Incontro con Gino d’Luiset

Nella ricerca di botteghe storiche ho conosciuto Luigi Casetta detto Gino d’Luiset, titolare insieme ai figli dell’Agrisalumeria Luiset di Ferrere (AT). La storia parte da Torino e più precisamente dal negozio di via Principe Amedeo, ma dopo una prima visita ho preso contatto con l’azienda nella provincia di Asti dove sono stata accolta dal sig. Luigi.

Con il sorriso mi ha accompagnato alla scoperta dell’azienda dal bosco dove vengono allevati i suini allo stato brado, al piccolo macello dove lavorano gli animali, ma anche per conto terzi, alla produzione di prodotti tipici piemontesi come il salame cotto, ma anche il prosciutto crudo, il cotto, il salame, ecc.

La sua storia mi ha incuriosito e si può riassumere in tre parole chiave: coraggio, determinazione e competenza. Ma partiamo dall’inizio: una famiglia di allevatori da sempre specializzati in bovini, ma anche coltivatori con vigne e terreni agricoli.

Nelle campagne si diceva che per sopravvivere bisogna avere un pò di tutto, dal vigneto all’allevamento

Già il nonno e il padre avevano terreni fino al confine di Alba dove si occupavano dell’allevamento di bovini e gestione della terra. A 18 anni Gino andava nei campi con il piccolo trattore e un giorno, viaggiando sulla sua 500 fiammante, decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua professione: lascia l’attività di famiglia per andare a lavorare in salumificio vicino a casa.

‘Il mestiere bisogna rubarlo!’ afferma con decisione. Ha lavorato come operaio per almeno 20 anni, andando a macellare presso altri allevamenti.

A 40 anni ha cambiato nuovamente la sua vita e si è messo in proprio con un pizzico di coraggio imprenditoriale, avviando un’azienda agricola specializzata nell’allevamento dei suini  – dall’allevamento fino alla produzione. Nel paese di Ferrere di 1500 persone era il quinto salumiere; un mestiere tipico del territorio.

Era un’azienda agricola dal produttore al consumatore e proponeva i suoi prodotti in 2 mercati settimanali nella provincia per farsi conoscere fuori zona ed ampliare la clientela. ‘Dall’autonegozio siamo passati ad aprire un negozio fisico ad Alba e poi a Torino‘ mi informa Gino con orgoglio. Il negozio di Alba è ormai una realtà consolidata da più di 15 anni e quello ubicato in centro a Torino almeno una decina.

L’azienda a Ferrere nasce circa 5 anni fa ed è dotata delle ultime tecnologie quali, sistemi per il recupero dell’acqua calda per i motori, il fotovoltaico per l’energia, fitodepurazione per le acque reflue, etc.

‘Siamo andati presso altre aziende a studiare e abbiamo cercato di rispettare la tradizione utilizzando le tecnologie più avanzate con un occhio all’ambiente’  – precisa Gino.

Anche l’allevamento rispetta gli animali che vengono seguiti nella crescita fino alla macellazione e produzione.

I suini sono incroci con la senese (non esiste più una razza autoctona ad esempio quella Cavour, anche se si sta studiando all’università di Torino la possibilità di ricrearla grazie agli incroci) vengono allevati parte allo stato brado nei boschi e parte in stalle. In stalla crescono più velocemente, ma hanno una carne meno consistente a differenza degli animali allevati nei boschi che hanno carne più asciutta e gustosa, soda.

Gino mi fornisce dei parametri che non conoscevo in merito al peso dei suini ed all’età: 170-200 kg in Italia per Parma 9 mesi come minimo mentre estero 140 kg maiale di solo 6 -7 mesi.

Nella loro azienda tutti i suini superano l’anno d’età sia che siano allevati in stalla sia allo stato brado. ‘Sono 15 anni che abbiamo studiato mangime che non faccia crescere troppo velocemente. Una ricetta segreta – fiocchi di fave al posto della soia. La differenza si nota dal gusto. Provare per credere!‘- mi confessa Gino.

La stagionatura è un momento importante ed avviene in cantina come una volta. Vedo appese cosce di grandi dimensioni che appartenevano a scrofe di 3 quintali, cosce che devono stagionare ben 3 anni per raggiungere l’eccellenza. ‘Tutti i prosciutti crudi devono stagionare almeno 2 anni. Un lavoro di grande maestria’. Una produzione tipica della zona è il salame cotto che deve cuocere una notte intera, un prodotto che sta per ottenere Igp.

Il nome dell’azienda m’incuriosisce, ma è presto svelato il mistero: Luiset deriva da Luigi  e più precisamente Luigi Casetta, il nostro protagonista.

Il nome Luigi deriva dal nonno di mio nonno, perché in Piemonte era tradizione che il primogenito ereditasse il nome del nonno

A San Ricco di Montà il cognome Casetta era molto frequente così come il nome di battesimo Luigi. Ai tempi c’erano ben 3 Luigi tanto che il parroco intervenne per consigliare tre ‘stranomi’ , ossia soprannomi per differenziare i bambini battezzati.

La storia di Gino prosegue con i figli che seguono le orme paterne, unendo la tradizione alla tecnologia nel rispetto della natura. La stessa passione che caratterizza tante aziende e botteghe storiche italiane riscoperte dalle nuove generazioni.

 

One thought on “Incontro con Gino d’Luiset

  • Reply silvia camnasio luglio 9, 2017 at 6:30 am

    Una storia bellissima che potrebbe ispirare tanti ragazzi a dedicarsi alla vita in campagna, valorizzando il proprio territorio e le proprie tradizioni, con un occhio al proprio futuro. Ti adotto subito Simonetta, grazie, per questa testimonianza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi