tedesco della Rocca dei Baranci, le montagne che caratterizzano San Candido) lo hanno sviluppato intorno al 1960. Vendiamo i nostri prodotti (che sono anche destinati alla rivendita) sotto quel nome.

Il marchio Zacher è più recente e si riferisce al nostro negozio dove uno trova la vendita diretta dei prodotti Haunold (che produciamo sempre noi), articoli che facciamo fare in delle piccole.  Bottege e diversi oggetti in feltro che produciamo noi e che si possono avere esclusivamente nel nostro negozio

 Qual è la vostra produzione attuale? 

Produciamo feltri follati artigianali, in pura lana dai quali facciamo pantofole in feltro, suole, svuotatasche, copri panche, oggetti per la casa, diverse custodie, ecc.

Ora una domanda sul Cappellaio ‘matto’, perché si definiva così?

Non il cappellaio stesso si definisce cosi ma è un fatto storico che tanti cappellai (che facevano feltri in pelo di lepre) andavano fuori testa perché trattavano i peli con il mercurio.

Incuriosita dalla storia del feltro ho approfondito su Wikipedia e scoperto anche che:

Nella leggenda l’invenzione del feltro viene attribuita a san Giacomo apostolo, fratello di san Giovanni evangelista. Il santo, che era un pescatore, mal sopportava le conseguenze dei lunghi spostamenti, che allora venivano fatti a piedi, richiesti dall’opera di predicazione.

Per proteggere le piante dei piedi provò ad imbottire i sandali coi batuffoli di lana che le pecore, nel pascolare, lasciavano attaccati ai cespugli spinosi. Si accorse che lo strato di lana pressato dal suo peso e bagnato dal sudore si induriva e trasformava in una falda compatta. Da qui l’invenzione del feltro. 

Le prime corporazioni di cappellai lo consideravano il loro protettore; nell’iconografia san Giacomo è rappresentato come un pellegrino che porta in testa un cappello a larghe tese, ovviamente di feltro, ornato con una conchiglia.

‘E’ verissimo, infatti, anche mio nipote si chiama Giacomo.  Il suo onomastico è il 25 luglio’ – mi racconta Christina.

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